IL PARCO DELLE BUFALEULISSE

Nuove generazioni

IL PARCO DELLE BUFALE – Quattro anni fa, due presunti ricercatori del Center for Research in Applied Phrenology (CRAP) dimostravano l’efficacia del programma SCIgen nel produrre articoli apparentemente di informatica. Le riviste scientifiche non ci sarebbero ricascate, pensava la custode. Sbagliava.

Nel 2009 Philip Davis, uno studente dell’Università Cornell, decise di controllare se un predone dell’open access, Bentham Science Publishers,  praticava la peer-review come dichiarato. Insieme a un redattore del New England Journal of Medicine, Kent Anderson, mandò all’Open Information Science Journal un articolo di SCIgen, a firma D. Phillips e A. Kent del CRAP (sta +/- per “sterco”).  L’articolo venne accettato in cambio di 800 dollari da spedire in una casella postale degli Emirati Arabi Uniti. Senza mezzi, gli autori lo ritirarono, ma la loro corrispondenza con la redazione fece il giro delle riviste serie e non.

Secondo la custode, la prima prova di MathGen non era stata altrettanto concludente. L’estate scorsa Nate Eldrege, anche lui della Cornell e autore del programma, scriveva:

Il 3 agosto la prof. Marcie Rathke dell’Università del Nord Dakota meridionale a Hoople sottoponeva ad Advances in Pure Mathematics (APM), una delle belle riviste di Scientific Research Publishing… un tour de force matematico intitolato “Independent, Negative, Canonically Turing Arrows of Equations and Problems in Applied Formal PDE”.

Il sunto era “intrigante”:

Poniamo ρ=A, è possibile estendere isomorphismi? Dimostriamo che D′ è stocasticamente ortogonale e trivialmente affine. In [10], il principale risultato era la costruzione di funzioni di p-Cardano, compattamente di Erdős e di Weyl. Ciò potrebbe gettare una luce importante su una congettura di Conway-d’Alembert.

In una settimana appena, il tour de force era accettato con la richiesta di cinque correzioni e integrazioni da parte di un revisore. La “prof. Rathke” rispondeva:

  1. L’obiezione del revisore è azzeccata; in effetti il sunto non ha alcun nesso con il contenuto dell’articolo.

  2. L’articolo contiene sicuramente una pletora di notazioni matematiche, ma è da sperare che i lettori con una formazione adeguata ne inferiscano il senso (o la sua assenza) dal contesto.

  3. In effetti un articolo matematico contiene abitualmente una dimostrazione del suo risultato principale.  Va ammesso che l’omissione rappresenta un lieve difetto del manoscritto.

  4. L’autrice ritiene che le dimostrazioni fornite per le proposizioni indicate siano interamente sufficienti [sono, rispettivamente, “Questo è ovvio” e “Questo è chiaro”]. Rispetta tuttavia l’opinione del revisore e prenderà in considerazione l’aggiunta di alcuni particolari.

  5. Su questo punto, l’autrice obietta vigorosamente. Il formato LATEX del manoscritto è perfettamente standard e in accordo con la pratica comunemente accetta. Non si può dire lo stesso di quello richiesto da APM che usa Microsoft Word [!].

La professoressa Rathke è lieta di apprendere che ciò nonostante il revisore raccomanda di accettare l’articolo poiché, chiaramente, queste differenze di opinione minori non inficiano in alcun modo la validità e la portata generale dell’articolo.

Purtroppo “l’autrice” non disponeva di fondi di ricerca necessari (500 dollari), si era fermata lì senza dimostrare  che sarebbe bastata “l’aggiunta di alcuni particolari”. Nella discussione che proseguiva sul blog di Nate Eldrege (che APM invitava pure a sottoporre un suo lavoro), MathGen era ritenuto comunque soddisfacente e la sua fama rimbalzava da un blog di matematica all’altro fino a Natale. La custode prevedeva che nel 2013 non avrebbe ottenuto neppure quel mezzo successo.

Invece

Un articolo di MathGen e di Stefan Friedl dell’Università di Colonia, “On the uniqueness of prime, Jacobi functors”, è stato accettato con entusiasmo, non da una rivista predona, ma dal Journal of Algebra and Number Theory Academia (JANTA) disponibile solo su abbonamento.

Ai lettori matematici e desiderosi di incrementare la propria produttività, la custode raccomanda  anche un utile generatore di teoremi.

Immagine: Carl Gustav Jacob Jacobi, Wikimedia Commons

5 Commenti

  1. Cara custode, la mia ignoranza in tutto ciò che è formalizzazione matematica non mi permette di capire alcunché di fisica e delle altre scienze “dure”, ma credevo che proprio la natura stessa di questi argomenti rendesse difficile barare. Come è possibile che un programma generatore di teoremi bypassi un’analisi di addetti ai lavori? Il problema dell’efficacia della peer-review è molto sentito in medicina dove le riviste di settore hanno subito in passato forti critiche, ma lì il soggetto degli studi è intrinsecamente “complesso”. Solita domanda finale: ignoranza o cattiva fede? O ‘sti programmi fanno qualcosa che a me, nella mia pochezza conoscitiva, pare impossibile?

  2. Caro Robo, in realtà tali articoli non superano affatto l’analisi degli addetti ai lavori. Da un po’ di tempo si stanno diffondendo riviste online che, ahimé, pubblicano articoli a pagamento, con la scusa dell’open access. In pratica non si paga per leggere (il che è lodevole ed in futuro speriamo che diventi la norma), ma si paga per pubblicare. Sussiste quindi il legittimo dubbio che dietro pagamento venga accettata più o meno qualsiasi cosa, senza peer review o con revisioni approssimative (una peer review di una rivista “seria” dura in media intorno ai sei mesi, nel caso in esame è passata una sola settimana). In effetti se una rivista sopravvive grazie ai soldi di chi vuole pubblicare, sarebbe una cattiva politica rifiutare i clienti. Tali riviste rischiano quindi di diventare un raccoglitore per quei ricercatori che non riescono a pubblicare da nessun’altra parte, magari perché il loro articolo è pessimo, e che quindi pur di far crescere la propria produttività (un ricercatore senza pubblicazioni rischia di rimanere fuori dal mercato del lavoro) si risolvono a pagare.

  3. […] Vista la difficoltà incontrata finora nel contare i neutroni emessi dalle reazioni piezonucleari e resi innocui dalla divina Provvidenza, sarà evidente anche ai lettori non Leopoldo che servono strumenti di misura progettati appositamente. Uno è appena stato inventato dal “prof.” Cardone, insieme a Giovanni Cherubini, piezonuclearista dell’ARPA, Andrea Petrucci e Walter Perconti, piezonuclearisti dell’ENEA, e Alberto Rosada, fusione freddista dell’ENEA. Lo hanno pubblicato su Detection, prestigiosa rivista di un predone dell’open access già celebrato dal Parco. […]

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