AMBIENTE

GW: L’influenza delle città

Crediti immagine: Paul BicaAMBIENTE – Le città contano, anche quando si parla di riscaldamento globale (GW). Secondo uno studio su Nature Climate Change, gli agglomerati urbani influenzano il clima a livello locale anche fino a qualche miglialio di chilometri di distanza. L’effetto è complesso perché può portare al riscaldamento di alcune aree e al raffreddamento di altre.

Lo studio, condotto da un gruppo di scienziati dell’Istituto Scripps e altri centri statunitensi, analizza un effetto diverso dal già noto “effetto isola” delle città. Quest’ultimo infatti dipende dal calore assorbito e riemesso da strade, marciapiedi, edifici, ecc. mentre Guang Zhang e colleghi hanno osservato l’influeza della waste energy e cioè l’energia persa direttamente dalle fonti energetiche (motori per il trasporto urbano, caldaie, condizionatori, ecc).

Secondo lo studio il calore extra prodotto dalle fonti urbane, per esempio nel Nord America, può innalzare la temperatura di tutta l’area, in alcuni punti fino a un grado centigrado in più (specialmente durante l’autunno), anche se a livello globale questo effetto è molto mitigato (può cioè causare  un aumento solo fino a 0,01 gradi centigradi).

Questo effetto può spiegare perché in alcune zone urbane si osserva un innalzamento della temperatura maggiore di quello previsto dai modelli. Dunuqe alla porzione di riscaldamento globale dovuto all’emissione di gas serra andrebbe aggiunta anche una porzione di calore, minore ma significativa, direttamente perso dalle fonti energetiche, che andrebbe a creare un effetto “a rete” dai risultati ancora poco prevedibili.

Una delle criticità maggiori di questa influenza è infatti dovuta al fatto che i centri urbani più importanti si trovano sotto zone “sensibili”, e cioè le zone dove la circolazione delle correnti atmosferiche ha normalmente una sorta di “salto” e si formano le correnti a getto. L’extra calore prodotto dalle città, infatti, potrebbe amplificare queste correnti a getto e modificare profondamente l’assetto delle correnti atmosferiche a livello planetario.

Crediti immagine: paul bica, Flickr

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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