mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACA

Ore 17: tempo di tè e cambiamento climatico

1071219987_0cd74c2717_bCRONACA – Orsi polari, neve, temperature anormali, nostalgia delle mezze stagioni. Se diciamo cambiamento climatico, probabilmente sono queste le prime cose che vi verranno in mente, ma presto una nuova voce andrà ad aggiungersi alla lista: il tè.

Proprio così: il cambiamento climatico sta influenzando negativamente le piantagioni di tè in Cina, a causa dell’aumento delle temperature e delle precipitazioni fuori dalla norma. Non si parla solamente di gusto e aroma, ma anche delle sostanze benefiche che rendono la bevanda una delle più popolari al mondo. E che dire delle conseguenze per i contadini cinesi, che da anni coltivano il tè per vivere? Molti quesiti e poche risposte, come spesso accade quando si parla di cambiamento climatico; per questo un team di ricerca guidato da Colin Orians della Tufts University ha avviato un progetto di ricerca della durata di quattro anni, che studierà da vicino le modifiche della tanto amata e conosciuta pianta di tè. I fondi per la ricerca sono stati concessi dalla National Science Foundation, e a oggi ammontano a 931mila dollari.

L’interesse della ricerca viene principalmente dal fatto che il tè è una delle bevande più consumate al mondo, e uno dei maggiori mercati sono gli Stati Uniti, dove si bevono quasi 14 miliardi di litri di tè all’anno e secondo la Tea Association le vendite annue toccano i 2 miliardi di dollari. In una prima analisi, lo studio cercherà di approfondire in che modo il cambiamento climatico influenza la concentrazione delle sostanze chimiche responsabili dell’effetto stimolante del tè, e di quelle che lo rendono una bevanda particolarmente salutare. L’indagine inizierà nella provincia dello Yunnan, nella zona sud-occidentale della Cina, e sarà guidata dell’esperta di tè Selena Ahmed.

Come fanno notare i ricercatori, il tè verde in particolare è noto per l’alta concentrazione di antiossidanti, che si pensa abbiano un effetto preventivo su molti problemi di salute associati al cuore, alla quantità di zuccheri presente nel sangue e alla digestione. “La qualità del tè è determinata da una serie di sostanze chimiche strettamente legate alle condizioni climatiche”, spiega Orians, “e la gente lo compra anche per questo motivo. Se gli effetti benefici venissero a mancare, probabilmente in molti smetterebbero di acquistarlo”. Le risposte che arriveranno dallo studio serviranno da spunto per approfondire gli effetti del cambiamento climatico anche su altri prodotti come l’uva o le ciliegie, che secondo gli esperti potrebbero risentirne allo stesso modo.

I maggiori produttori di tè nel mondo sono tuttora Argentina, Cina, India e Indonesia, perciò ricercatori si concentreranno, per iniziare, su tre province cinesi: Yunnan, Zhejiang e Fujian. In queste zone i coltivatori di  tè hanno già notato temperature invernali decisamente più alte della norma, e stagioni delle piogge più lunghe e intense rispetto al passato; come spiega Ahmed, gli agricoltori hanno anche già riscontrato un calo nella qualità del tè, in particolar modo per quanto riguarda la “pungente dolcezza” del gusto e il retrogusto. Gli studi preliminari effettuati dagli scienziati sulle piante hanno  confermato queste prime impressioni, identificando la diminuzione di alcune sostanze chimiche responsabili proprio di questo gusto (oltre che delle proprietà benefiche del tè).

Lo studio in parallelo si estenderà anche ai consumatori, per capire come risponderebbero al commercio di tè di qualità inferiore rispetto a quello cui sono abituati. La domanda di tè sul mercato potrebbe crollare, spiegano gli scienziati, ed è inutile ricordare che questo comprometterebbe il lavoro di molti agricoltori che alla cura di questa pianta hanno dedicato la vita; uno dei progetti a breve termine è proprio capire come modificare la filiera di coltivazione, in modo da mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Crediti immagine: motograf, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

2 Commenti

  1. Io davvero non posso più credere che in mezzo a tutti i cambiamenti climatici che il Pianeta ha sempre avuto questo sia così deleterio e che sia dovuto solo all’attività antropica…ormai mi pare una gara a chi colpevolizza l’umanità. Sono stati fatti sforzi enormi dai popoli per uscire dal medioevo e industrializzare la civiltà, aumentare produzione, automazione, indipendenza e benessere personale per poi veder tutto così criminalizzato, fatiche immense di popolazioni, tempi di studi (compresa scuola obbligatoria) e ricerca estenuanti, per sentir che alla fine è stato tutto vano…o dannoso compresa la sperimentazione sugli animali e quindi pure la scienza medica che conosciamo e di cui usufruiamo… Mah. Aveva ragione l’Ing. Roberto Vacca “Il medioevo prossimo venturo”…

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