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Perdita di udito, il calcio non c’entra

373px-EarrrSALUTE – Se possiamo sentire in modo nitido sia rumori deboli come il ronzio di una zanzara, sia frastuoni come il rombo del motore di un aereo, il merito è dell’adattamento sensoriale. Si tratta di una regolazione del livello uditivo fondamentale per riuscire a percepire una vasta gamma di suoni senza provare dolore né danneggiare l’orecchio, ma che avviene con un meccanismo ancora ben lontano dall’essere compreso a fondo.

Uno studio, condotto all’Università di Stanford, e pubblicato lo scorso 20 novembre sulla rivista Neuron, smonta parte della consolidata teoria che da trent’anni era usata per descrivere il processo di adattamento. Basandosi su esperimenti condotti su rane e tartarughe, finora si credeva che anche nell’uomo questa funzionalità fosse regolata da due complessi meccanismi cellulari, entrambi caratterizzati dall’immissione di calcio attraverso specifici canali ionici.

Ma gli scienziati questa volta hanno condotto la sperimentazione sui ratti, facendo uso di stimolazioni meccaniche ultraveloci, con lo scopo di studiare la risposta dell’orecchio attraverso immagini ad alta risoluzione e mediante il monitoraggio degli ioni calcio. Le analisi hanno stabilito che questo elemento non è affatto necessario, per lo meno nei mammiferi.

All’interno delle nostre orecchie ci sono cellule specializzate, dette ciliate, che rilevano le vibrazioni dell’aria dovute alle variazioni di pressione e le convertono in segnali elettrochimici. Il cervello poi interpreta questi segnali come suoni. Che l’adattamento sensoriale sia legato alle cellule ciliate è fuori discussione, ma gli scienziati sembrano non avere idea di come questo meccanismo funzioni a livello molecolare. Per ora sappiamo solo riprodurlo elettronicamente nei microfoni e nelle videocamere digitali dotate di auto-regolazione del livello sonoro, ma l’analogo biologico è ancora un puzzle senza soluzione.

Ricerche come questa sono volte a comprendere e combattere le perdite di udito dovute a rumori troppo intensi o all’età, in entrambi i casi imputabili a un adattamento sensoriale imperfetto. Attualmente una persona su tre oltre i 65 anni soffre di problemi all’udito causati dalla morte di parte delle cellule ciliate. Tra l’altro, nell’uomo queste cellule non possono rigenerarsi, a differenza di quanto avviene, ad esempio, negli uccelli. Per questo, solo una più dettagliata comprensione dell’adattamento sensoriale potrà permettere di contrastare efficacemente la perdita di udito. Ma la strada è ancora lunga.

Crediti immagine: 7חיים, Wikimedia Commons

Gianluca Dotti
Giornalista scientifico freelance. Sui social sono @undotti

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