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Da 3000 anni i medici aiutano la pace tra le nazioni: oggi è il turno di Cuba

Ogni settimana le principali notizie dal mondo della cooperazione scientifica internazionale

1599px-thumbnailSCIENCE & DIPLOMACY – “Puoi mandarmi uno dei tuoi medici per aiutare mia sorella a rimanere incinta?”, questa era la richiesta del re ittita Hattusili III al faraone Ramses II. Se la cooperazione scientifica in ambito medico valeva 3000 anni fa, figuriamoci se non vale oggi. E infatti il disgelo delle relazioni USA-Cuba passa proprio da questo, poiché Cuba ha una lunga – e gloriosa – tradizione nella ricerca medica.

In realtà, le relazioni scientifiche tra Cuba e gli Stati Uniti sono sempre state vive, anche nei momenti di maggiore scontro. Il rigidissimo embargo imposto a Cuba dagli USA, infatti, prevedeva che vi potesse essere uno scambio di informazioni solo per quanto riguarda risultati “fondamentali” della ricerca. Cosa (non) è fondamentale nella ricerca? L’arbitrarietà della restrizione ha permesso così negli anni di ampliare sempre più le relazioni. Al punto che oggi, in realtà, non è tanto un problema burocratico, quanto economico. Sergio Jorge Pastrana, segretario per gli affari internazionali dell’Accademia delle Scienze di Cuba, ha recentemente affermato che “ci sono molte opportunità, al momento limitate solamente dalla carenza di fondi per ricerche congiunte, poichè queste, per ora, possono essere fatte solo attraverso i fondi di enti privati filantropici, che sono molto limitati”.

Proprio la medicina è stata a lungo lo strumento di science diplomacy con cui l’isola caraibica ha cercato di superare l’isolamento internazionale. A differenza di molte altre realtà, la medical diplomacy cubana è una politica studiata e strutturata, facendo parte di un programma iniziato nel 1959 proprio all’indomani della rivoluzione castrista. Nel 2007, Cuba aveva inviato all’estero 42.000 cooperanti, di cui 30.000 tra dottori e personale medico, in 103 paesi. Una vera e propria priorità nazionale, per un paese relativamente piccolo. Esemplare, ad esempio, è stato l’aiuto offerto da Castro ad Haiti, sia durante l’uragano George del 1998, sia, soprattutto, dopo il devastante terremoto del 2010: i cubani riuscirono non solo ad arrivare per primi, ma a mettere in atto una macchina di cooperazione e assistenza medica che ha fatto scuola.

Con lo scongelamento dei rapporti ufficiali tra i due paesi gli americani potranno fare tesoro del know-how cubano, specialmente per la cooperazione scientifica allo sviluppo in paesi tropicali, mentre i cubani riusciranno ad avere accesso a più fondi per la ricerca.

Big Science

BRAIN INITIATIVE – Criticate, non coordinate e troppo appiattite sull’informatica: le due enormi iniziative di ricerca sul cervello, la BRAIN Initiative statunitense e lo Human Brain Project europeo, soddisfano pochi, soprattutto tra i neuroscienziati, e finora hanno prodotto scarsi risultati. Un piccolo passo  è stato compiuto dall’Allen Institute for Brain Science, un attore di primo piano all’interno della BRAIN Initiative, che di recente ha reso pubblico l’Allen Cell Types Database. In realtà non è un gran risultato: su centinaia di migliaia di cellule del cervello, il database include informazioni sull’elettrofisiologia di solamente 240 neuroni di topo. Ma intanto qualcosa è stato prodotto.

Europa

PARLAMENTO EUROPEO – Lo schema sembra ripetersi. Dopo che lunedì Stop Vivisection, un gruppo animalista italiano, ha portato all’attenzione del Parlamento Europeo la sua petizione contro la sperimentazione animale, si sta assistendo alla ripetizione di quanto è successo in Italia pochi mesi fa. La petizione, sottoscritta da più di un milione di persone di 26 paesi europei, chiede la soppressione totale degli esperimenti sugli animali, a favore di modelli alternativi, come quelli informatici o di colture cellulari. La comunità scientifica, per bocca principalmente della virologa Françoise Barré-Sinoussi, Premio Nobel per la Medicina nel 2008, ha subito fatto muro, sottolineando l’importanza fondamentale della sperimentazione animale. Si prospetta uno scontro molto forte, in cui sicuramente sarà inserito il dibattito sul nuovo organo di consulenza scientifica che la Commissione sta predisponendo.

Dal mondo

BANGLADESH – Ieri si è riunito a Dacca, capitale del Bangladesh, un gruppo di esperti sotto la supervisione delle Nazioni Unite per definire nuove politiche di cooperazione scientifica e trasferimento tecnologico tra paesi in via di sviluppo (la cosiddetta cooperazione sud-sud), nell’ambito della discussione sui nuovi Obiettivi per lo Sviluppo post-2015 delle Nazioni Unite.

GIORDANIA – Il Ministro per la ricerca scientifica giordano e il suo omologo in Ontario (Canada) hanno firmato giovedì scorso un Memorandum di Intesa per sviluppare la ricerca e la cooperazione scientifica, al fine di lanciare iniziative che stimolino il settore privato.

TURCHIA – Il Qatar si è offerto di finanziare con la Turchia una Università internazionale nella città turca di Gaziantep, che si trova vicina al confine con la Siria. La nuova Università sarà dedicata principalmente a permettere ai rifugiati siriani di continuare gli studi.

@gia_destro

Leggi anche: Un panel di esperti farà entrare la scienza nelle politiche europee

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   Crediti immagine: United States Navy, Wikimedia Commons

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