martedì, Agosto 20, 2019
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La risposta del cervello alle buone notizie

L’intensità con la quale reagiamo non è standard, ma strettamente legata al nostro livello di empatia

head-254863_640SCOPERTE – La parte del nostro cervello chiamata corteccia cingolata anteriore (ACC) è coinvolta in meccanismi come il decision making, l’empatia, l’anticipazione di ricompense e premi, il controllo degli impulsi (e come scoperto di recente regola anche il dolore). Ma è anche quella che entra in gioco calibrando le nostre reazioni quando un amico ci racconta una buona notizia; l’intensità con la quale risponde, tuttavia, non è standard, bensì strettamente legata al nostro livello di empatia.

Lo spiega un gruppo di ricercatori dello University College London sul Journal of Neuroscience: nelle persone che si considerano molto empatiche l’ACC si attiva solamente quando ricevono una notizia positiva che riguarda gli altri, mentre per coloro che si ritengono poco empatici risponde anche nel caso di una negativa che li coinvolge più o meno direttamente.

I ricercatori hanno osservato il cervello di 30 volontari (tutti maschi tra i 19 e i 32 anni) tramite la risonanza magnetica funzionale, mentre erano impegnati a guardare dei simboli che comunicavano l’ipotesi di una futura vincita in denaro per loro -o per un amico-. Tutti i partecipanti avevano compilato, in precedenza, un questionario, in cui davano un voto al loro livello di empatia in quella particolare settimana. “Volevamo vedere se il cervello di chi si considera meno empatico fosse meno reattivo in risposta alla buona sorte altrui”, spiega Patricia Lockwood, leader della ricerca e ricercatrice alla UCL nell’ambito delle Psychology & Language Sciences.

La regione ACC di tutti i volontari si è attivata nello scoprire che qualcuno di loro conoscenza avrebbe potuto vincere del denaro, ma con una differenza sostanziale nel livello di “specializzazione” della risposta, spiega Lockwood. I volontari che si erano descritti come molto empatici mostravano una risposta specializzata solo quando la probabilità di vincere altrui era molto elevata, gli altri (i meno empatici) anche quando erano loro stessi a non avere particolari chance di vincere.

In futuro sarebbe interessante scoprire se questa differenza nell’intensità della risposta possa essere influenzata da altri tratti oltre all’empatia, ad esempio da quanto una persona è competitiva nella vita, propone Lockwood. Un altro aspetto intrigante riguarda le conseguenze nella quotidianità di questa specializzazione, ad esempio il perché alcuni riescono a gioire solamente dei propri traguardi mentre altri partecipano alla gioia e al successo degli amici con vero coinvolgimento emotivo.

@Eleonoraseeing

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Crediti immagine: Pixabay

Eleonora Degano

Eleonora Degano

Giornalista, editor, traduttrice freelance
Biologa di formazione, oggi mi occupo di comunicazione in materia di animali e ambiente. Faccio parte della redazione del magazine OggiScienza come editor, scrivo e traduco soprattutto per National Geographic Italia e l'agenzia LEAP di Londra. Nel 2017 è uscito per Mondadori Università il mio libro Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie.

2 Commenti

  1. Ciao Eleonora,
    credo che la risposta si trovi facilmente innanzitutto nell’Habitat in cui il soggetto ha vissuto : solitario o comunitario…ed inoltre dalla formazione fatta in “squadra” (o team ) o da “single”
    Senza dimenticare che l’uomo e la donna appartengono al “Regno animale”…

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