La Gran Bretagna ferma le rinnovabili?

Fa discutere la decisione del governo UK di tagliare gli incentivi per l'installazione di impianti per le energie rinnovabili.

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AMBIENTE – Il Regno Unito ha deciso di intervenire con tagli pesanti agli incentivi per le fonti energetiche rinnovabili. La decisione – annunciata i giorni scorsi con un comunicato stampa del Ministero dell’Energia e del Cambiamento climatico guidato da Amber Rudd – ha scatenato una bufera tra produttori e utilizzatori di energia verde. Soprattutto subito dopo la chiusura della COP21, dove anche il premier britannico David Cameron si è speso per unirsi al coro di buone e decise intenzioni per fare qualcosa subito per contrastare il cambiamento climatico.

L’immediato disappunto di investitori e operatori delle rinnovabili ha forse avuto già un effetto correttivo: dall’annunciato taglio dell’87%, si è passati a una riduzione del 65%, dimezzando il limite di potenza massima installabile sui tetti delle abitazioni comuni, mentre per impianti più grandi, dell’ordine di 1MW di potenza e oltre, i tagli sono dell’85% per installazioni su tetto e 71% per impianti a terra. A patire subito i danni saranno i lavoratori: è lo stesso Dipartimento dell’Energia e del Clima a stimare una perdita di  circa 18 700 posti di lavoro su un comparto che ne prevede poco più di 32 000.

Questi numeri non sembrano certo rafforzare la strada delle energie alternative in UK e favorire quindi la lotta al global warming. Qual è allora la ragione di questa scelta?

Pochi incentivi, bollette più leggere

“Il nostro interesse è garantire che per ampie fasce di consumatori le bollette del consumo energetico possano rimanere a livelli i più bassi possibili, e nel contempo continuare a sostenere la diffusione delle rinnovabili”. Secondo il ministro, la strategia degli incentivi, in generale, dovrebbe essere considerata una fase stazionaria, non un’abitudine da far pesare in continuazione sul bilancio dello Stato, con il rischio di non favorire un abbassamento dei costi di produzione.

La posizione governativa è abbastanza netta: abbassare gli incentivi per abbassare le bollette, forti della convinzione che i costi delle tecnologie verdi continueranno a scendere, anche e soprattutto grazie a questo intervento. Le rinnovabili, solare in testa, ne trattarrano davvero quindi un vantaggio?
Per ora, si registra solo un diverso trattamento nella politica degli incentivi. Come notato dagli osservatori del Guardian, infatti, il nucleare beneficierà di un lungo e costoso piano di sussidi per la costruzione della centrale di Hinkley, mentre non è previsto che i combustibili fossili subiranno tagli nei sussidi – anzi, la Gran Bretagna è in cima ai Paesi UE che mantengono al sicuro queste quote.

La revisione al piano di incentivi era in realtà attesa da qualche mese, le parti più colpite erano già pronte a dare battaglia, e a ben vedere, la scelta di iniziare a risparmiare sugli incentivi verdi non è solo un’iniziativa britannica. Lo scorso anno, infatti, anche la Germania ha rivisto le regole del sistema di incentivi, nel tentativo di mettere un limite ai finanziamenti erogabili, così come la Spagna, colta di sorpresa da un inaspettato aumento delle richieste di attivazione di impianti verdi.
Nel Regno Unito, del resto, non ci sono solo voci di dissenso rispetto a questa nuova tendenza, sebbene ci saranno inevitabilmente delle vittime.

Per esempio, secondo Assad Razzouk,  CEO di Sindicatum Sustainable Resources, eliminare il sicuro ombrello degli incentivi costringerà i produttori ad abbassare i costi e ad innovare i servizi offerti per rimanere competitivi, un po’ come aiutare un bambino a camminare da solo. La situazione tedesca, sostiene Razzouk, potrebbe essere interpretata in quest’ottica, anche se il caso italiano – qui da noi gli incentivi sono stati già tagliati, senza registrare i cambaimenti auspicati – non sembra confermare questa teoria. Si tratta di una fase di transizione, con diversi interessi in causa. Il futuro delle fonti rinnovabili britanniche ed europee dipende quindi da uno scenario imprevedibile e in continua evoluzione. Nel frattempo, in UK c’è già chi si organizza senza aspettare incerte fluttuazioni del mercato.

Gli inglesi non rinunciano al fotovoltaico

Mentre si può osservare un record del fotovoltaico installato in Inghilterra , che diventa così una delle crescenti forze solari a livello europeo, accompagnato da un quasi pareggio dei costi con le energie tradizionali, non mancano iniziative dal basso per trovare nuove forme di contrattazione con i produttori di tecnologie rinnovabili. Evoluzioni della formula di gruppo d’acquisto sono per esempio la start-up Pilco, che prova a vendere l’elettricità a livello più localizzato in modo competitivo, o città come Plymouth, dove sono le stesse istituzioni a prendere l’iniziativa per organizzare e gestire la produzione e condivisione di energia elettrica dei cittadini.

Leggi anche: Rivoluzione dello shale gas? Non in Europa

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Tom Chance, Wikimedia Commons

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