mercoledì, Dicembre 19, 2018
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Evoluzione della puntura (di zanzara)

7662283234_d559fe4833_cRICERCA – C’è chi pensa che le zanzare pungano tutto ciò che si muove e respira, e chi invece, cosparso di pomfi pruriginosi, guarda con odio e invidia all’amico pressoché incolume. Eppure questi insetti scelgono le proprie vittime in modo tutto fuorché casuale.

Un nuovo studio pubblicato su Cell ha indagato la combinazione di vari elementi già noti per attrarre le zanzare, come l’anidride carbonica, il calore e l’odore emessi dai nostri corpi, e ha scoperto che per spingerle a pungere è necessaria una combinazione di almeno due di questi. La fastidiosa efficacia dell’anidride carbonica nell’attirarle su di noi è ormai nota, ma i ricercatori del Leslie Vosshall’s Laboratory of Neurogenetics and Behavior volevano scoprire il perché, nei dettagli. Tramite tecniche di ingegneria genetica hanno realizzato una versione mutante della specie Aedes aegypti, veicolo della febbre gialla. La mutazione consisteva nella mancanza di uno specifico gene, noto col nome di Gr3, che codifica proprio per un recettore dell’anidride carbonica. In sua assenza, le zanzare sono del tutto incapaci di rilevare la presenza del gas.

Guidati da Conor McMeniman, i ricercatori hanno osservato il comportamento di un gruppo di zanzare di fronte a una piastra riscaldata fino a raggiungere la temperatura dell’epidermide umana. Se le zanzare normali andavano verso la fonte di calore solo quando emanava anche anidride carbonica, i mutanti non ne erano attratti del tutto. Una simile interazione è stata osservata anche nel caso dell’acido lattico, che attirava gli insetti solo in compresenza con l’anidride carbonica. I ricercatori hanno poi osservato le conseguenze della mutazione anche in un ambiente non controllato, liberando le zanzare insieme a un gruppo di volontari e rendendo quelle mutate artificialmente bioluminescenti, in modo da poterle distinguere. Hanno così scoperto che, rispetto agli individui normali, la difficoltà nell’individuare le prede aumentava solo del 15%, poiché venivano comunque attirate da altri fattori come la combinazione tra calore e odore. Più aumentava la distanza, tuttavia, più per l’insetto diventava difficile individuare la fonte di questi “indizi sensoriali”.

Ottimizzare, tocca anche alla zanzara

“Basarsi su stimoli diversi aiuta gli organismi a prendere decisioni quando il comportamento deve adeguarsi al contesto”, spiega McMeniman. “In caso si tratti di una zanzare femmina, la scelta giusta le permette di appoggiarsi su un ospite umano e nutrirsi del suo sangue”. E si tratta di un aspetto fondamentale del suo ciclo vitale, perché un regolare accesso al sangue le è necessario per produrre uova fertili. Proprio per questo, anni di evoluzione hanno portato a meccanismi che garantiscono alla zanzara il più efficiente utilizzo possibile della sua energia.

“Molte cose emanano calore, e sarebbe una perdita di tempo ed energie provare a pungerle tutte. Affidandosi a molteplici fattori, invece, la zanzara può aumentare le possibilità di una puntura efficace”. Comprendere le basi genetiche dell’attrazione delle zanzare per gli esseri umani diventa fondamentale anche per l’elaborazione di repellenti efficaci, che combattano l’Aedes aegypti ma anche altre specie come l’Anopheles gambiae, che diffonde la malaria. “Ci sono alcune ricerche che mirano all’inibizione di una sola modalità sensoriale, ad esempio impedendo alla zanzara di percepire gli odori. Ma abbiamo dimostrato che non è sufficiente”, conclude McMeniman.

Crediti immagine: indiepopclub, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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