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Nativi digitali ma poco emotivi

4488250788_83e9158cab_zRICERCA – Passare ore davanti a uno schermo elettronico potrebbe rendere più difficile la comprensione delle emozioni altrui. Questa la conclusione di un gruppo di ricercatori dell’UCLA, che hanno studiato la capacità di leggere le emozioni umane di un centinaio di bambini di 11 anni e pubblicato i risultati su Computers in Human Behavior. Ciò è stato fatto tramite due test.

Nel primo, ai bambini sono state presentate 48 fotografie raffiguranti volti di persone che esprimevano emozioni di diverso tipo e con diversa intensità. Ciascuna foto veniva mostrata per due secondi, dopodiché i bambini dovevano segnare su un foglio l’emozione che avevano identificato nell’immagine. Il secondo test consisteva in dieci video nei quali erano rappresentate delle scene di vita quotidiana, prive però di contenuto verbale. Dopo aver visto ciascun video, ai partecipanti veniva chiesto di giudicare lo stato emotivo degli attori.

Questi test sono stati effettuati su due gruppi di bambini, sia all’inizio sia alla fine dello studio. Un gruppo di bambini aveva passato i cinque giorni precedenti al test in un campo naturale e scientifico nel quale non era concesso l’uso di televisione, computer e smartphone, e i loro risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti da un altro gruppo di coetanei provenienti dalla stessa scuola, che in quei cinque giorni erano rimasti nel loro ambiente abituale.

Privi di apparecchi elettronici, i bambini del primo gruppo si sono dedicati per cinque giorni a varie attività – gite, giochi e attività all’aria aperta, esercitazioni di tiro con l’arco, prove di orientamento – ricche di opportunità di interazioni personali dirette e ciò ha migliorato in maniera significativa la loro capacità di lettura emotiva rispetto ai loro coetanei rimasti a scuola, che hanno passato in media quattro ore e mezza al giorno davanti a uno schermo elettronico, sia nel test delle fotografie sia in quello dei video.

Pur riconoscendo alcuni limiti nell’esperimento, i ricercatori hanno concluso che il legame fra un ambiente saturato di media elettronici e una minore capacità di intuire le emozioni umane è innegabile. Il prossimo passo delle loro ricerche consisterà nel verificare gli effetti di diversi tipi di attività sostitutive degli schermi elettronici, per capire se il miglioramento nell’interpretazione delle emozioni sia dovuto più alla riduzione dell’uso di questi apparecchi o più all’aumento delle interazioni faccia-a-faccia.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Marcus Kwan, Flickr

Michele Bellone
Sono un giornalista e mi occupo di comunicazione della scienza in diversi ambiti. I principali sono la dissemination di progetti europei, in collaborazione con Zadig, e il rapporto fra scienza e narrativa, argomento su cui tengo anche un corso al Master di comunicazione della scienza Franco Prattico della SISSA di Trieste. Ho scritto e scrivo per Focus, Micron, Oggiscienza, Oxygen, Pagina 99, Pikaia, Le Scienze, Scienzainrete, La Stampa, Il Tascabile, Wired.it. Ho anche un blog: www.lineegrigie.it

1 Commento

  1. […] TECNOLOGIA – No al Wi-fi nelle scuole, poi gli studenti si distraggono (o altre conseguenze poco chiare). Come se non ci fosse la connessione dati, peraltro. No ai cellulari, ai tablet, i ragazzi imparano meno perché durante le spiegazioni fanno altre cose. No a twittare tutto il tempo anche se è sulla conferenza che si sta seguendo, si perde il filo del discorso e gran parte delle informazioni. Siete d’accordo con almeno uno di questi tre punti? Perché di questi tempi, con le (non più così) nuove tecnologie che entrano in classe e lo smartphone che spesso diventa surrogato di un block-notes, non si può di molto rimandare il dare una risposta alle molte domande aperte, dall’apprendimento all’aspetto della questione che riguarda l’empatia. […]

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