L’ultima marcia dei rinoceronti di Sumatra

La IUCN avverte: potremmo perdere questa specie in natura in pochi anni. Urge un piano di conservazione per proteggere dal bracconaggio i pochi rinoceronti rimasti e tutelare il loro habitat

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APPROFONDIMENTO – Secondo l’ultima valutazione della Lista Rossa IUCN, nel 2008, sopravvivevano in natura circa duecento esemplari di rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis), la specie più minacciata tra tutti i rinoceronti che vivono sul nostro pianeta. Oggi ve ne sono meno di cento in pochi siti a Sumatra e ne sopravvive forse una manciata nel Borneo, a Kalimantan. Se le autorità indonesiane non agiscono con urgenza, avverte l’International Union for Conservation of Nature, perderemo il rinoceronte di Sumatra. Che negli ultimi 50-100 anni si è estinto localmente in Bangladesh, Bhutan, Brunei Darussalam, Cambogia, India, Laos, Thailandia, Vietnam e infine in Malesia. Quest’ultima sconfitta, in quello che era considerato uno dei baluardi per la sopravvivenza della specie, rende il momento ancora più critico.

“La perdita dei rinoceronti in questo Paese è un duro colpo alle prospettive di sopravvivenza della specie”, ha commentato Simon Stuart, presidente della Species Survival Commission (SSC) alla IUCN. Il rapido declino è dovuto a cause che conosciamo bene: da una parte il bracconaggio per usare i corni di questi animali nella medicina tradizionale -da sempre alimentata dal mercato nero di flora e fauna-, corni ancora più ricercati rispetto a quelli dei rinoceronti africani, dall’altra una continua perdita dell’habitat a fronte del continuo espandersi di infrastrutture. Un habitat che ormai è frammentato e rende, ai pochi rinoceronti di Sumatra che ancora sopravvivono, estremamente difficile incontrarsi e riprodursi. Complice il fatto che si tratta di animali di indole solitaria e territoriale. “Il governo deve agire con urgenza per sviluppare delle zone intensive dedicate alla protezione di questa specie, aumentando le misure di sicurezza”, spiega Stuart.

Il rinoceronte di Sumatra è un animale a dir poco particolare: è l’unico tra i rinoceronti asiatici ad avere due corni, è il più piccolo e anche il più peloso, ricoperto di una caratteristica peluria marrone-rossastra. Per quanto riguarda la sua biologia, questa specie è stata studiata molto meno rispetto ad altre come il rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus), ma quanto basta per conoscere parte dei suoi comportamenti sociali e la sua attività preferita durante le ore diurne: il bagno di fango per rinfrescarsi ed evitare i parassiti, che per gli animali che vivono in natura dura dagli 80 minuti in su. Ma una delle sue peculiarità, tra quelle che più hanno interessato gli scienziati, sono le vocalizzazioni simili a canti. Sono di tre tipi e prendono il nome dal suono che ricordano: eeps, whales e whistle-blows. “È un animale fantastico, il più strano tra tutti i rinoceronti. Miagola come un gatto”, ha raccontato Stuart al Guardian.

La frammentazione dell’habitat delle foreste locali in Indonesia ha portato le già piccole popolazioni di rinoceronti di Sumatra a trasformarsi in manciate di animali, gruppi poco numerosi e isolati sul territorio, più facili da cacciare di frodo e che non riescono a incontrarsi (dunque ad accoppiarsi) regolarmente. Non solo calano le nascite ma ne risente la salute delle femmine, che quando non riescono ad accoppiarsi rischiano di sviluppare tumori nel tratto riproduttivo, che a lungo andare le rendono sterili e concorrono al declino della specie.

World Rhino Day, facciamoci sentire

L’allarme si è fatto sentire nuovamente il 22 settembre, in occasione del World Rhino Day, ma le nuove misure necessarie a prevenire l’estinzione di questa specie furono concordate nell’ottobre 2013 all’Asian Rhino Range States Meeting, in Indonesia, un incontro tra esperti e istituzioni che aveva portato allo sviluppo di nuovi piani di conservazione a Sumatra. Per mantenere alti ed efficaci gli sforzi ora serviranno non solo nuovi fondi, anche nuove strategie. Chiamando in causa gli zoo e i santuari e la loro missione di conservazione.

A  ottobre il giovane Harapan, un maschio di rinoceronte di Sumatra nato allo zoo di Cincinnati in un breeding program istituito proprio a scopi di conservazione, si unirà ad altri cinque animali al Sumatran Rhino Sanctuary del Parco Nazionale di Way Kambas, una riserva che si estende lungo la costa orientale di Lampung a sud di Sumatra. I piani di riproduzione grazie ai rinoceronti in cattività (oggi ce ne sono nove sparsi tra gli zoo di tutto il mondo) dovrebbero aiutare a consolidare le popolazioni in loco, dove la valutazione IUCN ha identificato cinque hotspot per la conservazione della specie. Ma non è solo con l’aiuto degli zoo che si può salvare il rinoceronte di Sumatra, precisa Bibhab Kumar Taludkar, presidente dell’Asian Rhino Specialist Group (SSC IUCN). “Il suo futuro si deciderà con le azioni del governo e della società civile, serve una collaborazione efficace tra agenzie governative ed enti che fanno conservazione”.

Largo ai conservazionisti

Aumentare gli sforzi per proteggere gli animali, consolidare le piccole popolazioni e stabilire l’effettiva percentuale di femmine in grado di riprodursi. Sono queste le priorità identificate dai ricercatori della University of Massachussetts Amherst e dal programma Indonesia Program della WCS, Wildlife Conservation Society, che hanno da poco concluso un’indagine su tutta l’isola anche per stabilire la distribuzione spaziale della specie. Ora abbiamo a disposizione tutti i dati per lavorare a un “piano finale” per la conservazione del rinoceronte di Sumatra, spiega l’esperta Wulan Pusparini, che ha guidato lo studio (pubblicato in open-access su PLoS ONE). “I rinoceronti di Sumatra hanno ancora una speranza di sopravvivere in natura, ma queste zone protette vanno messe in sicurezza”.

Sono cinque le zone di interesse identificate dal modello di habitat di Pusparini e dei colleghi, secondo i quali i rinoceronti di Sumatra oggi occupano solamente il 13% dell’area disponibile sull’isola (tra il Parco Nazionale di Gunung Leuser, il Parco Nazionale di Way Kambas e il Parco Nazionale di Bukit Barisan Selatan). In due di queste cinque zone, che loro suggeriscono di trasformare in Intensive Protection Zones, esistono dei piani per la costruzione di strade che dovranno essere interrotti: si tratta di infrastrutture che frammenterebbero ulteriormente l’habitat rendendo ancora più difficile, per gli animali, raggiungersi da un’area all’altra.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Addio Serengeti. L’Africa potrebbe perderlo in pochi anni

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Josh More, Flickr

Informazioni su Eleonora Degano ()
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, IN3D dove scrivo di benessere animale, etologia, cognizione animale e mi occupo di copywriting scientifico. Nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia e nel 2017 il premio giornalistico "Il diabete sui media" promosso dalla Società Italiana di Diabetologia

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