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Per una corretta informazione scientifica: un resoconto dalle città

Crediti immagine: Italia Unita per la Corretta Informazione ScientificaJEKYLL – Un corretto, scientifico e informativo sabato di giugno comincia in verità parecchi giorni prima, si articola e si dirama nei moltissimi post e commenti che piovono su facebook in previsione degli incontri previsti per l’8 giugno.

L’occasione è la giornata di conferenze a tema scientifico organizzate in quindici città italiane su iniziativa dell’associazione Pro-test, che ha raccolto l’adesione di diversi gruppi, organizzazioni, università. Il nome dell’evento, criticato a buona ragione da più parti, è “Italia unita per la corretta informazione scientifica”.

Prima di partire l’entusiasmo è alto, così anche le perplessità di molti, e i due stati d’animo cozzano su facebook in un susseguirsi di commenti anche accesi.

Gli stessi sentimenti, di entusiasmo e perplessità, sembrano persistere a giochi ormai chiusi, ma nei resoconti dell’iniziativa che si leggono in rete è senza dubbio il primo a prevalere. Quindi un successo? Un modello da ripetere?

Nata con intenzioni ecumeniche (quell’Italia unita che fa tanto Garibaldi), l’iniziativa sembra invece cadere proprio sul locale. L’assenza di un’organizzazione centrale che stabilisse una modalità condivisa di condurre gli incontri (e una modalità condivisa di intendere la comunicazione) ha portato a una certa diversità nei risultati: alcuni eventi ben riusciti, in cui c’è stato dialogo e partecipazione, e altre iniziative un po’ ingessate e accademiche, dove le voci altre sono state ammutolite, sbeffeggiate, scortate fuori dalle forze dell’ordine.

I temi, si sa, sono di quelli che attirano scontri, e del resto gli argomenti sono stati scelti esattamente per questo motivo. Sperimentazione animale, OGM, cellule staminali, vaccini, terremoti. Tematiche complesse, per cui da anni si studiano strategie di comunicazione specifiche, che prevedono anche in Italia progetti partecipativi che hanno dato buoni risultati, dalle ASL alle scuole alle associazioni di cittadini.

La modalità scelta per l’8 giugno è stata diversa e un po’ improvvisata, e ha portato in alcuni casi a dover cambiare programma all’ultimo per evitare scontri con alcuni gruppi “antagonisti”.

A Trieste, per esempio, l’incontro sulla sperimentazione animale è stato sfilato dal programma serale per le proteste di animalisti nei confronti della libreria, sede dell’evento (a dire il vero, si è trattato di annunci di boicottaggio di libri, niente di particolarmente minaccioso). La conferenza è stata quindi spostata alla mattina, quando in un silenzio irreale (del resto, una biblioteca nel primo sabato di sole) si è svolto l’incontro, in toni gentili e sussurrati, una presentazione molto accademica in comic sans e domande che sembravano concordate per non lasciare troppo silenzio alla fine.

L’incontro con i contestatori, quando c’è stato, non è stato sempre ben gestito. Sempre a Trieste, nel più dinamico incontro serale, si è presentata soltanto una persona “contro” in mezzo a un pubblico piuttosto vario e decisamente benevolo verso gli speaker. Quando ha preso la parola parlando dei vaccini, la contestatrice è stata zittita e derisa dal pubblico stesso, senza ricevere una vera risposta alle sue domande. Domande, a essere sinceri, piuttosto sensate, a cui sono state date risposte non pertinenti. Esistono studi che confrontano i bambini che non ricevono vaccinazioni con i bambini vaccinati? (si è risposto parlando di autismo, non quello che era stato chiesto) È vero che alcune malattie eradicate dai vaccini stavano già diminuendo prima che venisse introdotta la vaccinazione di massa? (nessuna replica)

Scommetterei che molti tra i non addetti ai lavori ascolterebbero volentieri una risposta. Senza cercare su google, in quanti saprebbero rispondere?

E nelle altre città d’Italia cos’è successo?

A Pisa i contestatori si sono “fatti sentire” a suon di fischi, ma sono stati lasciati fuori dalla sala della conferenza (leggi lo storify di Francesca Gatti), mentre a Udine gli animalisti hanno protestato silenziosamente con cani al guinzaglio e magliette “No Harlan Group” (leggi lo storify di Silvia Gerola).

 

 

A cura di: Valentina Daelli, Francesca Gatti, Silvia Gerola

3 Commenti

  1. Per essere una prima volta e per non esserci, come dice giustamente l’articolo, una coordinazione centralizzata, è andata ANCHE TROPPO bene! C’è sempre tempo per migliorare…..

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