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Il ritorno del lupo

COSTUME E SOCIETÀ – Sarà che siamo in provincia di Verona e che per certi versi si tratta di una storia d’amore, ma lei si chiama Giulietta. È una lupa italica, ed era stata vista più volte aggirarsi per i monti della Lessinia in compagnia di Slavc, un lupo sloveno che i ricercatori dell’Università di Ljubljana – grazie a un radiocollare – seguono fin dalla nascita.

Slavc ha lasciato la Slovenia nel luglio 2011, probabilmente in cerca di nuovi territori, e forse di una compagna. E a quanto pare l’ha trovata in Italia. Sui monti Lessini, il lupo era assente da oltre 130 anni, quindi la notizia ha entusiasmato studiosi e appassionati naturalisti.

Tuttavia lo scorso 12 agosto è stato rinvenuto il cadavere di una lupa, probabilmente avvelenata. Potrebbe trattarsi proprio di Giulietta.

La diciottesima edizione del Film Festival della Lessinia, svoltosi a Bosco Chiesanuova (VR) dal 18 al 26 agosto, era dedicata proprio al lupo. Si è parlato di questo animale in numerosi incontri, dibattiti, tavole rotonde e seminari per bambini.

Bosco Chiesanuova, a millecento metri di quota, è il posto giusto dove cercare spunti di riflessione in un’estate infuocata. Le montagne sono a due passi, e il sottotiolo del festival è “Vita, storia e tradizioni in montagna”.

Quest’anno, tuttavia, non vi respirava solo aria di cime. Accanto alle storie di montagna – con inquadrature di neve, ghiaccio, pareti, profili affilati, fiumi impetuosi – sullo schermo sono scorse vite vissute in territori lontani. Le storie degli uomini, delle donne e degli animali che li abitano, e di chi prova a raccontarli.

È la ruralità, forse, più che la montagna, il vero tema di questo bel festival.

Ne parliamo col direttore artistico, l’attore e regista Alessandro Anderloni. Sorseggiamo un mojito seduti a un tavolino in Piazza del Festival, davanti al Teatro Vittoria. Intorno a noi c’è un brulicare di persone: registi, sceneggiatori, operatori, fotografi, pubblico, provenienti da tutta Europa.

“Credo che il festival vada trovando gradualmente una sua identità”, dice Anderloni. “La parola ‘montagna’ comincia a starci stretta: non rende giustizia all’impostazione di questo festival, che di anno in anno va connotandosi in modo più chiaro”.

Lo abbiamo notato. Qui infatti approdano storie che narrano di uomini e donne, dei territori rurali che abitano, delle difficoltà e delle contraddizioni di vivere oggi in quei contesti. La televisione, il cinema, le strade, le merci e il mercato si espandono inesorabilmente, penetrano in territori isolati solo fino a qualche anno fa. Li stanno cambiando, li cambieranno per sempre. Il festival di Bosco Chiesanuova dà spazio a chi vuole e sa raccontare questo cambiamento in atto. Il che non ha niente (o poco) a che vedere con la conquista di una cima, con la montagna vissuta come avventura. Qui si fa un narrare che non punta alla meta ma racconta il viaggio mentre esso si svolge.

In questo senso, guardacaso proprio in occasione della sua diciottesima edizione, il Film Festival della Lessinia diventa maggiorenne.

“È proprio così”, commenta Anderloni. “All’inizio eravamo in conflitto con l’altro festival, quello di Trento, anch’esso dedicato alla montagna. Ma pian piano noi stiamo trovando un’identità diversa, un approccio che ci piace nettamente di più. Forse è giunto il momento che il nome stesso, Festival della Lessinia, diventi autosufficiente, non abbia più bisogno di un sottotitolo esplicativo. Per dieci sere abbiamo proiettato lungometraggi che raccontano storie di pastori, di città, di valli. Sullo sfondo c’è sempre la vita rurale con le sue difficoltà e le sue contraddizioni, e questo al pubblico piace. Abbiamo registrato ogni giorno il tutto esaurito, e per chi organizza un festival questa è la più grande soddisfazione”.

Intanto il mojito è quasi finito. Fa caldo anche qui in montagna, ma l’osteria approntata dagli ottanta volontari dello staff è un’isola felice. Si chiacchiera, si sfogliano libri, ci si scambia foto, racconti, sogni che potrebbero diventare progetti. Lasciamo Alessandro Anderloni ai suoi impegni pomeridiani.

Sullo schermo del festival sono passati molti film interessanti, alcuni dei quali avvincenti, altri teneri, altri ancora commoventi. Ventuno quelli in concorso, sottoposti alla valutazione di una giuria internazionale, composta da Gilles Chappaz, Marco Albino Ferrari, Barbara Koren-Tauscher, Edoardo Winspeare e Grzegorz Zariczny.

La Lessinia d’Oro, primo premio, è stata assegnata al film norvegese Vinterlys (25’, Norvegia, 2011) di Skule Eriksen. Alla brava lituana Egle Vertelyte, regista di Ub Lama (52’, Regno Unito, Lituania, 2011), è andata la Lessinia d’Argento.

Per l’elenco degli altri riconoscimenti rimandiamo al sito ufficiale del festival. Segnaliamo però il bellissimo La nuit nomade (90’, Francia, 2012), lungometraggio di Marianne Chaud, che narra la difficoltà dei pastori del Ladakh di continuare a vivere nelle loro valli. E il bel corto di animazione Gypaetus helveticus (7’, Svizzera, 2011), col quale Marcel Barelli racconta il difficile ritorno di questo uccello in Svizzera. L’italiana Valentina De Marchi si è fatta notare col suo Compagno orso (34’, Italia, 2012): attraverso immagini amatoriali girate da un pastore documentata la presenza di svariati esemplari di orso in una valle delle Alpi.

Segnaliamo infine due film poco apprezzati al festival. Il primo è Dulce (14’, Spagna, 2011), sentimentale corto di Iván Ruiz Flores. È disponibile in versione integrale su Vimeo. Il secondo è Out of Thin Air (49’, India, 2009), di Samreen Farooqui e Shabani Hassanwalia: nella città di Leh è nata un’industria cinematografica che, con risorse quasi nulle, imita le grandi produzioni di Bollywood. Coinvolge gli abitanti stessi della città, persone che nel quotidiano conducono vite normali: tassisti, falegnami, autisti, insegnati, casalinghe, monaci. Il film offre uno squarcio inedito di un paese bellissimo come il Ladakh. Lo racconta senza cartoline, senza linguaggi compiacenti o compiaciuti, ma con uno sguardo fresco e apparentemente amatoriale per un film che parla di film. Ambientati in montagna.

Per saperne di più:

http://www.filmfestivallessinia.it

Crediti immagine: Film Festival della Lessinia

Natalino Russo
Laureato in Scienze Naturali, è giornalista e fotografo. Oltre a OggiScienza, collabora con editori e riviste di viaggio, tra cui Touring e PleinAir. Tra i libri pubblicati, «Il respiro delle grotte» e «Nel mezzo del Cammino di Santiago» (Ediciclo). Il suo sito è www.natalinorusso.it

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