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Rifiuti pericolosi in movimento

Crediti immagine: Laura Pulici

AMBIENTE – Dal 2001 al 2009, le esportazioni legali di rifiuti pericolosi (infiammabili, tossici o corrosivi) in Europa sono aumentate del 131%, le importazioni del 197%, mentre la produzione è cresciuta del 28%. Secondo il rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, che ha monitorato le rotte legali dei rifiuti, la maggior parte di quelli pericolosi resta dentro i confini europei, finendo soprattutto in Germania e nei Paesi Bassi, che sono tra i maggiori importatori con, rispettivamente, 3 milioni e 2,8 milioni di tonnellate, seguiti dai Paesi Bassi e dall’Italia.
Le rotte di questi rifiuti sono una diretta conseguenza della normativa europea che, oltre a vietare il trasferimento di rifiuti pericolosi in Paesi che non appartengono all’Ocse, prevede che siano trattati in impianti specializzati, presenti solo in alcuni Paesi. La maggior parte dei rifiuti pericolosi, infatti, viene riciclata o utilizzata come combustibile (73%). Solo una piccola frazione finisce in discarica.
Oltre ai movimenti legali di rifiuti, sono cresciuti, però, anche i traffici illegali, soprattutto legati ai rifiuti RAEE. Sempre più spesso i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono spediti fuori dall’Unione Europea verso l’Africa occidentale e l’Asia, classificandoli come “beni usati”. Un escamotage per smaltirli in modo più economico, con trattamenti svolti in assenza di misure di sicurezza, che possono creare problemi sia alla salute delle popolazioni locali, sia all’ambiente.

Crediti immagine: Laura Pulici

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