IL PARCO DELLE BUFALEULISSE

Illusioni ottiche

File:Anti-lipoic acid immunoblot.png

IL PARCO DELLE BUFALE – Il sito Science Fraud è stato costretto a chiudere, con minacce legali e non. Avrebbe diffamato alcuni scienziati nel mettere in dubbio la correttezza di dati e sopratutto di immagini che avevano pubblicato nelle riviste bio-mediche.

La custode spera che sia una censura solo temporanea perché enti pubblici e riviste lamentano da anni la tendenza crescente ad abbellire e riciclare, per così dire, le immagini digitali per far esprimere loro dati incerti o inesistenti. Ma né i primi né le seconde fanno regolarmente pulizia in casa e nonostante le promesse degli editori, le redazioni rispondono di rado a chi segnala loro incongruenze palesi.

Frustrato dalla loro inefficienza, a proprie spese Paul S. Brookes aveva creato nel luglio scorso Science Fraud dove scriveva sotto lo pseudonimo di Frances de Triusce, l’anagramma di Science Fraudster. In un post poi cancellato, ma in parte riprodotto da Retraction Watch, ricordava che insieme a decine di volontari

Nel giro di sei mesi abbiamo documentato oltre 500 immagini problematiche in più di 300 pubblicazioni, per un totale di decine di milioni di dollari in fondi di ricerca indebitamente appropriati.

Risultato: una ventina di articoli già corretti o ritirati e un caso di terapia “alternativa” contro il cancro provata su pazienti in un esperimento clinico, sul quale l’università del Texas ha aperto un’indagine.

Certo, il nome del sito e il linguaggio erano provocatori, ma non più delle domande poste dopo una presentazione a un seminario. Per la custode inoltre, ogni analisi era una lezione su concetti fondamentali (misura, incertezza, significatività ecc.) e sugli scopi e i limiti di un esperimento (strumenti, test, array ecc.). Per gli studenti di biologia, saranno state lezioni ancora più utili.

Ma Rui Curi et al. dell’Università di São Paulo si sono ritenuti diffamati dalla peer-review a puntate  degli improbabili immunoblot riprodotti in  un loro articolo del 2007.  Per primi, hanno incaricato i propri legali di far chiudere Science Fraud se Brookes non ritirava i suoi post e chiedeva umilmente e pubblicamente scusa. Dopo una campagna di email anonimi inviati ai colleghi di Brookes per denunciarne l’attività nel tempo libero, sono riusciti a oscurare il sito.

Però il 28 dicembre sono stati Rui Curi et al. a ritirare il proprio articolo. E Paul Brookes intende continuare le pulizie, con maggiore delicatezza e sotto un titolo più diplomatico. Se avete suggerimenti, la custode li trasmetterà volentieri.

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Immagine: Western blot (Tim Vickers/CC), una delle vittime più frequenti di Photoshop.

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