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Come evitare le gravidanze under18

Con più accesso alla contraccezione diminuiscono le "piccole mamme". E in Italia?

https://www.flickr.com/photos/ybrad/5921464613/in/photolist-2buvpn-bEzM4s-63hQMb-8572kK-5u2UzQ-crXq1w-8572jc-8572mB-85a8Yd-a6uWSH-a6xP47-6RUFMW-a2g48t-acTrLG-6aAKFt-9TBPqZ-MuvxrSALUTE – Ricordate il film Juno? Raccontava di una ragazzina incinta e della sua decisione di dare in adozione il bambino. Una storia tipicamente americana e in effetti gli Stati Uniti sono uno dei paesi occidentali con il più alto tasso di gravidanze under 18, con le sue 600.000 adolescenti che, ogni anno, si trovano tra le mani un test positivo. La questione è talmente seria – per i numeri coinvolti e le conseguenze dell’evento, sia sulla salute e lo stato sociale di madri e bambini, sia sulle finanze governative – che se ne occupa addirittura un’iniziativa presidenziale, con l’ovvio obiettivo della prevenzione. Ora, i risultati di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine suggeriscono che per ridurre il fenomeno delle “piccole mamme” basterebbe abbattere le tre barriere che separano le ragazze dai cosiddetti LARC, i contraccettivi a lungo termine come spirale e impianto sottocutaneo di ormoni progestinici.

Mancanza di informazione sull’efficacia dei vari metodi di contraccezione, disponibilità limitata e costi elevati: sono questi gli ostacoli che impediscono a molte adolescenti americane di utilizzare i contraccettivi considerati più sicuri per evitare gravidanze indesiderate, perché dopo l’applicazione non ci si pensa più per un bel po’. Così, all’Università di St.Louis si è pensato di provare a rimuovere questi ostacoli, per vedere se cambiava qualcosa nella frequenza delle gravidanze under18. Allo studio, denominato CHOICE, hanno partecipato oltre 1400 ragazze tra i 14 e i 17 anni, seguite per almeno un paio d’anni. Le partecipanti hanno ricevuto informazioni specifiche su benefici e rischi dei vari metodi di contraccezione, ricevendo gratuitamente il contraccettivo desiderato. Il 72% ha scelto un LARC e il 28% un altro metodo.

I risultati parlano chiaro: nel periodo 2008-2013, c’è stata ogni anno una media di 34 gravidanze ogni 1000 ragazze partecipanti allo studio, contro le 158,5 ogni 1000 conteggiate nel resto del paese. Anche il tasso di abortività è stato molto più basso: 9,7 contro 41,5 per 1000. Dunque, se le ragazze sono adeguatamente informate e messe in condizione di utilizzare i contraccettivi più efficaci, il rischio di una gravidanza indesiderata si abbassa di molto. A conferma che certe politiche di sanità pubblica servono, soprattutto in un paese con un sistema sanitario particolare come quello Usa, e dove permangono forti disuguaglianze sociali. Non a caso, i tassi di gravidanze under 18 sono molto più alti tra le teenager di origine ispanica o afroamericana, che sono anche le più a rischio di emarginazione sociale.

E in Italia? Da noi le cose sembrano andare meglio. Secondo dati Istat, le nascite da madri minorenni nel nostro paese sono limitate e in calo: dalle 2865 del 2000 alle 2124 del 2012, ultimo anno disponibile. In effetti in questo senso siamo tra i paesi europei più virtuosi, come mostrano dati Eurostat appena elaborati dall’Office for National Statistics del Regno Unito.

Fonte: dati Eurostat data, elaborati dall'Office for National Statistics
Fonte: dati Eurostat data, elaborati dall’Office for National Statistics

E virtuosi lo saremmo anche per quanto riguarda il numero di aborti sotto i 18 anni. Secondo l’ultima relazione del Ministero della salute al Parlamento sull’attuazione della legge 194, riferita al 2012, il tasso di abortività delle ragazze italiane under18 è pari al 4,4 per 1000, che sale al 6,3 per 1000 per le under 20, uno dei più bassi d’Europa.

Fonte: Relazione del Ministro della salute sull'attuazione della legge 194/78 (dati definitivi 2012)
Fonte: Relazione del Ministro della salute sull’attuazione della legge 194/78 (dati definitivi 2012)

Tutto merito di un’adeguata contraccezione? Non proprio. «In realtà non disponiamo di dati precisi sulle scelte contraccettive fatte dalle adolescenti italiane» sottolinea il ginecologo Emilio Arisi, presidente della Società medica italiana della contraccezione. «Però le sensazioni raccolte dagli operatori “sul campo”, per esempio negli ospedali e nei consultori, insieme ai risultati di qualche indagine sporadica condotta su piccoli numeri ci dicono che le ragazze italiane sono poco informate e si affidano poco alla contraccezione». La buona performance dell’Italia dipenderebbe dunque da altri fattori: «Componenti sociali o antropologiche, per esempio» sostiene Giovanni Fattorini, presidente dell’Associazione ginecologi territoriali e autore del recente I consultori in Italia. «In generale c’è un rapporto più stretto tra adolescenti e famiglie, che pongono sul tema dell’attività sessuale un’attenzione e una considerazione diversa rispetto a quanto accade in altri paesi. Forse in modo inconsapevole, questo atteggiamento più attento viene interiorizzato dai ragazzi». Arisi chiama in causa anche la cultura cattolica tipica del nostro paese, che tende a reprimere la sessualità e a impedire un uso esteso della contraccezione.

Un quadro con luci e ombre, dunque, che suggerisce di non abbassare la guardia e di darsi da fare per migliorare le cose. Anche perché, come denuncia già da qualche anno la Società italiana di ginecologia e ostetricia, nel nostro paese si sta abbassando l’età del primo rapporto sessuale, e in alcuni regioni sembra esserci un piccolo, ma preoccupante aumento di “piccole mamme”. Che fare, allora? «Puntare molto sullo Spazio giovani, un servizio dedicato dai consultori proprio ai ragazzi. Si tratta di presidi territoriali che andrebber potenziati» dichiara Fattorini. «E, ancora, promuovere campagne di consapevolezza e di educazione psico-affettiva e sessuale che devono basarsi sull’alleanza famiglia-scuola-sistema sanitario». Per le ragazze alle prese con le prime esperienze sessuali, invece, l’invito di Arisi è alla sicurezza, con il cosiddetto double dutch, o doppia protezione, la combinazione di metodi a lungo termine – più efficaci contro le gravidanze indesiderate perché non bisogna ricordarsi periodicamente di assumerli – e di metodi barriera come il preservativo, per evitare il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale (Aids compreso).

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: shingleback/Flickr

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

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