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Parlami del tuo DNA, ti dirò che faccia hai

1133366858_4cee2fae94_oRICERCA – Il DNA può svelarci il genere del suo proprietario, raccontarci qualcosa dei suoi antenati, aiutare a sventare crimini. E pare non sia finita qui. Un team di ricercatori internazionali ha scoperto che le informazioni che racchiude potrebbero addirittura descrivere le caratteristiche del viso di una persona, le eventuali commistioni etniche e il livello di femminilità.

“Facendo riferimento al genere, alla discendenza e al genotipo, possiamo riconoscere gli effetti indipendenti di particolari alleli sul viso di una persona”, spiega il team su PLoS Genetics. “Sostanzialmente si può anche, da una serie di informazioni come il genere e le varie componenti etniche di un individuo, apprendere in che modo il singolo gene vada ad agire sull’estetica del volto”. Al giorno d’oggi ci affidiamo al DNA per identificare le persone e individuare corrispondenze, “ma potrebbe dirci molto di più”, commenta Mark D. Shriver, professore di antropologia alla Penn State. “Al momento non possiamo passare direttamente da DNA a faccia e da faccia a DNA, ma potrebbe in futuro essere possibile”.

Il team di Shriver ha analizzato le caratteristiche fisiche del viso, come la forma, e i marker genetici che vi sono alla base. Per identificare i geni in questione, i ricercatori hanno studiato delle mutazioni genetiche già note che causano deformazioni craniche, pensando che fossero questi stessi geni a determinare la forma della testa anche in condizioni normali. Ce n’è per esempio uno che influenza le labbra, mentre un altro cambia la forma e la configurazione delle ossa che circondano gli occhi, e un altro ancora le caratteristiche del cranio e della fascia mediana del volto. Per determinare la forma fisica di diverse tipologie di viso associata ai vari geni, i ricercatori hanno utilizzato popolazioni di discendenza mista dell’Africa occidentale ed europea provenienti dagli Stati Uniti, dal Brasile e da Capo Verde. Hanno poi posizionato le immagini dei volti su una griglia in 3D, e misurato le coordinate spaziali dei vari punti di questa griglia. In seguito, grazie a metodi statistici, hanno determinato quale fosse il rapporto tra la variazione nell’aspetto dei visi e il genere, la discendenza e i geni che la influenzavano.

Gli scienziati hanno poi confermato la propria teoria chiedendo a un gruppo di persone di osservare le facce “create” a partire dalle informazioni contenute nel DNA (ed elaborate al computer), chiedendo loro se vedevano un maschio o una femmina, quanto fossero femminili i volti raffigurati, in quanta percentuale avrebbero detto che la persona era africana o afroamericana, se l’avrebbero collocata tra gli europei o gli euroamericani e via dicendo. In seguito hanno confrontato i dati di questo riconoscimento con le informazioni che avevano estrapolato dal DNA, trovando una significativa corrispondenza. “Probabilmente solamente il 5% dei geni è davvero diverso tra le varie popolazioni”, commenta Shriver, “Ma ne stiamo studiando diverse perché vivono in situazioni differenti sia dal punto ambientale che da quello sociale”. Le caratteristiche del viso sono infatti facilmente influenzabili: l’ambiente, le temperature, il livello di pioggia e l’altitudine sono infatti solo alcuni degli elementi che possono intervenire sulle caratteristiche fisiche, modificandole. Altri cambiamenti, invece, possono essere influenzati nel tempo dalla selezione sessuale e dalla preferenza per particolari tratti fisici.

Le particolarità estetiche del viso possono cambiare molto di gruppo in gruppo, ma non influenzano le possibilità di sopravvivenza di una persona. Sono tuttavia fortemente legate alla scelta del partner, dove risultano determinanti. “L’ambiente e la società sono i fattori principali che influenzano interi set di geni, gli stessi geni responsabili dell’aspetto di una persona”, spiega Peter Claes, leader della ricerca. Modelli predittivi basati sul DNA, una volta perfezionate le tecniche, potrebbero diventare elementi preziosi in ambito forense e permettere il riconoscimento degli individui a partire dal materiale genetico.

Crediti immagine: Andrew Morrell, Flickr

 

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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