Bomba o non bomba, chi aiuta gli scienziati nord-coreani?

Science&Diplomacy: ogni settimana le principali notizie dal mondo della cooperazione scientifica internazionale

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SCIENCE & DIPLOMACY – La notizia della bomba H miniaturizzata che il regime nord-coreano dichiara di aver fatto esplodere ha sollevato non poche perplessità. Secondo molti esperti, non si tratterebbe di un ordigno a idrogeno, anche se alcuni dubbi, o letture contrarie, tuttora esistono. Ma nessuno, nonostante questo, ha tirato un sospiro di sollievo. Perché Pyongyan possiede armamenti nucleari, e sta investendo tutte le sue forze nelle ricerche sul nucleare. Una nazione isolata dal mondo, con un leader paranoico, reduce da una carestia che ha provocato la morte di centinaia di migliaia di persone, con l’industria civile praticamente azzerata, tagliata fuori dalla rete globale di internet, con campi di “rieducazione” stracolmi di disperati. Può un Paese in queste condizioni contare su un programma nucleare avanzato? Pare di sì. E allora: chi aiuta gli scienziati nord-coreani nelle loro ricerche?

Una cosa è certa, soprattutto al livello a cui è arrivata la scienza oggi, specialmente in materie quali l’ingegneria e la fisica nucleare: da soli gli scienziati non sarebbero riusciti a miniaturizzare nemmeno una “normale” bomba a fissione. Ancora non è chiaro che genere di bomba abbia provocato il sisma di magnitudo 5.1, ma sicuramente si è trattato di un ordigno più avanzato di una bomba atomica “normale”. Eppure nessuno, al momento, sembra aiutare la Corea del Nord nello sviluppo del programma atomico, né formalmente, né informalmente. Nessun Paese, infatti, ha interesse a mettere nelle mani di Kim Jong-un un’arma così potente, anche se fosse usata solo come oggetto di deterrenza. Il programma nucleare nord-coreano fu creato grazie ai sovietici, ma la nuova Russia, soprattutto sotto Putin, non ha avuto alcun interesse a continuarlo.

La Cina ha preso il posto dell’Unione Sovietica, in un tentativo (che poi si è rivelato vano) di vassallaggio. Ma sia per Xi Jinping, l’attuale Presidente della Repubblica Popolare, sia per il suo predecessore Hu Jintao non sarebbe stata una buona idea armare con il nucleare un piccolo, distopico Paese che creava solo problemi ai propri piani di espansionismo economico e commerciale. Escludendo le potenze nucleari occidentali (USA, Regno Unito, Francia e Israele), rimanevano il Pakistan, che però è sorvegliato da decine di droni americani e comunque completamente risucchiato dalla questione afghana, e l’India. Quest’ultimo Paese avrebbe qualche interesse a mettere in cattiva luce la Cina, storica rivale, ma è molto improbabile che voglia gettare benzina sul fuoco in Asia.

Rimane chi la bomba la vorrebbe, ma ancora non l’ha: l’Iran, che proprio con la Corea del Nord era stata compresa all’interno della dottrina dell’Asse del Male del presidente George W. Bush, ed è arrivata a sviluppare una tecnologia molto prossima alla costruzione della bomba. Aspetto più importante, l’Iran ha dimostrato di esser riuscito ad acquisire le tecnologie d’avanguardia di ingegneria nucleare. Questo ci può dare un indizio. Per riuscire ad acquisire tali conoscenze, infatti, l’Iran aveva dovuto superare un embargo che, tra le altre cose, prevedeva anche il divieto di trasferimento di conoscenza in ambito nucleare. Il superamento dell’embargo, però, pare fosse riuscito utilizzando i canali informali del normale dibattito accademico.

Non si sa quanto questa tesi fosse fondata, ma ricordiamo che il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam (ICTP) di Trieste, che vedeva regolari visite di scienziati iraniani, è stato per diversi anni uno dei punti più spiati dalla National Security Agency (NSA) americana. Tuttavia appare strano che questo possa essere ancora il caso per quanto riguarda la Corea del Nord, perché questo “stratagemma” (se veramente è stato utilizzato) può aiutare un Paese ad acquisire le conoscenze di base per iniziare un programma nucleare, non certo per fargli compiere un salto tecnologico come quello della miniaturizzazione.

Se nessuno Stato in questo momento vuole o può aiutare la Nord Corea, allora dobbiamo guardare alle persone. E qui sta la chiave del mistero. L’aiuto scientifico ai nordcoreani sembrerebbe provenire da una rete informale di scienziati che fanno capo a Abdul Quadeer Khan. Fisico nucleare e ingegnere metallurgico pakistano, padre dell’atomica del suo Paese, Abdul Quadeer Khan ha iniziato a rivendere segreti militari sul nucleare a Iran, Libia e Corea del Nord. Il suo coinvolgimento diretto nel piccolo Paese asiatico è stato provato solamente nel 2005, quando già il Pakistan lo aveva posto di nuovo sotto la sua protezione. A ulteriore dimostrazione che la globalizzazione del sapere, che ha portato così tanto beneficio alla comunità scientifica, ha anche il suo lato oscuro.

Notizie dal Mondo

@gia_destro

Leggi anche: Science & diplomacy – I fondi per la scienza? Servono a comprare armi

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Crediti immagine: Ivy Mike, Wikimedia Commons

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