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Archeologia stellare, o anche di come possiamo “leggere” le stelle

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RICERCA – Riuscire a ricostruire la vita dell’Universo a partire dal Big Bang: il sogno di molti astronomi. Se le prime evidenze sperimentali della teoria dell’inflazione hanno confermato almeno in parte questa teoria che racconta i primi istanti di vita dell’Universo, altri studi ci permettono di ricostruire la composizione chimica primordiale di alcune galassie. È proprio questo il caso della ricerca condotta dalla Carnagie Institution e recentemente pubblicata sull’Astrophysical Journal. Grazie all’osservazione della galassia Segue 1, gli scienziati autori dello studio sono riusciti a raccogliere molte informazioni inedite sulla vita della stessa galassia e, appunto, sulla sua composizione originaria.

Generalmente alcuni milioni di anni dopo la loro nascita le stelle più grandi di una galassia esplodono trasformandosi in supernove. Nell’esplosione si liberano alcuni elementi pesanti che le stelle producono nell’arco della loro vita. Questi elementi diventano parte integrante del gas galattico da cui hanno poi origine le nuove stelle, con un processo che in gran parte delle galassie è ciclico: dal gas nascono le stelle, le stelle esplodono, gli elementi che componevano le stelle diventano parte del gas da cui nascono le nuove stelle, e così via.

La particolarità di Segue 1 consiste proprio nell’assenza di questa ciclicità. Infatti, analizzando la composizione chimica di questa galassia, gli autori dello studio hanno potuto concludere che, con buona probabilità, Segue 1 è una delle galassie conosciute meno “chimicamente evolute”. Nelle stelle comprese nella galassia Segue 1 i ricercatori hanno rilevato una presenza di elementi pesanti molto più bassa della media: in alcuni casi la concentrazione è addirittura 3000 volte inferiore. Data la ciclicità del processo di origine delle stelle, gli elementi pesanti possono essere visti come una discriminante per interpretare il grado di evoluzione chimica raggiunta dalle galassie. Le stelle più antiche sono formate quasi completamente da elio e idrogeno, due degli elementi più leggeri mentre gli elementi pesanti appaiono solo nella fase successiva all’esplosione delle supernove.

L’ipotesi mossa dagli scienziati è che a fermare l’evoluzione chimica della galassia Segue 1 sia stata la sua dimensione ridotta. La particolare composizione di questa galassia permetterà agli scienziati un’osservazione privilegiata della composizione primordiale delle galassie. Per questa ragione Segue 1 si è guadagnata il titolo di fossil galaxy, galassia fossile.

Crediti immagine: NASA

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