AMBIENTE

Identificato il virus killer di stelle marine

E' un densovirus ed è il responsabile della terribile moria di stelle marine nella costa ovest degli USA, identificato grazie all'aiuto di reperti da mueso

170985394_81a9cb735c_zAMBIENTE – Una misteriosa malattia ha decimato a partire dal giugno 2013 un’enorme quantità di stelle marine sulla costa pacifica nordamericana e ora gli scienziati ne hanno scoperto la causa. Il responsabile è il virus Sea Star Associated Densovirus che ha dato origine alla Sea Star Wasting Disease, ed è stato individuato da un gruppo di microbiologi della Cornell University, grazie agli esemplari conservati nel Museo di Storia Naturale di Los Angeles. Le collezioni biologiche presenti nei musei rappresentano infatti una sorta di album fotografico della vita sulla Terra, e come tali vengono spesso utilizzate per investigare i problemi ambientali. Per fare un esempio, mentre gli addetti alla salute pubblica americana analizzano i livelli di mercurio presenti nei pesci e negli uccelli, i ricercatori nel frattempo studiano i reperti presenti nel musei per stabilire i cambiamenti storici della contaminazione da mercurio. Una tecnica comparativa usata quotidianamente che questa volta ha reso possibile una scoperta molto importante, dando una spiegazione della misteriosa malattia che ha colpito uccidendole, numerose stelle marine nella costa ovest degli States, dall’Alaska alla baia californiana. Una moria che ha decimato almeno 20 differenti tipi di stelle marine, incluse la famose “ochre star” e la multibraccia “sunflower star”.

L’impatto ecologico di questo sterminio, non serve neanche dirlo, avrà delle conseguenze importanti sull’ecosistema marino di quell’area. Le stelle marine sono infatti voraci predatori con un ruolo chiave nella regolazione dell’ecologia dei fondali oceanici.
Quello che questi studi comparativi hanno permesso di scoprire è che il virus era in realtà presente almeno da 72 anni. È stato infatti rilevato in esemplari raccolti nel 1942, 1980, 1987 e 1991. La ragione per cui il virus si è risvegliato provocando l’epidemia – suggerisce lo studio – risiede nella sovrappopolazione di stelle marine degli ultimi tempi, nei cambiamenti climatici e non da ultimo nella mutazione del virus stesso nel tempo.
Individuare il virus però non è certo stato semplice. Ci sono infatti – spiegano gli autori dello studio, apparso su Proceedings of the National Academy of Sciences – 10 milioni di virus in una goccia di acqua di mare, perciò scovare quello che ha provocato la malattia è stato come cercare un ago in un pagliaio.

@CristinaDaRold

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Chris Lott, Flickr

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

4 Commenti

  1. Caspita, finalmente una buona notizia!
    Non è stata la CO2, pare “colpevole” di tutto !
    Anche se il riferimento ai soliti … “Cambiamenti climatici” non poteva mancare, anche se – opportunamente – questa volta di è evitato (forse per pudore scientifico!) di indicare “C.C. Antropogenici” !

    Meno male!

  2. Va bene che gli USA sono importanti ma scrivere: ” nella costa ovest degli States, dall’Alaska alla baia californiana.” mi pare trascurare due stati non piccoli, il Canada e il Messico, forse sarebbe meglio scrivere: ” nella costa ovest del Nord America, dall’Alaska alla Bassa Californiana (o Baja California, volendo). Grazie.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: