Con Netflix ecco Sense8, l’ambiziosa serie dei Wachowski Bros

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STRANIMONDI – È sbarcata in Italia insieme al canale che la trasmette e la produce, ovvero Netflix: stiamo parlando di Sense8, la serie televisiva fantascientifica ideata dai registi Andy e Lana Wachowski  e dallo sceneggiatore e scrittore Joseph Michael Straczynski.

La serie ruota intorno alla particolare condizione dei sensate. Il sensate è una persona dotata di una particolare mutazione genetica che la porta a condividere con altri sette sensate (ogni cerchia di queste particolari persone è composta da 8 individui) la capacità di avere contatti telepatici, condividere stati d’animo, informazioni, abilità. La loro telepatia è talmente potente da consentire a ciascun membro della cerchia di “vedersi” e parlare: questo particolare potere nella serie è indicato come capacità di “visitarsi”. Gli otto nascono tutti nello stesso momento, da madri e padri diversi, in modo assolutamente normale, e in parti diverse del mondo. Non si conoscono e non comunicano per anni, fino a che non iniziano a percepire sensazioni strane, esperienze particolari, iniziano a “visitarsi” casualmente.

La serie segue gli eventi di una cerchia di sensate, generata da una medesima “madre” – che come detto non è la loro madre biologica – che inizia a sperimentare la propria particolare condizione. Le otto persone hanno ovviamente otto vite completamente diverse, esigenze ed esperienze peculiari e la loro particolare condizione si rivela spesso decisiva, anche per salvare loro la vita. Al di là dei singoli avvenimenti che caratterizzano le vite di tutti, poi, c’è una minaccia più ampia che mette tutti in pericolo. Per aiutarli e cercare di renderli più consapevoli delle loro capacità c’è un misterioso personaggio, Jonas, un sensate anch’egli, mentore della cerchia, che periodicamente “visita” i protagonisti e comunica con loro.

Un impianto così particolare e intricato necessita di alcune puntate per consentire allo spettatore di orientarsi. Gli sceneggiatori gettano lo spettatore in medias res, non si avvalgono di passaggi esplicativi espliciti o narrati da una voce esterna, perciò legami e citazioni interne si chiariscono – non sempre – strada facendo. L’ambiziosa cornice fantascientifica, gli intrecci e gli sviluppi delle otto trame associate alle otto persone collegate pesano un po’ su alcune scelte narrative, talvolta un po’ prevedibili, e non sempre riescono a caratterizzare i personaggi nel modo migliore, soprattutto quelli secondari. Anche qualcuno dei personaggi principali fatica a trovare la giusta dimensione, soprattutto nelle prime puntate.

Al netto di questi difetti la serie è però assolutamente apprezzabile. Raramente ci si annoia, vista l’azione e l’adrenalina che caratterizzano molte delle sottotrame, ricche anche di riferimenti a tecnologia, scienza e temi sociali. Appaiono particolarmente riuscite in questo senso le storie dall’hacker e blogger transessuale Nomi Marks (Jamie Clayton) ricercata da uno psichiatra che tenta di sottoporla a lobotomia e quella dell’autista keniano Capheus (Aml Ameen) che lavora con un pericoloso criminale al fine di accedere alle cure migliori per la madre sieropositiva.

Il cast non presenta grandi stelle del cinema ma gli otto sensate sono ben rappresentati dai diversi attori: spiccano fra gli altri Doona Bae (già diretta dai Wachowski in Cloud Atlas) nei panni della coreana Sun Bak e Brian J. Smith che interpreta il più carismatico fra i sensate della cerchia, il poliziotto Will Gorski. Gli appassionati di serie potranno anche apprezzare uno dei protagonisti di Lost, Naveen Andrews, nel ruolo di Jonas. Sul piano visivo il livello è alto, e trattandosi dei Wachowski non potrebbe essere altrimenti. Inoltre le diverse città in cui vivono i sensate (Reykjavík, Chicago, Seul, Città del Messico, Berlino, Mumbai, Nairobi, San Francisco, Londra) offrono sempre la possibilità di riprese di grandissimo impatto e ogni puntata è un costante e istantaneo viaggio per il mondo.

La serie riprende quindi il tema del collegamento molto caro ai Wachowski sin dai tempi di Matrix ma centrale soprattutto in Cloud Atlas, che è davvero ispiratore per la serie. Come in Sense8, il film del 2012 dei Wachowski offre sei trame parallele, collocate in contesti spazio-temporali diversi, ma tutte collegate l’una all’altra. Come nella serie il punto di partenza è decisamente ambizioso, occorrono tanti minuti allo spettatore per orientarsi e non tutte le trame parallele hanno la medesima brillantezza. In Cloud Atlas le citazioni interne e gli sviluppi comuni alle diverse trame pagano lo scotto di dover affrontare i tempi cinematografici (Cloud Atlas dura comunque 2 ore e 40 minuti circa) quindi molti eventi restano sospesi o difficilmente comprensibili. Sense8 può invece affrontare molte più questioni appoggiandosi su 12 puntate da 45-50 minuti ciascuna (eccetto la prima, di 64 minuti). Non tutto però, come si diceva, troverà eguale sviluppo: alla prossima stagione (in arrivo nel 2016) il compito di sviluppare l’enorme potenziale della serie e non perdersi nell’ambizione, talvolta eccessiva, della prima stagione.

Leggi anche: Ritorno al futuro: quando la narrativa precede la scienza

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