mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACASPECIALI

Premio (non) Nobel per l’Economia all’analisi empirica dei prezzi delle risorse

economiaSPECIALE OTTOBRE – Non c’è modo di prevedere come cambierà il prezzo di azioni e titoli nei prossimi giorni, o nelle prossime settimane, mentre è possibile anticipare come si modificheranno su periodi più lunghi, ad esempio nell’ordine dei prossimi tre o cinque anni. Potrebbe sembrare strano a chi di economia non se ne intende, addirittura contraddittorio, ma è proprio grazie a questa scoperta che le analisi di Eugene Fama e Lars Peter Hansen dell’Università di Chicago e Robert Shiller dell’Università di Yale sono valse loro il Premio Nobel per l’Economia.

Un Nobel che non è proprio un Nobel, bensì il premio che la Banca di Svezia ha istituito per le scienze economiche nel 1968, in memoria di Alfred Nobel: un riconoscimento che, da quando è stato creato, ha visto prevalere studiosi provenienti dalle migliori università del Nord America in oltre il 60% dei casi. Come si legge sulla motivazione del premio, gli studi dei tre economisti hanno analizzato la possibilità di prevedere l’andamento dei prezzi delle attività nel medio termine, ovvero su un lasso di tempo che varia da tre a cinque anni.

Riflettendo sulle varie crisi che hanno colpito l’economia di molti paesi negli ultimi anni, i tre premi Nobel hanno effettuato delle analisi empiriche sui prezzi di azioni e obbligazioni finanziarie, e sulla valutazione del rischio negli investimenti. Volendo andare più nel dettaglio, Fama ha dimostrato che i prezzi delle azioni sono difficilmente anticipabili sul breve termine, Hansen ha sviluppato un modello per “testare le teorie razionali nel dare un prezzo agli asset” e infine Shiller, che già si era distinto nel 2008 quando predisse lo scoppio della bolla speculativa di Wall Street, ha studiato la tendenza a equilibrarsi, sul lungo termine, del rapporto tra il prezzo e il dividendo. Le fondamenta sulle quali costruire una finanza democratica ed efficiente insomma, che non deve cadere completamente nelle mani dello Stato bensì essere alla base di una società “giusta”, proprio come la intende l’economista di Yale nel suo ultimo libro Finance and the good society.

Le nuove informazioni immesse nel mercato delle azioni vengono dunque incorporate molto velocemente, come ha spiegato Fama (noto anche per essere l’autore della teoria del mercato efficiente), impattando la ricerca e le pratiche d’analisi di mercato stesse, e rendendo molto difficile fare predizioni nel breve termine. La grande differenza, come ha sottolineato Shiller, si ha appunto nel lungo termine, dove la tendenza sarà sempre quella di ritornare a una condizione di stabilità. Teorie che possono, specialmente a menti profane e dopo una spiegazione superficiale, sembrare perfettamente incatenate e fondate l’una sull’altra. Non sembrano tuttavia dello stesso avviso personalità del campo come l’economista belga Paul De Grawe, che attivissimo sul web non ha perso tempo per commentare “Il Nobel a Fama che ha spinto milioni di persone a credere nell’efficienza dei mercati finanziari e a Shiller, che ha mostrato il contrario. Che contraddizione”. Concorda il tedesco Helmut Reisen: “Fama e Shiller sono simili come l’acqua e il fuoco, l’efficienza dei mercati finanziari contro l’esuberanza irrazionale”.

Gli studi dei tre nuovi Nobel hanno certamente posto negli anni le basi per i sistemi che utilizziamo per interpretare i prezzi di determinati beni, come azioni e titoli di stato. Un sistema basato non solo sulle modifiche nella valutazione del rischio, ma anche sulla predisposizione degli investitori stessi a rischiare, e su altri meccanismi che permettono di valutare l’andamento vero e proprio del mercato. Con il conferimento di questo premio, al di là dei singoli punti di vista, in molti pensano che ciò che va apprezzato nella scelta dell’accademia di Stoccolma sia il messaggio complessivo: i mercati finanziari non si possono controllare nel vero senso del termine, ma possono essere migliorati analizzando anche il comportamento degli investitori. Una delle conseguenze? La realizzazione di uno di quelli che sono i compiti fondamentali dei mercati stessi, l’eliminazione degli arbitraggi, ovvero fare in modo che chi vuole acquistare un determinato bene a un certo prezzo sia in grado di trovare qualcuno disposto a venderglielo a quello stesso prezzo.

Crediti immagini: TonyTheTiger, World Economic Forum, Ricardomayer, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

2 Commenti

  1. […] Nel 2013 il riconoscimento era andato a Eugene F. Fama, Lars Peter Hansen e Robert J. Shiller, per i loro studi sull’analisi empirica del prezzo degli asset. Gli studi dei tre economisti avevano analizzato approfonditamente la possibilità di prevedere l’andamento dei prezzi delle attività nel medio termine, ovvero in un periodo variabile tra i tre e i cinque anni. Un’unica volta, nel 1985, il premio per l’economia andò a un italiano; Franco Modigliani del Massachussetts Institute of Technologhy (MIT), per le sue “analisi pionieristiche sul risparmio e sui mercati finanziari”. […]

  2. […] Vi ricordate gli i premi Nobel per l’economia degli ultimi anni? Nel 2015 è stato consegnato all’economista scozzese Angus Deaton per le sue analisi sui consumi, la povertà e il welfare, mentre nel 2014 a vincerlo è stato Jean Tirole dell’Università di Tolosa, considerato uno degli economisti più influenti del nostro tempo per le sue indagini sull’eterogeneità delle imprese. Nel 2013, infine, a portarsi a casa il prestigioso premio è stato consegnato a Eugene Fama e Lars Peter Hansen dell’Università di Chicago e Robert Shiller dell’Università di Yale, per le analisi empiriche sui prezzi delle risorse. […]

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