mercoledì, Dicembre 19, 2018
SALUTE

Vaccino contro la malaria: verso una protezione al 100%

6045733462_cb0be8d4bb_zSALUTE – Una decina di tecnici in grado di sezionare 150 zanzare in un’ora, per estrarre dalle loro ghiandole salivari i parassiti responsabili della malaria, dopo averli in precedenza indeboliti tramite radiazioni. Un lavoro al limite dell’ossessione, che ha contribuito a un risultato finora mai raggiunto: il primo vaccino capace di garantire in un trial clinico una protezione del 100% contro la malaria.

I risultati della ricerca, resi noti online su Science all’inizio di agosto, sono da prendere con la dovuta cautela: il numero dei volontari coinvolti nello studio è molto basso, e il vaccino ha mostrato la protezione totale soltanto sui 6 soggetti che hanno ricevuto le dosi più forti del farmaco. In un altro gruppo di 9 volontari sottoposti a una dose più bassa, l’efficacia è stata alta, ma non totale, fermandosi al 66%.

Lo studio, condotto dal National Institutes of Health statunitense e da istituti di ricerca militari, ha comunque suscitato un certo ottimismo. La ricerca di un vaccino contro la malattia era infatti ancora lontano dagli obiettivi prefissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che vorrebbe raggiungere entro il 2025 lo sviluppo di un vaccino in grado di garantire una protezione dell’80% contro la malaria. I risultati finora più promettenti provenivano dal vaccino RTS,S, arrivato alla fase III di sperimentazione: in un ampio studio condotto su bambini africani vaccinati nei primi mesi di vita, il farmaco ha mostrato la capacità di ridurre le infezioni di malaria di circa il 30%. Un risultato non disprezzabile, ma che ha suscitato una certa delusione in chi sperava di trovare nel farmaco un modo per eradicare la malattia nei paesi più colpiti.

Lo sviluppo del nuovo vaccino, messo a punto dalla compagnia Sanaria, nel Maryland, si è basato sulle osservazioni emerse da alcuni studi realizzati negli anni Settanta del secolo scorso: i volontari esposti al parassita responsabile della malaria, indebolito in precedenza con radiazioni, avevano mostrato alti livelli di immunizzazione, fino al 90%. Quei primi studi, però, erano afflitti da una cerca scomodità: i volontari dovevano infatti subire oltre mille punture di zanzare infette per raggiungere la protezione.

I ricercatori che hanno lavorato al nuovo farmaco hanno ripreso l’idea di indebolire il parassita con radiazioni, risparmiando però ai volontari le mille punture di zanzare. Il parassita è stato infatti estratto dalle ghiandole salivari degli insetti e utilizzato per creare una sostanza che può essere sottoposta ai dovuti controlli. Il vaccino così ottenuto deve essere poi iniettato direttamente in vena per ottenere l’efficacia osservata, a differenza di molti vaccini che possono più facilmente essere somministrati sottopelle.

Resta ancora molto da fare prima di parlare di vero successo: innanzi tutto, testare il farmaco su campioni più ampi di volontari, verificare la durata della protezione e scoprire se il farmaco funziona anche con altri ceppi del parassita. I risultati fanno però ben sperare che possa non essere così lontano un rimedio contro la malaria, che nel 2010 si stima abbia colpito oltre 200 milioni di persone nel mondo, e abbia causato 660.000 morti.

Crediti immagine: NIAID, Flickr

1 Commento

  1. Magnifica notizia. Paradigmatica dello sforzo intellettivo, fattivo ed organizzativo necessario per affrontare talune “piaghe resistenti”; e di come tale sforzo porti, prima o dopo ad un risultato. Saluti.

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