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Car sharing o autonoleggio? Dipende

800px-IMAG0220SPECIALE FEBBRAIO – È sufficiente accendere il televisore per non avere dubbi su quale sia la tipologia di prodotto più pubblicizzato nel nostro paese: l’automobile. Ma le alternative a cambiare l’auto a ben vedere ci sono, anche se non equamente distribuite lungo tutta la penisola. Parliamo del fenomeno del car sharing, un mercato che sta prendendo sempre più piede anche nel nostro paese, con iniziative totalmente pubbliche, totalmente private, oppure anche attraverso collaborazioni tra pubblico e privato. Abbiamo parlato della portata di questo fenomeno in Italia con Adriano Loporcaro dell’Università di Bari che si sta occupando di studiare il fenomeno in rapporto alle altre forme di spostamento door-to-door, primo fra tutte il tradizionale autonoleggio, e che ha pubblicato nel 2013 insieme a Marisa Valleri, sempre dell’Università di Bari, i primi risultati delle sue ricerche.

“Il car sharing anzitutto non va confuso con il car pooling, che è la soluzione secondo cui un privato cittadino mette a disposizione uno o più posti auto per un certo tragitto.” spiega Loporcaro. Per car sharing si intende invece – per citare la definizione usata dai ricercatori – quella soluzione promossa da alcuni comuni che consente, a residenti e non, di avere a disposizione un numero definito di automobili, a ridotto o nullo impatto ambientale, che potrà essere usato a seconda delle esigenze dell’utenza.

Un problema il car sharing però ce l’ha: una scarsa e disomogenea distribuzione geografica. Secondo i dati riportati dal team barese al di sotto di Roma si può ravvisare un polo vivace per il car sharing solo in Sicilia, dov’è presente una sperimentazione pubblica a Palermo, e in Campania, a Napoli  con un car sharing elettrico e un altro in procinto di essere introdotto. Nella classifica delle città più avanzate dal punto di vista del car sharing troviamo Milano con 134 veicoli a disposizione, Torino con 111, Roma con 104, e a seguire Genova e Savona con 62, Venezia con 44, Bologna con 42 e, molto distanti, capoluoghi di regione come Firenze con 21 e Palermo con 18 veicoli complessivi. “Quello che manca – prosegue Loporcaro – sono le politiche che promuovano questo tipo di iniziativa, oltre ad adeguate misure che permettano una fruibilità del servizio quando c’è. A Napoli, per esempio, le automobili disponibili ci sono però il modello che viene utilizzato è privo di finestrini, il che ne rende inadatto l’utilizzo per esempio d’inverno.”

Un esempio virtuoso sembra essere invece il comune di Milano, che nel 2013 ha aperto un bando per la valutazione di nuove proposte di car sharing sul territorio e che ha visto la partecipazione di quattro nuove imprese, due già attive e due delle quali prenderanno poi effettivamente servizio. Ma le iniziative forse più significative sono quelle di carattere ambientale promosse dal Ministero dell’Ambiente, tra cui un buono di 600 euro destinato a chi decide di rottamare la propria auto, che poi potrà venir detratto dai costi di utilizzo del car sharing del circuito nazionale Iniziativa Car Sharing.

Verso la fine degli autonoleggi dunque? Sembra di no. “In generale possiamo dire che il car sharing è ottimo se si devono fare brevi tragitti, mentre l’autonoleggio rimane di gran lunga più conveniente per tragitti più lunghi, dove viene applicata una tariffa giornaliera e l’utente dovrà aggiungere le spese del solo carburante” spiega Loporcaro. “Una fase importante del nostro lavoro – prosegue – è stata infatti valutare la possibilità e gli eventuali benefici di una compresenza tra car sharing e autonoleggio, esaminando vari casi di studio all’interno dell’ecosistema della città di Milano.”

Studiando le diverse situazioni dei potenziali utilizzatori del servizio, turisti occasionali, studenti, uomini d’affari o semplici lavoratori, è emersa una diversificazione di convenienze che fa sì che entrambe le soluzioni, car sharing e autonoleggio, offrano a seconda delle richieste una maggior convenienza. Se il turista occasionale infatti secondo le tariffe oggi in vigore trae maggior vantaggio dall’utilizzo del car sharing di una società come e-vai perché utilizza veicoli elettrici a tariffazione oraria, a un lavoratore che si reca a casa dei propri genitori durante le festività, per un tragitto grosso modo equivalente alla tratta Milano- Bari per circa 5 volte l’anno conviene ancora di gran lunga l’autonoleggio.

In ogni caso, anche all’interno dei servizi di car sharing le tariffe possono essere molto diverse, sia a seconda della città che della società. “Le strategie di mercato messe in atto dalle diverse compagnie – conclude Loporcaro – sono  diversificate e sovente fanno uso della pubblicità per abbassare le tariffe proposte all’utenza, attirandone così le preferenze. Non a caso le autovetture di molte compagnie vengono tappezzate di adesivi pubblicitari dalle stesse agenzie per farsi pubblicità gratuitamente.” Per non considerare la pubblicità indiretta che questo tipo di iniziativa porta alle case automobilistiche. Assicurandosi una partnership con una società di car sharing infatti, una casa automobilistica può garantirsi un gran numero di immatricolazioni in blocco non sempre facile in tempo di crisi, specie di modelli che sono già da anni nel mercato.

Crediti immagine: Humbeldick88, Wikimedia Commons

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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