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Come stimolare i neuroni a distanza con il wifi

Un progetto dell'Isituto Italiano di Tecnologia e della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa

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FUTURO – Grazie a una ricerca che vede la collaborazione fra l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e l’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa, è stato possibile stimolare a distanza cellule nervose utilizzando una tecnologia wireless, senza bisogno di collegare alcun elettrodo. Una metodologia totalmente non invasiva che annulla il rischio di tossicità grazie all’utilizzo di nanomateriali biocompatibili.

“I nostri risultati – spiega Attilio Marino, dottorando che segue il progetto – riguardano la proprietà di nanoparticelle di titanato di bario, un materiale biocompatibile con note proprietà piezoelettriche, che si è rivelato un ottimo strumento per stimolare i neuroni a distanza.” I risultati sono stati pubblicati sulla rivista ACS Nano.

In particolare, nel momento in cui gli ultrasuoni emessi a distanza dai ricercatori raggiungono le particelle di titanato di bario, queste, grazie alla loro proprietà piezoelettriche, trasformano il segnale meccanico in segnale elettrico, e il potenziale elettrico che si viene a creare eccita le cellule nervose.
“Dal punto di vista pratico – prosegue Marino – si tratta di collocare le particelle di titanato di bario sulla superficie della membrana neuronale e poi emettere gli ultrasuoni.”

Tutto questo al momento è stato sperimentato solo in provetta. “In vivo le cose sono certamente molto più complesse – prosegue Marino – anche se in linea di principio possibili, dato che le nanoparticelle di titanato di bario possono essere ricoperte di molecole che potrebbero fungere da target verso le cellule nervose.”

Ora siamo dunque ancora alla prima fase, quella della sperimentazione in vitro. “Per questa ragione è prematuro fare riferimento alla possibile cura di malattie – precisa ancora Marino – ma rimane il fatto che si tratta di una ricerca di rilievo dove non si possono escludere future applicazioni, per esempio, anche a cellule non nervose, come quelle cardiache o muscolari.
Ulteriori possibili implicazioni di questa scoperta riguardano ambiti come la neuroprostetica e la medicina rigenerativa, la rigenerazione del nervo periferico e la stimolazione del nervo acustico nel caso di alcuni casi di sordità.

@CristinaDaRold

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Juliendn, Flickr

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

8 Commenti

  1. No, ok, ma ditemi che è una trollata, vi prego…

    Stimolazione wi-fi?
    Nanoparticelle?
    Titanato di BARIO?
    Piezoelettrico?

    Questa notizia causerà innumerevoli travasi di bile in alcuni ambienti del web… 😀

    1. Ovviamente Wi-Fi è da intendersi come wireless, non ha niente a che vedere con reti e internet.. per il resto il concetto alla base è semplice: un materiale piezoelettrico (in questo caso il titanato di bario) trasduce lo stimolo meccanico (ultrasuoni) in stimolo elettrico che interagisce con le cellule. Da questo ad un’applicazione in vivo ce ne passa

      1. Naturalmente, però è un concentrato di termini che fanno suonare più di un campanello nell’ambiente complottista… Quanto ci vorrà prima che usino questa (vera ed interessante) notizia per qualcosa di assurdo? Io spero poco, sono troppo divertenti! XD

  2. […] Cristina Da Rold ci racconta una ricerca italiana che sembra arrivare diritta da un racconto di fantascienza: la possibilità di stimolare i neuroni a distanza grazie a nanoparticelle biocompatibili fatte aderire alle loro membrane. Si tratta di una ricerca in vitro, molto preliminare. Ma le possibilità che si aprono, se dovesse mantenere le aspettative, sono innumerevoli. […]

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