WHAAAT?

Come ti elimino le parti noiose di un video

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WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Il tempo medio speso su una pagina web difficilmente supera i 15 secondi, e seppur sia triste ammetterlo sono probabilmente di più gli articoli abbandonati a metà (ma che dico, un terzo) rispetto a quelli che vengono letti per intero. Per non parlare dei video, che si sono guadagnati molto spazio e, insieme alle animazioni, spesso raccontano più di molte parole. Come spiegava all’International Journalism Festival di Perugia Mariana Santos, motion and interaction designer del Guardian , un’animazione non dovrebbe mai superare un minuto e trenta secondi: non deve sostituire la storia, ma farvi venire voglia di saperne di più. Anche in questo caso – potremmo dire soprattutto – bisogna dunque fare i conti con l’attenzione di chi visiona il video, scongiurando il rischio che si perda il messaggio principale perché sta morendo di noia sui (troppi) minuti di riprese che stanno intorno.

In un momento storico in cui tutto va troppo veloce (e non ci sono più le mezze stagioni e via dicendo) casca a fagiolo l’invenzione degli informatici della Carnegie Mellon University, che hanno elaborato una tecnica per selezionare solo le parti interessanti di un video. E no, non si tratta di ridurre tutto a centinaia di gif divertenti come quelle di Jennifer Lawrence. L’invenzione si chiama LiveLight ed è un metodo che attribuisce maggior valore all’azione, cercando immagini nuove e tagliando quelle che si ripetono più volte o sono troppo simili ad altre già incontrate – quindi prive di eventi significativi. Cosa sopravvive a questo spietato processo che elimina il superfluo? Una sorta di trailer, che non è ovviamente paragonabile a un video elaborato da un professionista ma permette, per esempio, di visionare rapidamente un filmato di sicurezza (individuando subito eventuali avvenimenti atipici e inaspettati) o le lunghe riprese di un evento. Gli inventori di LiveLight stanno anche elaborando un’app dedicata, che permette di “analizzare” rapidamente le riprese fatte con una GoPro, un paio di Google Glass o simili, creando un’anteprima trailer da poter postare sui social media.

Su un computer qualunque LiveLight può riassumere 60 minuti di riprese video in RAW in una o due ore di “lavoro”; se avete a disposizione macchine più potenti, il tutto potrebbe ridursi anche a pochi minuti di elaborazione. Il progetto è stato presentato il 26 giugno alla Computer Vision and Pattern Recognition Conference a Columbus, capitale dell’Ohio. Qui  trovate un video esempio con la rispettiva versione breve. Come spiega Bin Zhao, uno degli inventori, “l’algoritmo non procede mai all’indietro”; mentre processa il video, compila invece una sorta di dizionario del suo contenuto, per poi usarlo per leggere e decifrare le riprese discernendo tra elementi nuovi e ripetizioni.

Crediti immagini: laffy4k, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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