CRONACA

Matematici in culla

1062532768_4cf22c5c57_zCRONACA – Amore e odio, un rapporto difficile quello di tanti con la matematica. A volte poi rimane proprio solo l’odio e un certo senso di frustrazione nell’avere a che fare con numeri e formule.

Se è vero che nessun uomo nasce con la capacità di contare, un gruppo di ricercatori del Duke Institute for Brain Sciences ha cercato di capire se a influire sul rapporto con la matematica sia una qualche forma di innato intuito.

In uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, l’equipe guidata da Ariel Starr ha seguito 48 bambini a partire dai sei mesi fino a tre anni e mezzo d’età. Per determinare quali neonati avessero un maggiore senso numerico, i ricercatori hanno posto i piccoli davanti a due schermi. Su uno schermo veniva proiettato sempre lo stesso numero di punti (per esempio 8), anche se cambiava la loro distribuzione e dimensione. Sul secondo, invece, venivano proiettati a volte lo stesso numero di punti dell’altro schermo, altre un numero di punti diverso (per esempio 8 e 16), sempre variando la disposizione e la dimensione dei punti.

I ricercatori hanno ipotizzato che i bambini con una maggiore capacità di quantificare i numeri fossero quelli che fissavano più a lungo lo schermo con un numero variabile di punti, intuendo una variazione.

A tre anni di distanza da questa prima osservazione i bambini sono stati sottoposti a nuovi esercizi. Il primo richiedeva ai piccoli di indicare tra due gruppi di punti quello con più elementi, senza contarli. Oltre a questo primo gioco, ogni bambino è stato coinvolto in un compito di tipo più verbale. Partendo dal fatto che le quantità possono essere indicate con delle parole, i nostri “numeri”, i ricercatori hanno determinato per ciascun bambino quale fosse il numero più grande che sapessero concretamente quantificare. Paragonando i risultati di questa fase della ricerca con quella precedente, è emerso che i bambini che a sei mesi avevano fissato più a lungo lo schermo con un numero di punti variabile ottenevano risultati migliori a tre anni di distanza.

Questa ricerca potrebbe servire come base per la creazione di nuove metodologie pedagogiche per l’insegnamento dei numeri e della matematica. Infatti, getta le basi per un approfondimento del legame tra intuito naturale per la quantificazione e successo nell’uso della matematica simbolica.

Crediti immagine: christina rutz, Flickr

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