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LIBRI – Storia e storie di Barbara McClintock

CULTURA – Tre parole: pannocchie da Nobel. È il titolo del libro pubblicato lo scorso settembre da Editoriale Scienza e che racconta la vita della genetista americana Barbara McClintock: la prima donna a vincere il premio Nobel per la medicina senza dividerlo con un uomo.

Scritto dalla giornalista scientifica Cristiana Pulcinelli, “Pannocchie da Nobel, Storia e storie di Barbara McClintock” fa parte di una collana interamente dedicata alle donne nella scienza; una serie di libri che si rivolge alle ragazze e che racconta la vita di grandi scienziate, con i problemi e le gioie di essere donne che lavorano per la scienza: una collana che parla alle più giovani e che offre “uno stimolo e un modello in cui riconoscersi”.

Il libro racconta la storia della scienziata americana, da un’infanzia fuori dall’ordinario fino agli studi universitari e alla sua carriera di ricercatrice. Nonostante le donne non potessero ancora iscriversi al dipartimento di riproduzione vegetale, quello che si occupava della genetica, riuscì comunque a studiare ciò che la appassionava e ad occuparsi delle sue piante di mais, utili per studiare l’ereditarietà e la trasmissione dei geni. È proprio tramite gli studi sul mais che Barbara McClintock si accorse di alcuni schemi nella distribuzione dei colori dei chicchi e delle foglie di mais e giunse, nel 1944, ad individuare i Trasposoni, dei geni capaci di spostarsi da una posizione all’altra del genoma.

Questa scoperta si discostava molto dall’interpretazione corrente che prevedeva i geni fissi e immobili come perle in una collana. Ci vollero osservazioni di altri scienziati e molti anni prima che la comunità scientifica accettasse questa idea rivoluzionaria. Il riconoscimento finale, il Premio Nobel, le venne infatti assegnato solo nel 1983.

“Ci sono persone che abbracciano un modello in modo totale, ma senza esserne coscienti. – Dice la protagonista del libro attraverso le parole dell’autrice – Le loro conoscenze diventano una prigione che impedisce di guardare alle cose con la mente libera. Il loro modello diceva che il genoma è qualcosa di assolutamente immobile, che i geni non se ne potevano liberamente andare in giro…[…] I miei colleghi dimenticavano che i modelli e le teorie cambiano in continuazione”.

Livia Marin
Dopo la laurea in fisica presso lʼUniversità di Trieste ho ottenuto il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA. Sono direttrice responsabile di OggiScienza dal 2014 e, oltre al giornalismo, mi occupo di editoria scolastica.

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