Effetti collaterali: omicidio

eff-collJEKYLL – Uccidere durante il sonno, senza nemmeno rendersene conto, e poi tornare tranquillamente a dormire. Non solo: uccidere durante una crisi di sonnambulismo causata dall’assunzione di un farmaco in sperimentazione. Uccidere per un effetto collaterale della terapia.

Il soggetto di Side Effects, l’ultimo film di Steven Soderbergh, in uscita in Italia il primo maggio 2013, è di quelli che lasciano più domande che risposte.

Chi è il responsabile di un omicidio compiuto durante una crisi di sonnambulismo causata dai farmaci? Non il sonnambulo, incosciente per definizione. Il medico che ha prescritto le pillole? No, perché il paziente ha firmato il consenso informato alla sperimentazione. La casa farmaceutica? No: il farmaco era dichiaratamente in fase sperimentale per individuarne eventuali effetti collaterali.

Apparentemente si tratta della formula per il delitto perfetto, come in un vecchio film di Hitchcock.

Ancora una volta – dopo il film Contagion del 2011, incentrato sul tema della diffusione epidemica di una malattia – il regista crea una storia sulla scienza in cui questa non sia solo un pretesto per uno science-thriller ma sia reale architrave della vicenda.

I casi giuridici di assassinio durante episodi di sonnambulismo sono largamente dibattuti nel mondo anglosassone fin da metà ‘800: in alcuni casi l’omicida è stato scagionato poiché si trovava in stato di incoscienza mentre compiva il fatto, mentre in altri, pur essendo probabilmente non cosciente, è stato condannato. In altri ancora il sonnambulismo è stato adottato come strategia difensiva in casi di dubbia innocenza.

Il sonnambulismo è un disordine del sonno: le persone che ne sono affette riescono a compiere atti complessi come guidare, o accedere alla mail dopo aver inserito correttamente username e password ­– tutti comportamenti in parte automatici – senza averne alcuna coscienza né memoria. Il momento più pericoloso per un sonnambulo è rappresentato dal risveglio, che può scatenare accessi di violenza verso chi tenta di ridestarlo, fino al caso estremo dell’omicidio.

Altrettanto reale è la possibilità che il sonnambulismo sia indotto da un farmaco in soggetti senza una storia familiare di predisposizione, come effetto collaterale: almeno 12 principi attivi presenti in sonniferi, ansiolitici, sedativi, medicine per la narcolessia e persino farmaci utilizzati nel trattamento delle epatiti B e C presentano come possibile effetto indesiderato il sonnambulismo.

Raffinata è infine la rappresentazione degli interessi delle case farmaceutiche e degli strumenti di pressione che queste mettono in campo nei confronti dei medici, arruolati dietro ricco compenso negli studi clinici, e dei pazienti, illusi di pronte e miracolose guarigioni.

Nessuno è innocente nello sguardo di Soderbergh: non la vittima, non l’assassino, non il medico, non i colleghi, né i produttori del farmaco. Ciascuno ha la propria parte di responsabilità e le proprie giustificazioni. Ciascuno di loro potrebbe essere noi.

Fonti:

In apertura, un fotogramma del film di Steven Soderbergh

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