Sfide a colpi di divulgazione

ValentinaCaudaConferenzaLA VOCE DEL MASTER – Anche in Italia da qualche anno gli scienziati si divertono a raccontare le proprie ricerche a un pubblico eterogeneo in pochissimo tempo. La sfida è riuscire a appassionare e coinvolgere, semplificando i contenuti senza banalizzare i risultati di anni di lavoro.

La competizione più famosa è “FameLab”, un format importato dalla Gran Bretagna che impone tempi strettissimi: appena tre minuti.

Nel 2012 la sfida inglese – un vero e proprio talk show – è approdata in Italia e in queste settimane si stanno svolgendo le selezioni per l’edizione 2014 in sette città italiane: Ancona, Genova, Milano, Napoli, Perugia, Trento e Trieste. La finale nazionale è prevista a Perugia il 3 maggio. Il primo classificato dovrà sfidare i vincitori degli altri 24 Paesi che partecipano alla competizione.

Sempre nel 2012 è stato lanciato il premio torinese “GiovedìScienza” che quest’anno prevede la sfida tra i dieci finalisti lunedì 17 marzo. In questo caso il tempo concesso ai ricercatori è oltre il doppio: sei minuti e quaranta secondi. I candidati hanno inoltre l’obbligo di preparare alcune slide o un video che li supporti durante la presentazione.

In palio, per il primo classificato, un assegno da 5.000 euro e la possibilità di partecipare l’anno successivo a uno degli incontri di divulgazione di “GiovedìScienza”: conferenze pomeridiane di 45 minuti davanti a un pubblico eterogeneo e curioso. Questi appuntamenti settimanali, a ingresso libero, quest’anno compiono 28 anni e sono moderati dal giornalista scientifico Piero Bianucci.

Il vincolo per partecipare alla selezione, oltre all’età (i ricercatori devono avere meno di 35 anni), riguarda la collaborazione con un istituto di ricerca piemontese nei sei mesi precedenti la pubblicazione del bando.

“Famelab”, diversamente dalla competizione torinese, permette ai ricercatori di portare con sé soltanto piccoli oggetti che non richiedano nessun tipo di preparazione, mentre proibisce l’utilizzo di diapositive o filmati. I primi due classificati in ciascuna delle sette selezioni locali potranno partecipare alla “Fablab Masterclass”, un appuntamento di 48 ore dove alcuni comunicatori della scienza li aiuteranno a perfezionare le loro presentazioni. Saranno infatti quattordici i finalisti che si sfideranno a Perugia il 3 maggio. Al primo classificato la possibilità di partecipare alla competizione internazionale nel Regno Unito, dove sfiderà i candidati degli altri 24 Paesi in battaglie lunghe appena 180 secondi.

Anche per “Famelab” è previsto un premio economico: ai primi due classificati di ciascuna selezione locale andranno rispettivamente 400 e 200 euro, mentre a chi avrà l’onere di rappresentare la scienza italiana nel Regno Unito ne spettano 1.000.

Per capire se, al di là del premio in denaro, concorsi come questi siano utili per la carriera di un giovane ricercatore, abbiamo intervistato Valentina Cauda, che nel 2013 si è classificata prima al premio “Giovedì Scienza”. Cauda, neomamma, è post-doc senior all’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Torino, dopo un periodo di ricerca effettuato in Germania. “Per me è stata una bella esperienza personale” ricorda. “A livello professionale, mi è servito molto partecipare alla conferenza di “Giovedì Scienza” di quest’anno. In quell’occasione, infatti, sono stata contattata da giornalisti interessati alle mie ricerche e da studenti per il dottorato o la tesina di maturità”.

Foto d’apertura: Piero Bianucci e Valentina Cauda a una conferenza di Giovedì Scienza.
Crediti immagine: Giovedì Scienza

3 Commenti su Sfide a colpi di divulgazione

  1. Non divulgate troppo dove finiscono miliardi di € , qualcuno potrebbe innervosirsi

  2. Claudio Casonato // 11 marzo 2014 alle 13:26 // Rispondi

    L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

  3. Nicola Spano' // 23 marzo 2014 alle 22:22 // Rispondi

    Per divulgare la scienza bisogna conoscerla bene e non avere paura di sbagliare . Bisogna proprio osare anche con il linguaggio, in quanto molto spesso la comprensione esatta di ciò che si vuole veicolare non c’è. Io sono un chimico e con i miei studenti parlo spesso di orbitali atomici , orbitali ibridi, orbitali molecolari. Ma una spiegazione concettuale semplice degli orbitali NON ESISTE. Bisogna sempre fare delle metafore. Ovvero trovare un fatto, un modello più o meno reale al quale associare la concezione scientifica. Per intenderci per esempio consideriamo la metafora CHIAVE-SERRATURA per capire il comportamento degli enzimi sul substrato. E’ nota anche la metafora sulle teorie quantistiche di Einstein quando afferma che :”Dio non gioca a dadi”. Vi sfido ora a fare capire a tutti in 5 righe cosa è un orbitale. Questa è divulgazione!

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