Kall fusion, un’invenzione impossibile #III

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CRONACA – Un anno fa, usciva il Third Party Report sul test svolto con l’E-cat nel dicembre 2012 e nel marzo 2013. Alle perplessità di allora, le mail scambiate dagli autori ne aggiungono molte altre.

All’epoca Andrea Rossi ha già ceduto l’azienda e l’E-cat a un grande “industrial partner” di cui è il Chief Scientist. Sul suo blog, parla spesso del test affidato a scienziati indipendenti di molte università in paesi diversi e annuncia che i risultati verranno pubblicati su una rivista prestigiosa, per esempio Science o Nature.

Nella realtà, gli scienziati indipendenti sono uno, le università quelle di Bologna e Uppsala e i test due. Il primo è svolto in dicembre da Giuseppe Levi e un’assistente. Nel secondo si aggiungono gli svedesi “invitati da Andrea Rossi: Gålnander, Hartman e Pettersson del Laboratorio Svedberg” dove in aprile il test dell’E-cat era stato “disastroso”, e un “gruppo di riferimento” composto da Lars Tegnér e dai professori emeriti Essén, Höistad e Kullander. Il loro obiettivo è

di controllare che l’esperimento sia fatto in modo controllato perché i risultati siano affidabili. Va sottolineato che la misurazione dev’essere fatta con elevate accuratezza e attendibilità di modo che la produzione di un possibile eccesso di temperatura sia stabilita aldilà di ogni dubbio, poiché non esistono processi noti che spieghino un’abbondante produzione di calore nel reattore E-cat,

si legge nel “resoconto di viaggio” firmato dai soli svedesi e destinato agli sponsor: la fondazione Alba Langenskiöld che aiuta i bambini poveri ad accedere alla cultura;  Elsfork AB, l’agenzia incaricata di organizzare il test dalla società Vattenfall e l’Amministrazione nazionale del materiale per la difesa (FMV). Non precisa chi abbia viaggiato. Nelle mail sono in tre: Roland Pettersson, che porta una termocoppia in dono a Levi, Bo Höistad e Björn Gålnander.

L’obiettivo era raggiungibile? No. Trovano tutto pronto,

l’energia in ingresso nel sistema di alimentazione era monitorato da un contatore indipendente procurato da Levi. Gli unici elementi forniti da Rossi erano il reattore stesso e la scatola di alimentazione. Tutta la strumentazione esterna era fornita da Levi, salvo la termocoppia (tipo K) portata da Uppsala. Si trattava di uno strumento importante per controllare l’emissività del tubo, dipinto di nero, del reattore. Tutti i dati delle 116 ore di funzionamento sono stati registrati per le analisi finali.

Registrati da chi? Rossi è contrario al “test in bianco”, con un reattore senza la carica contenenti polveri di nichel e il “catalizzatore segreto”, che Gålnander ritiene indispensabile. Il 4 aprile, Levi rassicura tutti: ha incontrato Rossi e lo ha “COSTRETTO ad accettare”, registrerà tutti i dati e li manderà insieme a un video.

Il 5 e il 6 aprile Tegnér trova “bizzarro” (weird), che l’elettricità  sembri arrivare nel reattore anche quando resta spento per il doppio del tempo in cui è stato appena alimentato, occorre descrivere bene i cicli acceso-spento. Kullander è d’accordo, ma è rimasto in Svezia e non capisce da dove salti fuori il “cilindro esterno in acciaio” visto che nel test di dicembre era in ceramica. Comunque consiglia di scrivere che “ la scatola di alimentazione” fornita da Rossi, e che non ha visto, “ha un termostato di retroazione che spegne  la corrente”.

In attesa dei dati sull’emissività, Gålnander tace, gli altri pure e Hoistad manda il rapporto a Levi perché controlli le cifre. Alcune non vanno bene, risponde, sono più basse delle sue, le incertezze troppo ampie. Comunque non c’è più tempo per “misure migliori”. Il Third Party Report va sottoposto a una rivista peer-reviewed entro fine aprile, magari a Physica Scripta, suggerisce. (Il fattore d’impatto è  modesto, ma è la rivista della Real Accademia delle Scienze dove Kullander gode di una certa influenza.)

Il 16 aprile, Höistad si scusa per le divergenze tra i propri calcoli e quelli dei bolognesi:

Dear Giuseppe,

Ricorda che tutti i numeri che ho usato sono molto approssimati, li ho registrati io a mano durante il test.  Servono solo come stima preliminare dei nostri risultati da includere nel nostro rapporto di viaggio. Il rapporto completo dovrà essere molto più accurato, ovviamente, in particolare per quanto riguarda i margini di errore che per ora sono rudimentali.

Il 21 aprile, Levi manda le ultime correzioni, il rapporto definitivo seguirà a breve, e appena saputo che

“Ci viene chiesto di preparare un “Executive Summary” dei nostri risultati, che sarà presentato al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Mi assumerò la responsabilità di fare quel tipo di lettera, di farla circolare tra di voi così sarete in grado di suggerire ogni tipo di correzione e penso che quella lettera vada firmata da tutti noi. Deve esser pronta entro il 29/4. Non sarà pubblicata e conterrà soltanto i risultati principali sui quali concordiamo tutti. Siamo in presenza di una fonte di energia nuova e ancora sconosciuta. Allegata a quella lettera, potremmo anche mandare la bozza dell’articolo. Se fossimo in grado di mandarlo ad arxiv (un deposito on-line, ndr) entro quella data sarebbe perfetto.”

La notizia che il Presidente si recherà nella sede della società che detiene i diritti della tecnologia e ne discuterà con i titolari non desta sorpresa. Gli svedesi non sanno che, secondo Rossi, il presidente Jimmy Carter aveva telefonato personalmente ad Andrea Rossi della PetrolDragon per informarsi sulla sua tecnologia.

Hanno Essén che prima non era mai intervenuto corregge qualche refuso. Il 27 aprile Levi scrive che se non ci sono obiezioni si può mettere su arXiv e

preparare una versione più breve da sottoporre a Physica Scripta o qualunque altra rivista interessata (perché non Nature ?). Ad Maiora ! Alla fine di questo capitolo siamo all’inizio di una nuova storia. 😉

Ma Höistad e Gålnander pretendono alcuni giorni per rivedere il testo, anche perché Gålnander aspetta ancora i dati del test in bianco. Il 30, giorno del presunto incontro dei proprietari della tecnologia con il Presidente Obama, Levi sbotta

Bjorn, mi hai chiesto i dati dicendo che non hai tempo di guardare l’articolo. … i file RAVI dei dati sono enormi (svariati Gigabyte) e difficili da mandare. E avresti bisogno del programma OptrisPI per leggerli e sapere come usarli.

Manda i propri calcoli.  Passano altri 15 giorni e su arXiv esce il Third Party Report senza la firma di Gålnander (prima di riattaccare il telefono, dirà poi a Marcus Hansson della radio svedese di non aver più alcun rapporto con questa vicenda). Verrà corretto altre due volte per eliminare le incongruenze segnalate in rete da professionisti e dilettanti.

Dopo il ritocco delle misure, a memoria o sulla fiducia, documentato nelle mail, le domande da porre ai protagonisti sono aumentate a dismisura. Alcune sono da casalinga.  Come mai nella stanza dove un reattore produce 355°C stabilmente, durante le 116 ore del test la temperatura media è di 17°C poi corretti in 15°C? Altre sono tecniche. Visto che nelle mail tutti concordano sul fatto che l’emissività del tubo dipinto di nero è irrilevante, perché dedicarle tanto spazio nella relazione finale? Perché trascurare invece un dato molto rilevante, e cioè che quel procedimento aumenta l’errore di un fattore 4?

Altre ancora riguardano la competenza e l’integrità scientifica dei firmatari. Fra gli svedesi nessuno è specializzato in impianti termici, sono dilettanti così come Giuseppe Levi, che sbaglia le misure dal gennaio 2011. Gli capita di nuovo, clamorosamente nell’appendice del TPR dove afferma di aver controllato l’ingresso o meno di corrente diretta con uno strumento per la corrente alternata. L’ingenuità degli svedesi sfiora l’auto-lesionismo. Accettano senza verificare l’allestimento e gli strumenti già decisi, salvo per una termocoppia un tantino patetica, e addirittura che il controllo dell’alimentazione spetti a Rossi. Collegano i due test come fossero confrontabili, pur sapendo che i reattori erano diversi. Pubblicano curve dotate di una regolarità stupefacente, platonica, senza quel rumore di fondo che ci si aspetta da un dispositivo attaccato alla corrente elettrica e nel  quale avvengono reazioni nucleari. O forse no. Nel resoconto del viaggio,

Il livello di radiazione misurato fuori dal reattore durante il test è risultato identico al livello di fondo nella stanza. Dopo il test è stato anche misurato all’interno nel tubo e addirittura nelle poveri, e non è stato trovato alcun livello di radiazione.

Le misure saranno state fatte a mano da Höistad, perché non ci sono altri dati e l’articolo su arXiv non accenna al miracolo di una fusione nucleare priva della benché minima radiazione. Ora gli stessi svedesi scrivono il prossimo Third Party Report, con i risultati del test svolto a Lugano per alcuni mesi e al quale hanno partecipato solo di rado.

Sappiamo per esperienza che la verità finisce col venire a galla. Altri scienziati ripeteranno il vostro esperimento, e scopriranno se era corretto o no. I fenomeni della natura coincideranno o no con la vostra teoria. E magari otterrete una fama temporanea, ma se non avete lavorato con molta accuratezza, la vostra reputazione di scienziato non sarà granché. Sono questa integrità, questa volontà di non ingannarsi che mancano alla ricerca delle scienze da cargo cult. (Richard Feynman, Sta scherzando Mr. Feynman)

Come le precedenti puntate, questa deriva da una collaborazione per la radio nazionale svedese. Si può ascoltare qui la conclusione del reportage di Marcus Hansson.

Crediti immagini: curtis.kennington, Flickr

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4 Commenti su Kall fusion, un’invenzione impossibile #III

  1. La ringrazio per il report accurato, cara Custode. Se non sono troppo audace e troppo oot le chiederei di valutare chi sono questi tizi che, anche a causa della mia ignoranza nella lingua inglese, non riesco bene ad inquadrare se e come appartenenti al variegato mondo dei fusione-freddisti: http://lawrencevilleplasmaphysics.com/
    Cari saluti.

  2. Claudio Casonato // 31 maggio 2014 alle 15:40 // Rispondi

    L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

  3. file “RAVI” davvero, o “RAW” ? 🙂

  4. Robo,
    grazie della segnalazione. Vorrebbe essere fusione calda. Per ora, cito il giudizio di uno specialista: “Not even wrong”.

    Nonilmiopaneta,
    il dubbio era venuto anche a noi, ma si chiamano proprio RAVI.

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