SCOPERTEULISSE

Agosto: il mese della preistoria

ere geologiche
SCOPERTE – Pare che l’archeologia preistorica quest’anno abbia deciso di non andare in vacanza. Nelle ultime settimane infatti le agenzie di stampa battevano tre notizie di primo piano riguardanti i nostri più antichi antenati. La prima, di cui abbiamo parlato più distesamente qui consiste nel fatto che un gruppo di ricercatori di Harvard è riuscito a ricostruire per la prima volta un modello tridimensionale di alcuni nostri antichissimi antenati, vissuti da 575 a 540 milioni di anni fa. La seconda e la terza notizia invece raccontano un’epoca relativamente più recente, l’era degli ominidi. La prima delle due riguarda la possibilità che l’uomo di Neanderthal sia in realtà vissuto molto prima di quello che abbiamo finora creduto, cioè circa 40mila anni fa, e la seconda addirittura pare scrivere la parola fine alla possibilità che il cosiddetto “Bambino di Taung” che si è ritenuto fino a oggi il primo individuo infantile simile all’uomo, in realtà lo fosse davvero.

Ma andiamo con ordine e torniamo indietro a 575 milioni di anni fa. Siamo nell’Ediacarano, prima dell’inizio del Paleozoico, il cui primo periodo, il Cambriano è, per capirci, il periodo in cui le terre emerse furono disperse in un gran numero di continenti relativamente piccoli. Ci troviamo dunque assai prima della famosa Pangea. Ebbene, un gruppo di ricercatori di Harvard sarebbe riuscito a ricostruire la forma delle primitivissime forme di vita che popolavano le profondità marine di questa antica Terra, i rangeomorfi, il cui aspetto ricorda quello di una foglia, ma che in realtà erano animali. La loro morfologia, affermano gli scienziati, seguiva l’andamento dei frattali permettendo a queste primitive forme di vita animali di nutrirsi per osmosi. Questo risultato significativo è stato pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas.

Facciamo un balzo (relativamente) in avanti, tra i 200.000 e i 40.000 anni fa, nel periodo denominato Paleolitico Medio. Negli stessi giorni in cui usciva la notizia del modello 3D per i rangeomorfi, su Nature usciva uno studio condotto dall’Università di Oxford a cui hanno partecipato fra gli altri anche dei ricercatori italiani, che avanza l’ipotesi secondo cui in realtà l’uomo di Neanderthal si sarebbe estinto molto prima di quanto pensato fino a oggi, circa 40 000 anni fa, per lasciare gradualmente il passo all’uomo moderno. L’Italia ha giocato un ruolo chiave non solo per la collaborazione a livello di ricerca, ma per aver fornito alcuni dei luoghi dove gli archeologi hanno compiuto i loro rilevamenti: dalla Grotta del Cavallo e dal Riparo l’Oscurusciuto in Puglia, al Riparo Bombrini in Liguria, dalla Grotta di Fumane in Veneto fino a Castelcivita in Campania. Oltre a reperti provenienti da 40 siti in tutta Europa, che sono poi stati portati nei laboratori inglesi e sottoposti a un innovativo sistema di datazione basato sulla spettrometria di massa con acceleratore.

Ma se possiamo comunque continuare a considerare l’uomo di Neanderthal come un nostro antenato, pare che non possiamo fare lo stesso con il “Bambino di Taung”, un fossile rinvenuto in Sudafrica negli anni Venti e che gli archeologi ritengono il primo esempio di individuo infantile simile all’uomo mai ritrovato, dato che risalirebbe a 2,3 milioni di anni fa. Siamo nel periodo detto Pleistocene, il periodo in cui gli studiosi ritengono sia vissuto Homo Habilis. Attualmente i reperti del Bambino di Taung sono conservati presso l’Università di Witwatersrand, in Sudafrica, e proprio da un team di ricercatori di questa università, ha pubblicato su Pnas uno studio secondo cui confrontando Taung con fossili di scimpanzè e bonobo sarebbe emerso che il famoso “bambino” in realtà non si sarebbe mai potuto evolvere nell’Australopitecus Africanus, cioè in un antico ominide. Il bambino di Taung dunque non sarebbe un antenato dell’uomo, e questo sarebbe dimostrato dallo sviluppo del lobo prefrontale, che non sarebbe compatibile con la morfologia del cervello che si rivelerà invece fondamentale per lo sviluppo del comportamento umano.

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Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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