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Il premio Nobel per l’economia a Jean Tirole

640px-Tirole_jeanCRONACA – I toto-Nobel per l’economia davano come favoriti, per quest’anno, Philippe M. Aghion e Peter W. Howitt per i loro studi condotti sul concetto di distruzione creativa come modello di crescita. Ma anche la coppia William J. Baumol e Israel K. Kirzner, per le loro innovative analisi sulla realtà dell’mprenditorialità. Il premio, che a ragion veduta era considerato tra i più difficili per fare pronostici attendibili, è invece andato a Jean Tirole dell’Università di Tolosa, considerato uno degli economisti più influenti del nostro tempo per le sue indagini sull’eterogeneità delle imprese. La motivazione del riconoscimento è stata “per i suoi studi su regolamentazione e potere di mercato”, ovvero su come mantenere produttive le aziende più grandi in condizione di monopolio, ed evitare gli abusi che danneggiano la concorrenza di mercato.

In assenza di una regolamentazione adeguata tali condizioni di mercato possono infatti avere conseguenze indesiderate, come prezzi elevati ma non motivati dai costi effettivi oppure la sopravvivenza di aziende e realtà improduttive, ma che bloccano l’accesso al mercato di altre nuove. L’ampia analisi di Tirole arriva a porsi una fondamentale domanda: in che modo dovrebbero comportarsi i governi di fronte ai cartelli, e come dovrebbero regolare i monopoli? Le regole di mercato attuali, secondo il nuovo premio Nobel, possono funzionare bene solamente in determinati frangenti, mentre in altri sono più dannose che altro, senza portare alcun vantaggio reale. Se da una parte stabilire un price cap permette di ridurre i costi, dall’altra permette a volte profitti eccessivi. Se una fusione tra aziende può incoraggiare l’innovazione, dall’altra può compromettere la competizione. E così via. Una regolamentazione adeguata dovrebbe perciò adattarsi in maniera adeguata alle condizioni specifiche delle varie industrie, un tipo di policy che Tirole ha ampiamente descritto in una serie di libri e articoli specialistici: l’obiettivo rimane incoraggiare la produttività, evitando al contempo di danneggiare la competizione e i clienti.

Nel 2013 il riconoscimento era andato a Eugene F. Fama, Lars Peter Hansen e Robert J. Shiller, per i loro studi sull’analisi empirica del prezzo degli asset. Gli studi dei tre economisti avevano analizzato approfonditamente la possibilità di prevedere l’andamento dei prezzi delle attività nel medio termine, ovvero in un periodo variabile tra i tre e i cinque anni. Un’unica volta, nel 1985, il premio per l’economia andò a un italiano; Franco Modigliani del Massachussetts Institute of Technologhy (MIT), per le sue “analisi pionieristiche sul risparmio e sui mercati finanziari”.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Mme Tirole – IDEI, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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