AMBIENTE

Farsi chiamare dal gufo

78618_580_360AMBIENTE – Il naturalista è una specie in via di estinzione? Chiedeva poche settimane fa un editoriale di Nature, a proposito di uno studio sul declino accelerato degli esami di storia naturale per la laurea in biologia. Ma osservare piante e animali non è riservato ai ricercatori.

I conservatori dei musei italiani di storia naturale sono un più po’ più conservatori dei colleghi anglosassoni e ricorrono poco al crowdsourcing, anche se l’Italia è il paese dell’Unione Europea con il tasso più elevato di biodiversità. Eppure basta uno smartphone per diventare ben più esperti del reverendo Farebrother, nel romanzo Middlemarch, contribuire a censimenti e crearsi collezioni ed erbari virtuali. Leafesnap, un’app creata inizialmente per i botanici da John Cress è stata adattata alle necessità dei debuttanti dall’organizzazione Finding Species: riconosce l’albero fotografato – nel nord-est degli Stati Uniti per ora – da foglie, fiori o corteccia. Chirp! Europe identifica gli uccelli dell’Europa del nord-ovest dall’aspetto o dal canto, ed è già stata tradotta in francese, neerlandese, svedese e norvegese. Nel Nord America, i bird watchers possono collaborare con il laboratorio di ornitologia dell’università Cornell e la National Audubon Society nella raccolta dei dati, e di qualunque paese siano possono formarsi on-line e scaricare gratuitamente le guide.

“Gli osservatori appassionati ci sono ancora,” scriveva l’editorialista di Nature. S’avventurano nei boschi in fredde notti d’inverno… Con lo smartphone fanno sentire il richiamo del gufo della Virginia. E il gufo li chiama a sua volta.”

Chi non s’avventura nemmeno in una tiepida sera di primavera, può partecipare a una caccia alle uova anche passata la Pasqua. Martin Stevens dell’università di Exeter sta studiando come si evolve il mimetismo del guscio d’uovo dei succiacapre, uccelli notturni che nidificano per terra e fanno uova in tuta mimetica per nasconderle ai predatori (con successo, non sono fra le specie a rischio). Stevens ha inventato EggLab, un videogioco (quasi!) in cui bisogna scoprire le uova nelle foto. Nel corso delle generazioni, sono accoppiati – virtualmente – succiacapre nati da quelle più criptiche, mutazioni casuali modificano la screziatura, sopravvivono le uova più simili all’ambiente e via via il gioco si fa più difficile.

L’ EggLab si può giocare anche a squadre (e il centro Biosciences dove lavora Stevens sta cercando dottorandi).

Crediti immagine: Bubo virginianius, Brian Lally/Wikimedia Commons

1 Commento

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: