Che cosa regola la sete?

Permette al corpo di non disidratarsi e di mantenere in equilibrio molte funzioni vitali: identificata una proteina coinvolta nella sensazione di sete

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SCOPERTE – Prima che gli animali abbandonassero l’acqua per popolare la terraferma, la sete probabilmente non esisteva. Questa sensazione, che si può definire come quell’impulso che ci spinge a ingerire liquidi, è diventata un’esigenza nel momento in cui gli animali si sono trovati ad affrontare il pericolo della disidratazione. La sete insomma, come una pelle più impermeabile e la respirazione attraverso i polmoni, è tra quelle conquiste evolutive che ci hanno permesso di sopravvivere fuori dall’acqua e invadere con agio i continenti emersi.

Un ruolo chiave nella gestione di questa risposta vitale per l’organismo è svolto da una singola proteina che, almeno nei mammiferi, sembra sufficiente per segnalare le informazioni sulla temperatura e la quantità di liquidi nel corpo, e indurre la sensazione della sete. Una ricerca, pubblicata su Cell Report, ha analizzato il funzionamento della molecola in un gruppo di roditori.

Regolare l’equilibrio dei liquidi nell’organismo è una necessità anche per gli animali acquatici. Anche alcuni pesci, infatti, sono costretti a ingerire acqua in certe situazioni, ma possiamo immaginare che per loro si tratti di un riflesso più che di una sensazione: circondati dall’acqua, per questi animali è sufficiente aprire la bocca per risolvere il problema. I meccanismi che il loro cervello deve mettere in atto in risposta allo stimolo sono quindi parecchio più semplici di quelli di cui devono disporre gli animali terrestri. Pensiamo alla nostra necessità di respirare: difficilmente possiamo definire “sensazione” quello stimolo a introdurre aria che ci fa allargare ritmicamente la cassa toracica.

Per gli animali che vivono fuori dall’acqua, la sete è una faccenda molto più complessa. È necessario un sistema che controlli lo stato di idratazione del corpo e la concentrazione di sali e che, quando si raggiunge un livello-soglia, produca un segnale in grado di innescare nell’animale una sequenze di azioni: mettersi alla ricerca di una fonte di acqua, introdurla in bocca e ingerirla.

Alla base di questo sistema di controllo e segnalazione c’è un piccolo gruppo di neuroni che si trova in una regione del cervello, l’ipotalamo. Quando fa molto caldo o durante l’esercizio fisico, queste cellule sanno raccogliere i segnali di disidratazione del corpo, e rispondono inducendo la sensazione della sete. Sono anche in grado di percepire la temperatura, una capacità che permette all’animale di mettere in atto una serie di “misure preventive” per evitare di restare senza liquidi.

Il gruppo di ricerca guidato da Charles Bourque, del McGill University Health Centre, in Canada, ha identificato la molecola che funziona da interruttore di questi neuroni nell’ipotalamo. Si tratta di una proteina codificata dal gene Trpv1, capace di svolgere la duplice funzione di rispondere alla temperatura e all’equilibrio di liquidi. La molecola in grado di regolare questa attività di monitoraggio era stata a lungo cercata; identificare la proteina, spiegano i ricercatori, può avere ricadute importanti a livello clinico.

Il malfunzionamento di questo controllo può infatti essere all’origine di diversi disturbi associati allo sbilanciamento dei fluidi nel corpo, come ipertensione, danni ai reni o iposodiemia, cioè una concentrazione di sodio nel sangue troppo bassa.

Leggi anche: A non farti alzare il gomito (con l’acqua) ci pensa il tuo cervello

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: David Salafia, Flickr

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