Schiavi del confirmation bias

Una volta che siamo saldi nelle nostre opinioni farci cambiare idea è davvero difficile. Persino se andare avanti nonostante tutto ci costerà del denaro

17000936316_44422c4a89_oSCOPERTE – Schiavi del confirmation bias: una recente pubblicazione dell’Università dell’Iowa mette nuova carne al fuoco su uno dei temi più dibattuti in materia di disinformazione scientifica, ad esempio nelle campagne di informazione pro-vaccini, ma che in realtà riguarda praticamente ogni ambito della conoscenza. Una volta che siamo giunti a una conclusione, dicono i ricercatori, farci cambiare idea è estremamente difficile. Persino di fronte a nuove informazioni che paiono inconfutabili, persino se continuare per la nostra strada (sbagliata) ci costerà dei soldi. Veri, non la grave moneta della salute altrui, o quella della credibilità online. Che può comunque costare cara una volta perduta.

Lo studio pubblicato sul The Journal of Prediction Markets è stato coordinato da Tom Gruca, professore di marketing al Tippie College of Business, con l’intento di applicare le scoperte legate al confirmation bias nell’ambito dei mercati finanziari. Secondo Gruca il confirmation bias affligge anche gli analisti che si occupano delle previsioni sui titoli, e che continuano a sostenere la validità delle loro analisi senza farsi influenzare da dati nuovi e finendo, così, per lavorare in modo poco preciso.

Durante lo studio Gruca e i colleghi hanno osservato il lavoro dei giovani trader dell’università, studenti che per 10 anni hanno partecipato all’Iowa Electronic Markets comprando e vendendo contratti basandosi sulle previsioni di box office (su quattro settimane) per i film in uscita al cinema. Tutti gli studenti hanno analizzato il mercato per 18 diversi film, usciti tra il 1998 e il 2008. Così Gruca ha constatato che anche di fronte ai dati di box office del primo week-end,  i prezzi stabiliti dai giovani trader rimanevano pressoché invariati, in linea con le prime stime persino di fronte a nuove informazioni affidabili che avrebbero dovuto far rivedere le analisi. Persino di fronte a numeri che puntavano a una strada decisamente diversa dalla loro.

Come si instaura questo meccanismo del confirmation bias? In questo caso specifico attraverso un compito universitario, nel quale Gruca ha chiesto agli studenti di spiegare i ragionamenti e le analisi che precedono le loro previsioni. Mettere per iscritto le proprie idee e convinzioni rende le persone più “testarde” nel perseguirle, un fenomeno noto come explanation effect già studiato da altre ricerche in passato -e che decisamente getta nuova luce sull’accanimento di molte discussioni sui social network-.

Una doppia conferma è arrivata dal gruppo di controllo, ovvero quegli studenti che prima di fare le previsioni sul box office non avevano spiegato per iscritto in che modo ragionano quando lavorano come trader. Le loro analisi, spiega Gruca, erano infatti molto più varie, e cambiavano nel tempo ogni volta che arrivavano nuove informazioni e nuovi dati, ad esempio gli incassi del primo week end al cinema. Il sospetto che la tipologia di film potesse aver influenzato il procedimento (le analisi su uscite dal successo garantito come Harry Potter o di pellicole rivelatesi dei flop) è stato presto smentito, perché in entrambi i casi i giovani trader si comportavano allo stesso modo, tenendosi ben strette le proprie idee iniziali.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Le dinamiche emotive tra scienza e complotto su Facebook

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Peter Dashevici, Flickr

Informazioni su Eleonora Degano (703 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99, dove mi occupo principalmente di zoologia, etologia e cognizione animale; nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia

3 Commenti su Schiavi del confirmation bias

  1. Rinaldo Sorgenti // 26 novembre 2015 alle 11:42 // Rispondi

    Interessante riflessione.

    Nel campo delle teorie sul supposti AGW (Cambiamenti Climatici Antropogenici), le considerazioni svolte sembrano quanto mai rispettate. Purtroppo.

    A danno (certo) dell’enorme porzione dell’umanità che indiscutibilmente soffre per la mancanza di accesso alla “banale” elettricità (1,3 miliardi di esseri umani) ed ancor più (2,7 miliardi di nostri simili) per il mancato accesso a moderne forme di energia (costretti a cucinare e riscaldare le loro misere abitazioni con l’uso di biomassa vegetale ed animale seccata.

    Ma c’è chi arriva parossisticamente a dire che le migrazioni di massa a cui assistiamo sono “fondamentalmente” dovute ai … “Cambiamenti Climatici”.

    Povero mondo.

  2. Stefano Cosmaro // 26 novembre 2015 alle 15:28 // Rispondi

    Mentre leggevo questo articolo illuminante, pensavo ai negazionisti del AGW ed ecco che spunta un commento che conferma il senso dell’articolo: piuttosto che cambiare idea si è disposti a negare tutte le evidenze scientifiche, i fatti e i dati ampiamente disponibili e alla portata anche di chi, come me, non è in possesso di una cultura universitaria. Il 2015 è ormai destinato ad essere l’ennesimo anno più caldo da quando esistono le misurazioni, eppure c’è ancora chi nega l’AGW.
    Complimenti per l’articolo e per il sito.
    Stefano Cosmaro

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