In evidenzaPOLITICAULISSE

Il piano di Renzi per la scuola italiana

13706574073_9815268b42_zPOLITICA – Sono sei i punti essenziali del pacchetto di interventi annunciati stamane dal presidente del Consiglio Matteo Renzi ed elaborati assieme alla ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. Quello che, stando alle sue parole, non dovrebbe essere “L’ennesima riforma, ma un patto educativo”. Pronti a partire il piano straordinario che prevede l’assunzione di quasi 150mila precari per decreto entro l’inizio del prossimo anno scolastico e il disegno per una maggior meritocrazia negli scatti di carriera. Immancabile il paragrafo sugli investimenti, ma si discute anche di limare la burocrazia e di come favorire i legami tra scuola e mondo del lavoro. Spicca la volontà di trovare il più presto possibile le sinergie giuste tra le forze in gioco attraverso la raccolta di opinioni e proposte degli studenti, degli insegnanti e dei presidi di tutti gli istituti scolastici d’Italia (anche se non è ben chiara la modalità con cui verrà portata avanti questa stretta collaborazione).

Ecco in breve tutti i contenuti del piano La buona scuola, consultabile in forma estesa sul sito passodopopasso (e qui in formato pdf), il diario di bordo online dei (tanto discussi) Mille Giorni entro i quali questo governo si propone di riportare a galla il Paese.

Precariato e “supplentite”

In parole semplici: assumere in modo stabile tutti i docenti di cui la scuola ha bisogno e ridurre drasticamente le supplenze, abolendo in particolare quelle annuali. Questo con l’intento di offrire maggiore continuità nella didattica, rendere possibile il tempo pieno e favorire le attività complementari, il recupero e il sostegno.

La sfida è riuscire ad assumere entro un anno un totale di 148.100 docenti, i cosiddetti precari storici e tutti i vincitori e gli idonei dell’ultimo concorso. Quanto costerà? Circa 3 miliardi di euro. Ma non solo: in calendario è prevista, con un nuovo concorso segnato per la primavera prossima, l’assunzione di ulteriori 40mila persone abilitate per sostituire, tra il 2016 e il 2019, coloro che andranno in pensione.

Lo sviluppo di carriera dei docenti

Stando al fascicolo di Renzi, qui la parola d’ordine dovrà tornare a essere “merito”. Punto di forza per l’avanzamento di carriera di chi insegna dovrà essere la formazione in servizio, da vedere non più come una questione prettamente burocratica, bensì come una possibilità di rafforzamento del profilo professionale e un reale investimento per la propria crescita come docente.

La possibilità di aumentare di grado (e quindi avere diritto a una maggior retribuzione) si affaccerà periodicamente ogni tre anni, non avverrà più “per anzianità”, come accaduto finora, e coinvolgerà due terzi degli insegnanti di ogni scuola: quelli che avranno maturato più crediti nel triennio precedente. L’entità degli scatti di stipendio? La proposta è di circa 60 euro al mese.

Autonomia scolastica

Più autonomia, meno burocrazia, più trasparenza. Questi i termini al centro del discorso sul rafforzamento della governance scolastica (e quindi del potere – e delle responsabilità – dei presidi e degli organi collegiali), che Renzi intende portare avanti su tre fronti.

Da un lato incrementando il livello di autonomia di ciascun istituto in modo da favorire in primo luogo la formazione di reti di scuole, dar loro la possibilità di chiamare direttamente i docenti, senza intermediari, e plasmare in modo indipendente i piani di studio. Dall’altro con l’istituzione di un registro online dove di ciascuna scuola riportare i dati sul budget, la valutazione e i progetti finanziati: una svolta (finalmente) verso gli open-data per imparare a capire e usare le informazioni sulla scuola italiana. Dall’altro ancora, coinvolgendo gli stessi istituti nello svecchiamento delle pratiche burocratiche più pesanti per rendere più veloci i processi. In questo caso la domanda è diretta e pungente: “Cari presidi, amministrativi, docenti, qual è stata la norma più assurda con cui vi siete scontrati per riuscire a fare una cosa bella nella vostra scuola?”.

Le materie e i programmi

Preservare il nostro patrimonio storico, culturale e creativo è impossibile secondo Renzi senza la reintroduzione di materie come la musica, la storia dell’arte e il disegno nei programmi scolastici, subito dalla prima infanzia. Con un occhio alla salute invece, La buona scuola punta al rilancio dell’attività fisica come arma per contrastare il crescente sovrappeso tra la popolazione infantile già dalla scuola primaria.

Sull’alfabetizzazione invece, tutto ruota attorno alle lingue straniere e al digitale, dove l’obiettivo è portare i giovani, indipendentemente dall’indirizzo scolastico, verso i livelli europei. Qui una novità sarà l’introduzione entro i prossimi tre anni di lezioni specifiche di programmazione sin dalla scuola primaria, anche sfruttando il canale interattivo code.org di ispirazione anglo-americana.

Infine, per contenere le lacune riscontrate nei giovani in materia finanziaria, si prevede di integrare i programmi della scuola di secondo grado con concetti di economia e diritto.

Più link tra scuola e lavoro

“In Italia abbiamo 700 mila disoccupati tra i 15-24enni, e 4 milioni 355 mila ragazzi che non studiano, non lavorano, non sono in for­mazione (c.d. NEET), in grossa parte alimentati da una dispersione scolastica tra le più alte d’Europa (17,6%)”. Esordisce così il capitolo dedicato a riformare i rapporti tra il settore dell’istruzione e il mondo del lavoro, dove tutti gli sforzi sembrano mirati a integrare il più possibile i due campi e rendere più sistematiche le iniziative che prevedono esperienze lavorative dirette già durante l’età scolare. Ma anche un uso più diffuso, concreto e orientato al problem-solving dei laboratori, in particolare quelli di indirizzo scientifico (questo perché gli iscritti all’università presso le facoltà scientifiche sono sempre meno).

I costi, tra investimento e spending review

A detta di Renzi, i fondi da dedicare all’istruzione aumenteranno, ma parallelamente a una massiccia revisione e ridistribuzione della spesa. Il governo prevede inoltre di attrarre risorse private (attraverso imprese, fondazioni, ma anche singoli cittadini) mediante incentivi statali e semplificazioni burocratiche.

Funzionerà? Lo scopriremo (in teoria) nell’arco di 12 mesi: il tempo che il premier e il ministro si sono dati ufficialmente per costruire le fondamenta per questa raffica di cambiamenti.

Nel frattempo chi frequenta o lavora in una scuola potrà dire la propria tra il prossimo 15 settembre e il 15 novembre, il periodo in cui, andando “scuola per scuola, aula per aula” (cit.) verranno raccolte le opinioni delle persone direttamente coinvolte. Sempre che non vogliate scrivere a Renzi su matteo@governo.it, l’indirizzo con cui lo stesso ci invita a partecipare attivamente e che (purtroppo) rappresenta l’unico punto di contatto con i cittadini. Dato che (come al solito in questi casi) non è possibile esprimere alcun commento direttamente sulla pagina dell’iniziativa.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagine: Carissa Rogers, Flickr

4 Commenti

  1. La chimica , la fisica e le scienze naturali oggi nella scuola dalla primaria alle medie alla secondaria non hanno alcuna direttiva chiara su come debbono essere insegnate. C’è chi predilige un discorso in parte storico, chi li fa studiare sul libro a “ripetere”, chi non sa letteralmente che pesci pigliare per le difficoltà di livello: FENOMENO-TEORIA O MODELLO-FORMULE. Questi tre livelli che vanno intesi non come “muri” da scalare letteralmente ma come concetti da fare integrare tra loro nella scuola italiana NON ESISTONO. La questione della fenomelogia nella scienza è fondamentale , se non si capisce l’esperimento, se le attrezzature non si possono toccare, se i laboratori sono posti tabù dove lo studente è troppo spericolato per entrarvi che cosa insegniamo allo studente? Insegniamo la meccanica del sapere, del fare senza capire , la ricetta senza logica e senza scienza. Per rivoluzionare l’insegnamento scientifico è necessario raccogliere innanzitutto tutti coloro che almeno hanno scritto un libro di chimica, di fisica o di scienze durante la loro funzione docente, tutti coloro che hanno fatto i supervisori nella didattica delle materie scientifiche, tutti coloro che hanno partecipato ad almeno cinque eventi scientifici come progetti nazionali o e anche internazionali, tutti coloro che docenti di materie scientifiche conoscono o hanno fatto uno o più master in lingua inglese. Coloro che posseggono “insieme “ queste qualità vanno preservati letteralmente come una casta ed hanno l’obbligo governativo di plasmare I loro colleghi meno preparati per generare protocolli di filosofia della scienza, di questioni di problem solving, di scrivere articoli scientifici. (Notate che sto parlando dei docent non degli studenti). Ma come puoi raccontarmi la scienza tu professore, se tu non hai mai scritto un articolo scientifico? Ma come puoi tu professore parlare di scienza se non sei mai andato a partecipare ad un convegno, se non sai quali sono oggi le direzioni primarie della ricerca scientifica nel settore in cui insegni, se non colleghi il tuo sapere con l’innovazione a livello industriale nelle aziende, se non sai comunicare con I manager aziendali, se non porti I tuoi studenti a vedere a fare la scienza dentro l’università dentro I centri di ricerca. Tutto ciò sembra scollegato dallo stare in aula pensano I Dirigenti Scolastici vecchio stampo quelli per I quali ciò che conta è “SIEDITI E STAI SEDUTO” cinque ore in classe ad annoiarti. La scuola non può essere un posto fisso dove docenti e studenti stanno in classe ad oltranza. La scuola deve essere un vero e proprio CENTRO DI PROGRAMMAZIONE DELLA CULTURA. Studenti e docenti debbono sapere già all’inizio dell’anno scolastico: Quali Università visiteranno in quali giorni e per quante ore e per fare che, quali aziende della tua zona possono fornire applicazioni reali del fare scienza , e ciò che si studia è veramente utile. Programmare Stage di mesi, o settimane presso aziende inerenti in linea di massimo al programma didattico. Programmare eventi all’interno della scuola che coinvolgono Università Enti di ricerca, Aziende, Ditte specializzate ecc. Far confluire nella scuola le attività reali che avvengono nel territorio. Far confluire dalla scuola all’azienda l’attività formative utile in continuo per costruire competenze. Tutto ciò che per un lettore non abituato può sembrare un grande confusion è invece l’attività propria della funzioni scientifica e docente. Attenzione che la programmazione culturale-di stage- di eventi-comunicazione va PROGRAMMATA CLASSE PER CLASSE o PER CLASSI OMOGENEE. Pertanto innanzitutto bisogna scegliere I professori docent più preparati, leggere il loro curriculum e valutarli realmente senza tenere conto di appartenenze. Fare selezioni in continuo. Separare, valutare, comprendere la funzioni docente oggi sarà un compito sempre più importante se vogliamo che la nostra scuola diventi una vera istituzione di serie A.

  2. Io non ho capito da quando questo “patto educativo” andrebbe a regime. Perché l’anno scolastico sta per cominciare e molti docenti di terza fascia lavoreranno. E quindi mi chiedo: con quale spirito lo faranno, sapendo che la loro graduatoria verrà abolita? E che di conseguenza tanti tra lro dovranno cambiare totalmente prospettiva lavorativa.

  3. insomma… di spiegare ai ragazzi come funziona lo stato italiano eliminando religione e reintroducendo educazione civica non se ne parla… per la serie “che siano bravi schiavi ma non sappiano mai come li governiamo”

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: