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Happy Planet

L'indice del livello di benessere sostenibile nelle varie parti del mondo, a che punto è l'Italia?

5615912356_6bf16f6091_zSPECIALE DICEMBRE – Ancora poche ore e, tra panettoni, spumanti e lenticchie, la mezzanotte del 31 dicembre sarà condita dall’immancabile bombardamento di sms d’auguri, dove tra le parole più digitate, non potrà mancare “felicità”. Parola tanto usata quanto difficile da definire ma che, nella maggior parte dei casi, viene descritta come “stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri” (in termini d’affetti, salute, beni materiali e altro ancora). E c’è chi sulla felicità ha deciso di costruire un indice (abbiamo parlato di altri indici di felicità qui) per misurare il livello di benessere sostenibile, nelle varie parti del Pianeta. Stiamo parlando di Nic Marks, da anni impegnato nello studio sul benessere che, all’Istituto di ricerca della New Economics Foundation (NEF) di Londra, ha elaborato l’Happy Planet Index (HPI).

“Fino adesso abbiamo misurato il progresso esclusivamente in base a criteri economici, senza tenere in considerazione ciò che conta veramente nella vita delle persone come la felicità e la sostenibilità ambientale – spiega Marks, riprendendo il Paradosso della felicità definito nel 1974 dall’economista Richard Easterlin, esperto di crescita economica, che evidenziò come nel corso della vita la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza.

L’HPI viene calcolato moltiplicando l’aspettativa di vita per il benessere percepito, il tutto diviso per l’impronta ecologica del Paese in questione (ovvero la superficie in ettari di terra necessaria per produrre tutto ciò di cui abbiamo bisogno e per assorbire i nostri rifiuti).

Ora, se per l’aspettativa di vita e per l’impronta ecologica esistono dei dati ufficiali (rispettivamente forniti dall’Human Development Report delle Nazioni Unite e dal Global Footprint Network), diversa è la questione riguardante il benessere percepito.

“Se vuoi sapere se le persone sono soddisfatte della loro vita, la miglior cosa è chiederglielo direttamente” – spiega Nic Marks. Ed è andata proprio così. Il gruppo del NEF ha utilizzato quello che hanno definito una domanda Ladder life ovvero hanno chiesto a mille persone, sopra i quindici anni, di centocinquanta paesi diversi, di posizionarsi su una scala immaginaria dove all’apice c’è il valore dieci, la miglior condizione di vita e alla base lo zero, la condizione peggiore.

Dall’elaborazioni di Marks e compagni, è stato fornito un punteggio per ogni paese che va da zero a cento, fissando in 89 il valore ottimale da raggiungere entro il 2050. Risultati? È interessante notare come paesi considerati super potenze economiche , ai primi posti nella classifica per il PIL, si ritrovino nel caso dell’Happy Planet Index in zona retrocessione. È il caso degli USA in posizione 105 su 151 paesi con un punteggio finale di 37,3 su 100. In questo caso anche se aspettativa di vita e benessere si attestano su valori alti, a pesare è l’impronta ecologica che raggiunge 7,2 ettari per statunitense , il valore più alto al mondo.

Si scopre invece che il primo in classifica è il Costa Rica che conferma valori alti per aspettativa di vita e benessere percepito ma soprattutto un’impronta ecologica moderata, appena 2,5 ettari per persona, un terzo degli Stati Uniti. Ancora, i valori più alti di HPI si misurano in America Latina mentre il primo paese dell’Europa occidentale è la Norvegia in ventinovesima posizione. L’Italia è 51esima in classifica con 42 punti, frutto di un’aspettativa di vita molto alta (quarta a livello mondiale con 81,9 anni), un punteggio di benessere percepito che si assesta su poco più di una sufficienza e un’impronta ecologica alta. Non fa meglio la Germania 46esima, ne l’Inghilterra 41esima, tanto meno la Francia appena sopra l’Italia al 50esimo posto.

“L’HPI deve comunque essere migliorato – spiega Marks – ad esempio dobbiamo tenere conto maggiormente di quali sono i paesi dove non vengono garantiti i diritti umani e quante persone ne soffrono”.

“Inoltre – continua Marks – non dobbiamo fare l’errore di considerare l’HPI l’unico indicatore esistente ma può fornire delle buone informazioni se integrato con altri indicatori economici ed ambientali”.

In ogni caso, che si stia sperimentando e migliorando un indice per un Pianeta felice e sostenibile è già una buona notizia.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Asja Boroš, Flickr

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