mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACAULISSE

Un vaccino per domarli tutti

6800805756_d7a4182940_zCRONACA – Anticorpi ampiamente neutralizzanti, bNAbs, o più semplicemente: come evitare di sintetizzare un nuovo vaccino antinfluenzale ogni anno.

Per quanto sembri una prospettiva avveniristica, di recente gli scienziati hanno approfondito questa promettente branca dell’immunologia, scoprendo che i bNabs (già studiati nel 2009 nella battaglia all’HIV) sono in grado di legarsi efficacemente alla maggior parte – se non a tutte – le varianti dell’influenza, aprendo la strada all’idea di creare un vaccino unico, che possa ostacolare il virus in ogni sua tipologia.

Il vaccino influenzale classico scatena infatti la produzione di anticorpi che attaccano l’emoagglutinina (HA), una proteina posta sulla superficie del virus che lo aiuta ad aderire alle cellule, e a infettarle. Proprio questo è il suo tallone d’Achille, poiché l’emoagglutinina si modifica così velocemente che gli anticorpi che la combattono un anno avranno scarsa efficacia sulla nuova tipologia dell’anno seguente, richiedendo che il vaccino venga continuamente rivisitato. L’immunità acquisita, inoltre, offre una difesa molto scarsa quando una nuova influenza passa all’uomo dagli animali, ad esempio uccelli o maiali, rendendo impossibile sintetizzare il nuovo vaccino per tempo.

È proprio qui che si rivela il potenziale degli bNAbs, che invece di legarsi alla mutevole testa di emoagglutinina scelgono gli amminoacidi della zona definita “stem”, una parte del virus molto più conservata e stabile nel tempo. Scoperti nel 2008 da un biologo danese, sia nei test in provetta sia in quelli condotti sui topi, gli bNAbs riuscivano a neutralizzare non solo l’influenza aviaria (HN51) ma anche quella spagnola (H1N1), responsabile della pandemia del 1918.

Creare un vaccino universale, in grado di combattere tutte le tipologie di virus influenzali, presenta tuttavia molte sfide tecniche. La base di questo vaccino sarebbe infatti un’emoagglutinina privata della testa, in grado di scatenare bNAbs che proteggano da tutti i 17 diversi sottotipi virali. Come ha spiegato Antonio Lanzavecchia, immunologo dell’Institute for Research in Biomedicine, rimuovere la testa è un’impresa ardua se non impossibile, e l’emoagglutinina tende a disgregarsi; in una ricerca pubblicata su Science nel 2011, tuttavia, il suo team ha riportato la scoperta di un  anticorpo che neutralizzava tutti i sottotipi di virus H.

Nel numero di giugno del Journal of Virology, il virologo Peter Palese ha descritto una via d’uscita al problema della rimozione della testa, basata sulla creazione di una memoria immunitaria negli anticorpi. Tramite un’emoagglutinina ingegnerizzata ad hoc, infatti, si potrebbe rendere il nuovo vaccino in grado di rispondere anche ad altre sconosciute, o caratteristiche di specie diverse. Questo vaccino chimerico è stato testato su dei topi modello, scoprendo che li proteggeva efficacemente anche da virus molto distanti da quelli che li colpiscono normalmente.

Quest’anno, un team di ricerca del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) ha pubblicato sulla rivista Nature risultati altrettanto incoraggianti. Sotto la guida del virologo Gary Nabel, infatti, i ricercatori hanno creato una nanoparticella autoassemblante chiamata ferritina, che accumula il ferro ed esprime l’emoagglutinina con un’angolazione che ne rende più facile il riconoscimento, e di conseguenza la risposta delle bNAbs. Come dice Nabel, i giorni del vaccino antinfluenzale stagionale potrebbero essere contati.

Crediti immagine: Snre, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

2 Commenti

  1. […] oggiscienza.wordpress.com Per quanto sembri una prospettiva avveniristica, di recente gli scienziati hanno approfondito questa promettente branca dell’immunologia, scoprendo che i bNabs (già studiati nel 2009 nella battaglia all’HIV) sono in grado di legarsi efficacemente alla maggior parte – se non a tutte – le varianti dell’influenza, aprendo la strada all’idea di creare un vaccino unico, che possa ostacolare il virus in ogni sua tipologia.Il vaccino influenzale classico scatena infatti la produzione di anticorpi che attaccano l’emoagglutinina (HA), una proteina posta sulla superficie del virus che lo aiuta ad aderire alle cellule, e a infettarle. Proprio questo è il suo tallone d’Achille, poiché l’emoagglutinina si modifica così velocemente che gli anticorpi che la combattono un anno avranno scarsa efficacia sulla nuova tipologia dell’anno seguente, richiedendo che il vaccino venga continuamente rivisitato. L’immunità acquisita, inoltre, offre una difesa molto scarsa quando una nuova influenza passa all’uomo dagli animali, ad esempio uccelli o maiali, rendendo impossibile sintetizzare il nuovo vaccino per tempo.L’articolo continua qui […]

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