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Oggi si festeggia l'”incantatrice dei numeri”

Carpenter_portrait_of_Ada_Lovelace_-_detailCULTURA – “Incantatrice dei numeri, dimentichi questo mondo e tutti i suoi guai e se è possibile, con tutti i suoi numerosissimi ciarlatani perché ogni cosa ha una breve durata”. Così il celebre matematico Charles Babbage scriveva ad Ada Lovelace (1815-1852), nata Augusta Ada Byron, di cui oggi si ricorda l’enorme contributo scientifico nel campo della matematica. Il 15 ottobre 2013 è stato infatti ribattezzato “Ada Lovelace Day”, una giornata dedicata alla memoria della matematica inglese e con lei di tutte le donne che nei secoli hanno dato un contributo significativo alla scienza e alla tecnologia. Il settore in cui la giovane Ada si distinse è quella che oggi definiamo “informatica teorica”, anche se al tempo della Lovelace questa disciplina era lungi dall’essere elaborata così come la intendiamo oggi. Il nome di Ada è infatti legato essenzialmente alla cosiddetta “analytical engine”, che noi traduciamo con “macchina analitica”, un primo prototipo di computer meccanico messo a punto dal matematico Charles Babbage per la prima volta nel 1837 e che viene considerato ancora oggi il primo scalino che ha portato l’uomo, più di un secolo dopo, a parlare di intelligenza artificiale. Ada Lovelace è a ragione considerata la prima programmatrice della storia per aver sviluppato il meccanismo di programmazione della macchina calcolatrice di Babbage, ed è proprio per questo suo merito che nel 1979 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti decise di chiamare Ada un nuovo linguaggio di programmazione che doveva rappresentare la punta di diamante dell’ingegneria del software mondiale.

Una logica del suo tempo

La carriera scolastica della giovane Ada comincia all’insegna dello studio della logica. Mary Somerville, matematica britannica che aveva tradotto per la prima volta in inglese i lavori di Pierre Simon De Laplace, incoraggerà infatti le velleità matematiche di Ada, tanto da introdurla al celebre logico e matematico Augustus De Morgan (1806-1871), colui che aveva teorizzato i celebri teoremi della logica classica che da lui presero il nome e che ancora oggi sono alla base dell’analisi dei circuiti logici digitali. De Morgan introdusse Ada nei meandri di quelle che erano le principali frontiere della matematica del tempo: la logica e l’algebra, settori all’epoca non inclusi nei programmi scolastici femminili. Saranno proprio i suoi studi nel campo della logica formale che permetteranno alla Lovelace di elaborare per la macchina analitica di Babbage quello che è considerato a tutt’oggi il primo prototipo di algoritmo pensato per far funzionare un apparecchio meccanico, l’antenato potremo dire oggi, dei nostri moderni processi di automazione.

La collaborazione con Babbage

Ada Lovelace incontrò per la prima volta Charles Babbage nel giugno del 1833, rimanendo folgorata dalle sue idee innovative. Sei anni prima, nel 1837, Babbage aveva infatti pubblicato un primo progetto di “macchina differenziale” nell’articolo On the Mathematical Power of the Calculating Engine, dove sosteneva la possibilità di una macchina in grado di effettuare autonomamente e automaticamente dei calcoli matematici. Tuttavia, già durante la stesura di questo primo progetto l’ambizione di Babbage era ben più ardita: costruire una macchina che non solo fosse in grado di eseguire dei calcoli matematici, ma dei veri e propri ragionamenti, cioè in altre parole che fosse in grado di inferire una conclusione a partire dalle premesse. Il sistema su cui si basava la macchina non si discosta molto da quella che è passata alla storia come “Macchina di Turing” elaborata un secolo più tardi dal logico Alan Turing: un sistema di input, cioè di acquisizione dei dati mediante la formulazione di uno speciale linguaggio di programmazione, e un sistema di output, che elabora i dati attraverso procedure effettive formali per produrre un risultato finale. Il contributo della Lovelace si è rivelato determinante proprio in quest’ultima fase, con la messa a punto di algoritmi in grado di prendere un dato ed elaborarlo secondo il risultato che desideriamo ottenere.

Il contributo italiano

Nel frattempo, il talento e l’intuito di Lady Lovelace non tardarono a spingersi oltre la Manica, fino ad arrivare in Italia, dove colpirono l’ingegnere Luigi Federico Menabrea di cui la Lovelace tra il 1842 e il 1843 aveva tradotto alcuni articoli scientifici, pubblicati in seguito nell’opera The Ladies Diary e Scientific Memoirs sotto le iniziali A.A.L, e che riguardavano proprio i possibili sviluppi della macchina di Babbage. La giovane matematica non si era però limitata a tradurre l’opera di Menabrea, ma aveva aggiunto alcune sue note che si rivelarono determinanti per gli sviluppi futuri della macchina analitica. Prima fra tutte la cosiddetta “nota G”, che contiene la formulazione di un algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli – una successione di numeri razionali molto usata in matematica – e che viene considerato ancora oggi come il primo tentativo di programmazione della storia. L’apporto più significativo di Ada Lovelace dunque, non si è rivelato essere quello strettamente matematico, bensì l’aver compreso con stupefacente lungimiranza che l’idea di una macchina programmabile dall’uomo avrebbe potuto rivoluzionare il concetto stesso di scienza.

Crediti immagine: pubblico dominio, Wikimedia Commons

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

7 Commenti

  1. Cristina, due commenti:
    – uno fattuale: il nome del linguaggio di programmazione auspicato dal DoD è “Ada”, non “ADA”.
    – uno di fondo, d’una mia amica dell’International Labour Office, alla quale avevo segnalato la commemorazione: “YeH Ada…and she never won a Nobel Prize either!”

    GianVittorio Frigo, Ginevra

  2. Gentile GianVittorio,
    come dico sempre fa piacere quando arrivano commenti validi come il suo, la ringrazio per le precisazioni. Cristina

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