AMBIENTE

Il mio regno per un web ecosostenibile

Schermata 02-2456694 alle 12.16.26AMBIENTE – Riducono le emissioni di CO2 gli spostamenti in bici, e gli elettrodomestici a basso consumo. Riduce le emissioni di CO2 selezionare le vacche ad hoc e abbassare il termostato di casa, riducendo l’impatto ambientale delle nostre abitazioni. Per ridurre il vostro impatto ambientale invece, o meglio, compensare le emissioni del vostro sito o blog, potete aderire al progetto Zero Impact Web. Cerchiamo di capire come funziona, soprattutto perché d’ora in poi noterete di più la sua icona nella barra laterale destra di OggiScienza.

Zero Impact Web è un progetto Lifegate che fa parte di Impatto Zero, e collabora con università, partner ed enti specializzati nel metodo scientifico del Life Cycle Assessment (LCA). Di che si tratta? È un metodo che prende in considerazione il rapporto di un prodotto o di un servizio con l’ambiente che impatta, considerando tutte le fasi della sua ‘vita’: pre-produzione, produzione, distribuzione, utilizzo, manutenzione, riciclaggio e, infine, dismissione.

L’internet del vicino è sempre più verde

Tra i servizi che emettono anidride carbonica, anche se tendiamo a dimenticarcene, c’è internet. Già, per il semplice fatto di esistere -per non parlare delle visite, dei commenti e via dicendo- un sito web ha un costo ambientale non irrilevante. C’è però un modo per ridurre il suo impatto, ed è compensare le emissioni che non possono essere tagliate acquistando crediti di carbonio (carbon credit).

Questi sono certificati o permessi che rappresentano anidride carbonica non emessa, e vengono generati dallo sviluppo di progetti di efficienza energetica e produzione di energia rinnovabile, dalle attività di tutela dei parchi naturali e delle riserve ambientali e da quelle di riforestazione (piantando alberi in zone un tempo ricche di vegetazione che sono state deforestate). Insomma, voi andate sul portale di Zero Impact Web, scegliete il pacchetto che più si confà alle dimensioni del vostro sito, compilate il form ed ecco fatto.

Piccola digressione: pensando in grande, dopo il Protocollo di Kyoto del 1997 ogni stato che ha aderito ha una sua quota di emissioni di gas a effetto serra. I paesi che superano le proprie quote possono acquistarne dagli altri che ancora ne hanno a disposizione: in questo caso si parla di crediti di carbonio del mercato di conformità.

Siate ecosostenibili, volontariamente!

Tutt’altra cosa, invece, sono i crediti di carbonio volontari, che come dicevamo prima sono generati a seguito dell’effettiva riduzione delle emissioni, attraverso progetti certificati come Zero Impact Web che si impegnano nella produzione di energia pulita, o nella sostituzione dei combustibili fossili con energie rinnovabili.

Le entrate provenienti dalle vendite di crediti di carbonio, come leggiamo sul sito Lifegate, si possono vedere come ‘una borsa dove gli agenti finanziari non si scambiano azioni o pezzi di carta, ma crediti di CO2 creati grazie alla piantumazione di alberi o immessi sul mercato da aziende e da governi virtuosi che sono stati in grado di ridurre le emissioni dal momento in cui hanno deciso di mettersi alla prova’.

Grazie al mercato volontario di questi crediti di carbonio, tutti possono dare il proprio contributo. Non si parla dunque solo delle grandi fabbriche e aziende, ma anche dei siti web come OggiScienza che si prendono così la responsabilità per l’ambiente che impattano, un click dopo l’altro. E fu così che, in cinque anni di partecipazione al progetto, abbiamo contribuito alla creazione e tutela di 1.246 metri quadri di foresta in crescita in Costa Rica. Per compensare quanto? 6.480 kg di CO2 generati dal traffico annuale!

Accorgimenti: Dando un’occhiata sul sito di Zero Impact Web potete rapidamente farvi un’idea dell’effettivo impatto ambientale di internet. Perché ,forse voi non lo sapete, ma una ricerca su Google emette tanta anidride carbonica quanta ne produce scaldare l’acqua per il tè in un bollitore elettrico. Il primo consiglio del team Zero Impact Web, applicabile da tutti, è quello di utilizzare un motore di ricerca più ecosostenibile come Gaatle, che non è altro che Google vestito di nero. Seguono risparmiare inchiostro in stampa, utilizzando i font di Ecofont, fare la spesa online piuttosto che raggiungere il supermercato in automobile, usare pile ricaricabili, scegliere pc ed elettrodomestici che rispettano l’ambiente…beh, c’è l’imbarazzo della scelta, li trovate tutti qui.

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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