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L’origine dell’attacco (quasi) perfetto della libellula

Il successo degli attacchi predatori della libellula può raggiungere anche il 95%, a cosa è dovuta questa abilità?

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RICERCA – Una macchina perfetta, un predatore invidiabile. La libellula, quando è “a caccia”, non lascia quasi mai scampo. Ora un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature da un team di scienziati dello Howard Hughes Medical Institute, ha scoperto che il suo successo è dovuto alla capacità di prevedere le risposte degli insetti a un possibile attacco. Un comportamento finora mai osservato negli insetti.

Normalmente gli insetti nella predazione sfruttano un meccanismo di inseguimento piuttosto semplice, che consiste nel movimento in relazione alla posizione della preda da catturare. In particolare, il predatore cerca di muoversi verso l’obiettivo, mantenendo costante l’angolo di mira. Si tratta di una strategia efficace in presenza di prede che mantengono un andamento “balistico” piuttosto lineare. Inoltre è economico perché non richiede troppi sforzi in termini di elaborazione e aggiornamento dei percorsi.

Ma il successo degli attacchi predatori della libellula può raggiungere anche il 95%, una percentuale altissima e difficile da spiegare con questa semplice strategia. Non solo. Le prede delle libellule sono insetti, come zanzare e moscerini, capaci di seguire traiettorie complesse, variabili e con scatti improvvisi. Questo richiederebbe, quindi, un continuo cambiamento dell’assetto del corpo della libellula. Una strategia come quella spiegata sopra, invece, ridurrebbe sicuramente la percentuale di successo degli attacchi.

Per questo motivo un gruppo di ricercatori di vari ambiti, dalle neuroscienze alla biologia, ha cercato di capire quale potesse essere il motivo di questo tasso di successo così alto. Come scoprirlo?

I ricercatori hanno riprodotto in laboratorio un ambiente di caccia, ripreso costantemente con delle telecamere in grado di tracciare i velocissimi spostamenti delle libellule. In particolare, il team guidato dal giovane ricercatore italiano Matteo Mischiati, ha cercato di avere un dettaglio a livello dei singoli movimenti del corpo e della testa. Questo è stato ottenuto posizionando sulla testa dell’insetto particolari marcatori in grado di definirne in ogni istante l’esatta posizione e orientazione.

In questo modo è stato scoperto che la libellula utilizza una strategia di caccia molto più elaborata di quanto si pensasse. I risultati mostrano che la libellula, indipendentemente dalla rotazione del proprio corpo, tende a muovere la testa in modo tale da mantenere l’immagine della preda al centro della linea di vista dell’occhio.

Non solo: gli spostamenti della testa erano velocissimi e quasi in contemporanea con quelli della preda. Questo ha fatto concludere che i movimenti non erano semplici reazioni agli spostamenti del target, ma frutto di un elaborato modello di previsione delle possibili reazioni della preda al proprio attacco. Un movimento quindi già programmato, che è tipico delle dinamiche di spostamento che utilizzano vertebrati e animali (come gli esseri umani) per afferrare oggetti in movimento.

È però la prima volta che questo complesso comportamento viene osservato in un insetto. Una scoperta davvero interessante e che apre le porte per nuovi studi su altri insetti e invertebrati, per cercare ad esempio di capire se questa stategia è comune ad altri organismi, o è una peculiarità della libellula.

@FedeBaglioni88

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: 白士 李, Flickr

Federico Baglioni
Biotecnologo curioso, musicista e appassionato di divulgazione scientifica. Ho frequentato un Master di giornalismo scientifico a Roma e partecipato come animatore ai vari festival scientifici. Scrivo su testate come LeScienze, Wired e Today, ho fatto parte della redazione di RAI Nautilus e faccio divulgazione scientifica in scuole, Università, musei e attraverso il movimento culturale Italia Unita Per La Scienza, del quale sono fondatore e coordinatore. Mi trovate anche sul blog Ritagli di Scienza, Facebook e Twitter @FedeBaglioni88

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