ATTUALITÀ

La scienza correrà sui social network

L'ultima trovata di Nature renderà pubblici i suoi articoli, purché vengano condivisi sul web

5535034664_2fea49782d_zATTUALITÀ – Per leggere di scienza è bene farsi amico uno scienziato. Il gruppo Nature Publishing (NPG) ha dichiarato aperti alla lettura tutti gli articoli pubblicati sulle sue 48 riviste, ma  per accedervi è necessario che un abbonato renda pubblico il contenuto.
Una volta condiviso, l’articolo potrà essere letto attraverso ReadCube, un software per la lettura da schermo, di cui NPG è uno dei maggiorni azionisti. Non sarà invece possibile stampare l’articolo, nè tantomeno scaricarlo sul proprio computer. Un piccolo dettaglio che secondo il gruppo editoriale servirà a preservare le sue maggiori entrate, derivate appunto dagli abbonamenti.

Questo sistema ha un’alta potenzialità di diffondere una mole imponente di conoscenza: le istituzioni abbonate infatti hanno accesso agli articoli dal 1869 fino ai giorni nostri, mentre i privati dal 1997.  Una volta condiviso sui social network, l’articolo poi può essere nuovamente condiviso o commentato, cosa che potrebbe rendere la sua diffusione virale.

Di certo la cosa è stata forzata dal fatto che gli articoli, anche quelli a pagamento, sono sempre più accessibili. I ricercatori sempre più spesso usano comunità online create appositamente per condividere le proprie pubblicazioni, come Acedemia.edu o ResearchGate. Anche Nature era arrivata a concedere ai suoi autori di condividere i propri manoscritti sottoposti a peer-review dopo un’attesa di sei mesi. E il gruppo NPG conta già il 38% dei propri articoli di quest’anno rilasciati con licenza open fin dalla data della loro pubblicazione.

Dunque è un ulteriore passo avanti verso l’open access o no? Secondo John Wilbanks, un forte sostenitore della licenza libera, “questo è un omaggio alle public relations e non all’open-access”. In ogni caso il fatto di condividere un link è cosa ben diversa dal diffondere un manoscritto in un archivio online, uno strumento che consente una maggiore possibilità di riuso. E lo dimostra il fatto che l’embargo per l’archiviazione dell’articolo in un archivio personale e open resta comunque di sei mesi.
Comunque sia la possibilità di condivisione non va sprecata, un’occasione imperdibile di far circolare le proprie ricerche. Chi meglio dei social network può fare da megafono?

@AnnoviGiulia

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: opensource.com, Flickr

 

 

Giulia Annovi
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.

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