sabato, Settembre 19, 2020
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Cuore spezzato, non solo un modo di dire

Lo sapevate? Non è solo un'immagine pittoresca per dire quanto stiate soffrendo per una disavventura sentimentale. È una vera e propria condizione medica e va curata

10011940914_5e94cc9718_zSALUTE – L’espressione “avere il cuore spezzato” è piuttosto nota e, negli anni, si è inserita in svariati modi di dire, aforismi eccetera eccetera. Della serie “Sai qual è la cosa più bella dei cuori? Si spezzano una volta sola, il resto sono solo graffi”. Sul quante volte possa succedere non ci esprimiamo, ma  (visto che domani è San Valentino e di cuori infranti sentirete parlare) forse non è noto a tutti che la broken heart syndrome, appunto sindrome del cuore spezzato o sindrome di tako-tsubo, è ben più di un modo di dire. È una condizione medica.

Può verificarsi nei periodi più stressanti e difficili dal punto di vista emotivo, per esempio quando si affronta una separazione o un divorzio dal partner, un abbandono, la morte del compagno o della compagna oppure si viene a conoscenza di avere una patologia molto grave. Ma può capitare anche, spostandosi verso un tipo di dolore differente, quando si hanno gravi problemi economici o difficoltà personali di vario tipo.

Come riconoscere la sindrome del cuore spezzato? I sintomi, spiega la cardiologa Sara Sirna  dell’Hearth System della Loyola University, possono essere facilmente confusi con quelli di un infarto. La sindrome è anche nota come cardiomiopatia causata da stress ed è appunto in condizioni di forte stress che si presenta, dopo il rilascio di adrenalina e altri ormoni legati allo stress la cui azione è deleteria per il cuore. Nonostante questo la causa vera e propria della sindrome al momento non è chiara, ma potrebbe trattarsi di un insieme di fattori che agiscono in concomitanza.

Simile a un infarto: dolore al petto e difficoltà a respirare, sintomi che spesso colpiscono pazienti che hanno superato i 50 anni e preferibilmente donne. Ma la cardiomiopatia di tako-tsubo non ha preferenze, poiché negli anni è stata diagnosticata a persone di entrambi i sessi e anche di giovane età. “Proprio come un attacco di cuore la sindrome del cuore spezzato può mettere il paziente in grande agitazione”, spiega Sirna. “Ma la differenza sta nel fatto che tende a essere reversibile e a non lasciare effetti a lungo termine sul tessuto muscolare del cuore. La maggior parte delle persone colpite recupera le funzioni cardiache in breve tempo”.

La difficoltà di fronte al paziente, anche per i cardiologi, resta proprio stabilire se si tratti di una sindrome del cuore spezzato o di un vero e proprio infarto: il consiglio di Sirna è in ogni caso di chiamare i soccorsi, se dovesse capitare di sentire forti dolori al petto e avere difficoltà a respirare normalmente. Una volta superata la sindrome è importante soffermarsi a pensare sul proprio stile di vita e sugli eventuali cambiamenti da apportarvi. Per evitare in futuro che lo stress, alla base della condizione, sfugga nuovamente di mano.

@Eleonoraseeing

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Nicolas Raymond, Flickr

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Eleonora Degano

Eleonora Degano

Editor, traduttrice e giornalista freelance
Biologa ambientale, dal 2013 lavoro nella comunicazione della scienza. Mi occupo soprattutto di animali e autismo. Oggi faccio parte della redazione di OggiScienza e traduco soprattutto per National Geographic e l'agenzia LEAP di Londra. Ho conseguito il master in Giornalismo scientifico alla SISSA, Trieste, e frequento il master in Disturbi dello spettro autistico dell'Università Niccolò Cusano. Nel 2017 è uscito per Mondadori il mio libro "Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie". #ActuallyAutistic
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