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Ebola, l’OMS dichiara “è emergenza sanitaria internazionale”

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ESTERI – L’epidemia di ebola attualmente in corso in Africa è un’emergenza di salute pubblica di livello internazionale: per evitare ulteriori contagi saranno necessarie misure straordinarie di contenimento. Questa la dichiarazione del comitato di emergenza istituito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), riunitosi durante una conferenza stampa tenutasi a Ginevra. L’ebola ha causato finora 932 decessi nei quattro paesi colpiti, confermando la propria pericolosità dovuta all’elevata virulenza: il tasso di mortalità ha superato il 50%.

L’appello è rivolto alla comunità internazionale in quanto l’epidemia, che settimane fa era già stata identificata come la più grave della storia per durata ed entità, ha colpito paesi che non hanno le risorse per far fronte all’infezione. Da qualsiasi punto di vista, che si tratti di risorse materiali o finanziamenti, i rispettivi sistemi sanitari sono attualmente troppo deboli. Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, ha sottolineato che quello dell’organizzazione è un diretto richiamo alla solidarietà internazionale, rivolto anche a quei paesi che non ritengono concreta la possibilità di un contagio entro il proprio territorio. L’epidemia, iniziata a marzo in Guinea, a oggi è arrivata in Sierra Leone, in Liberia (ora in stato d’emergenza) e infine anche in Nigeria, dove il primo caso identificato risale al 20 luglio e pochi giorni fa è stato annunciato un altro decesso, un medico.

Simili appelli da parte dell’OMS li ricordiamo per la pandemia di influenza suina nel 2009, e per la polio nel maggio 2014. Si tratta sempre di eventi considerati “straordinari”: seppur con la ferma intenzione di evitare allarmismi ingiustificati, l’organizzazione sottolinea che le conseguenze di un’ulteriore espansione sarebbero estremamente serie, rendendo più che mai necessaria la risposta internazionale. Non esiste a oggi una terapia mirata né un vaccino ufficiale (sono ancora fermi nei laboratori, ne parlavamo qui). Le cure mirano perciò a lenire i sintomi con i quali il virus si presenta, come febbre alta, diarrea e vomito.

Se finora la possibilità di usare i farmaci sperimentali sui pazienti malati era esclusa, trattandosi di medicinali che non hanno ancora superato i trial per determinarne la sicurezza sugli esseri umani, l’OMS ha annunciato che all’inizio della prossima settimana anche questa questione verrà discussa. “Ci troviamo in una situazione atipica con questa epidemia”, commenta Marie-Paule Kieny dell’agenzia ONU. “Si tratta di una malattia con elevato tasso di mortalità, e non abbiamo né un trattamento né un vaccino. Dobbiamo dunque rivolgerci agli eticisti medici, affinché ci indirizzino verso il provvedimento più responsabile”.

Seppur la prima preoccupazione sia ovviamente la sicurezza delle persone, non si tratta dell’unica problematica. Lo stesso personale sanitario che lavora in loco è scettico riguardo all’utilizzo dei farmaci sperimentali per le cosiddette “cure compassionevoli”. Rischierebbero infatti di aumentare la già elevata diffidenza che le popolazioni locali nutrono nei confronti dei medici stranieri.

 Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: NIAID, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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