TECNOLOGIA

Un guanto per imparare il Braille

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TECNOLOGIA – Un paio di guanti creati grazie alle tecnologie più avanzate, che permettono di imparare a leggere e scrivere in braille. Persino mentre si sta facendo qualcos’altro. Si tratta dell’invenzione del team di Thad Starner del Georgia Institute of Technology, che già qualche anno fa si era distinto per un altro guanto delle meraviglie: indossandolo mentre si esercitava a un piano, un principiante poteva imparare a suonare le melodie di base in meno di un’ora. Al giorno d’oggi nel mondo ci sono oltre 40 milioni di persone non vedenti, ma solamente il 10% conosce il braille. Per di più, come spesso accade quando si parla di apprendimento, anche questo sistema di scrittura invecchiando diventa più di difficile da imparare.

“Il processo si basa sul PHL, l’apprendimento passivo di tipo aptico”, spiega Starner. “Abbiamo capito che le persone possono acquisire determinate funzioni motorie attraverso la vibrazione, senza doversi concentrare attivamente sulle proprie mani”. A ognuno dei partecipanti allo studio (nessuno si era mai avvicinato al braille prima di allora) è stato consegnato un paio di guanti con dei piccoli motori incorporati all’interno delle nocche. Questi vibravano secondo una sequenza che corrisponde a una frase in braille. Al contempo, segnali acustici particolari informavano le persone di quali fossero le lettere in braille che venivano composte scrivendo quella sequenza. In seguito, privati di ogni tipo di indizio o vibrazione, tutti i partecipanti allo studio dovevano riscrivere la frase.

Per quanto riguarda l’aspetto più sorprendente, ovvero imparare il braille dedicandosi nel frattempo a tutt’altra attività, i partecipanti alla ricerca sono stati coinvolti in un gioco per trenta minuti, con l’indicazione di ignorare gli stimoli provenienti dai guanti: per metà delle persone si trattava sia di vibrazioni che di suoni, per l’altra metà solo di suoni. Terminato il gioco, dovevano togliere i guanti e scrivere la frase che avevano imparato. “Le persone del gruppo di controllo sono riuscite a ottenere lo stesso risultato del primo test anche al secondo tentativo”, spiega Starner, “ma quelle che durante il gioco avevano percepito anche le vibrazioni si sono dimostrate di un terzo più accurate”. Il vero stupore, dunque, anche per gli scienziati è arrivato dalle enormi potenzialità dell’apprendimento passivo. “Abbiamo scoperto che le persone possono trasferire le conoscenze imparate dallo scrivere in Braille alla lettura”, spiega Caitlyn Seim, co-autrice della ricerca. “Dopo il test di scrittura, chi si era sottoposto all’apprendimento passivo era in grado di leggere e riconoscere oltre il 70% delle lettere all’interno della frase”.

Seim ha già intrapreso una nuova ricerca, per determinare le potenzialità effettive del PHL: l’obiettivo è insegnare l’intero alfabeto braille in quattro sessioni, e il 75% dei partecipanti coinvolti finora (si tratta ancora di un piccolo gruppo di controllo) lo ha raggiunto, seppur commettendo qualche errore. I risultati della linea di ricerca del gruppo di Starner e Seim verranno presentati tutti a settembre al 18esimo International Symposium on Wearable Computers (ISWC).

Crediti immagine: Roland DG Mid Europe Italia, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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