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Ha fatto più morti di HIV e AIDS, ma se ne parla meno

739px-Ground_glass_hepatocytes_high_mag_cropped_2SALUTE – Nei paesi dell’Unione Europea il tasso di mortalità per l’epatite virale è significativamente più elevato di quello per HIV e AIDS. È quanto riportato dal The Global Burden of Disease Study (GBD) del 2010, la versione più recente di un vasto studio epidemiologico finanziato dalla Bill e Melinda Gates Foundation, e coordinato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’ Università di Washington.

I risultati, presentati all’International Liver Congress di Londra che si è da poco concluso, raccontano una realtà poco conosciuta: nel 2010 le morti causate dall’epatite virale sono state dieci volte più numerose di quelle attribuibili al virus dell’HIV, con quasi 57.000 morti per epatite C (HCV) e quasi 31.000 per epatite B (HBV), a fronte di soli 8.000 decessi per HIV e AIDS. Complessivamente, nel 2010 sono state monitorate 291 differenti cause di morte, e sono state analizzate 1.160 possibili sequele per stabilire quali sono le principali nel mondo.

La mortalità delle varie patologie è stata stabilita grazie all’analisi di dati sulle cause di morte paese per paese, fino a livello regionale, dal 1990 fino al 2010. I risultati per ogni regione sono stati poi confrontati con i trend globali. “Il nuovo rapporto del Global Burden Disease Study fornisce un contributo critico alla nostra comprensione delle priorità sanitarie presenti e future per ogni paese, e per la comunità globale”, commenta Laurent Castera dell’European Association for the Study of the Liver (EASL). “HIV e AIDS rimangono senza dubbio una priorità globale, ma l’aumentata mortalità per epatite virale significa che l’epatite B e l’epatite C devono ora essere annoverate anch’esse tra le priorità, non solo localmente, ma globalmente”.

A livello globale, tra 1990 e il 2010, le statistiche di morte per malattie come HIV, AIDS ed epatite virale hanno subito un drastico cambiamento: i decessi sono stati, rispettivamente 1,47 milioni e 1,29 milioni. Per quanto riguarda l’Unione Europea, alla fine del 1990 le morti legate all’HIV sono diminuite di oltre la metà, mentre assai diversa è la situazione nell’Europa dell’est. “Questo, in un certo senso, spiega perché la mortalità da epatiti virali non sembri essere superiore a quello dell’HIV/AIDS in altre zone d’Europa al di fuori dell’Unione Europea», conclude Castera. “Sono necessarie risorse aggiuntive per prevenire, individuare e curare l’epatite B e C, al fine di affrontare questi cambiamenti tra le principali cause prevedibili di morte”.

Crediti immagine: Nephron, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

2 Commenti

  1. Interessante questo approfondimento.
    Siamo così abituati alle “speculazione” demagogiche, cme quelle che riguardano l’esercizio delle Centrali termoelettriche (in particolare alimentate a Carbone – un combustibile del tutto naturale che deriva dal mondo vegetale che ricopriva ampie aree del pianeta nel lontano passato) e che talune note lobby “pseudo-ambientali” demonizzano, sulla base di banali estrapolazioni teoriche e matematiche che non hanno alcun riscontro concreto con la realtà specifica. Ma queste vanno per la maggiore e gli organi di stampa le rilanciano all’infinito senza porsi alcun serio interrogativo di valutazione ed approfondimento.

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