Per amore della musica

La storia di Vincenzo Deluci, il jazzista brindisino tetraplegico che restituisce ai musicisti disabili il sogno di suonare

header13SENZA BARRIERE – I Latini ne erano convinti: “ominia vincit amor”, “l’amore vince tutto” persino le barriere. Lo sa bene Vincenzo Deluci, musicista tetraplegico che per amore della sua tromba “Titina” ha sfidato il parere dei medici e ha ricominciato a vivere la musica. La storia di Deluci inizia nel 2004. È una sera come tante. Il jazzista, in compagnia della sua band, suona in un teatro di Maglie, poco distante da Lecce. Deluci all’epoca ha trent’anni, una carriera brillante e tanta fame di vita. Suona con musicisti del calibro di Lucio Dalla, Vinicio Capossela , Renzo Arbore, Avion Travel e si esibisce nel celebre Blue Note di New York.

Al termine della serata, il gruppo fa ritorno a casa in auto ma qualcosa va storto. Uno sconosciuto gli taglia la strada, coinvolgendo la vettura in un grave incidente. “Ho capito subito che da quel momento in poi nulla sarebbe stato più come prima”, racconta il musicista. E la diagnosi dei medici non lascia dubbi: Deluci è destinato a una vita statica, da trascorrere per lo più a letto.

“Ero lì, immobile, riuscivo a muovere solo l’avambraccio, ma le note risuonavano nella mia testa e avevo ancora così tante canzoni da scrivere. La mia vita non doveva finire così. Non potevo arrendermi.” La mente del compositore non si ferma e la necessità aguzza l’ingegno. Dopo un breve viaggio riabilitativo a Sondalo, scopre l’esistenza di un puntatore ottico per computer a controllo oculare. Così, con lo sguardo inizia a comporre sul pc gli spartiti che viaggiano nella mente. Riprendere a suonare la tromba, tuttavia, resta ancora un miraggio. Sarà Giuliano di Cesare, trombettista e amico fraterno di Deluci, a regalare al musicista la speranza di una nuova vita artistica.

“Giuliano venne a trovarmi. Discutemmo insieme sul fatto che io potessi essere ancora in grado di suonare, anche solo con la bocca, la mia tromba. Per un musicista il fiato è importante. Se si è fuori allenamento suonare risulta quasi impossibile. Io non toccavo uno strumento da anni”, racconta il jazzista. Tuttavia, l’amico non demorde e lo persuade a provare. Deluci soffia a pieni polmoni nel corpo di “Titina” e ne esce un suono inaspettato. “In quel momento entrambi abbiamo capito che la mia carriera da trombettista non era finita”. Così, Giuliano di Cesare, che è anche un “inventore di insoliti strumenti”, come ama definirlo Deluci, si cimenta in una nuova sfida: studiare un meccanismo per consentire all’amico di suonare ancora.

“Gestire “Titina” non era facile, con l’avambraccio non riuscivo a premere i pistoni. I primi tentativi li abbiamo fatti con una coulisse”, narra il jazzista. Dopo tanti prototipi , nasce una versione definitiva che consente a Deluci di iniziare di nuovo a esibirsi. “Sono tornato in scena con un’opera che ho composto io stesso: VianDante paradiso/inferno andata e ritorno, una metafora della mia vita, presentata nelle grotte di Castellana. Ho tratto ispirazione dalla Divina Commedia, una lettura che mi ha fatto compagnia nei lunghi giorni di degenza in ospedale. Come Dante, anch’io ho compiuto una discesa agli inferi durante il mio periodo buio ma ne sono riemerso, più forte di prima”, afferma con decisione Deluci.


Vincenzo Deluci con la Elmec, tromba elettromeccanica realizzata su misura per consentirgli di suonare. Crediti: Vincenzo Deluci

Nel 2011, il legame con Giuliano di Cesare si rafforza e, in collaborazione con Fabrizio Giannuzzi, Cinzia Marasciulo e Bruno Marchi, nasce AccordiAbili. L’associazione, che ha sede a Fasano, lancia il progetto eMotion, grazie al quale ricerca e tecnologia sono messe al servizio dei disabili motori. “L’obiettivo è quello di creare sistemi personalizzati che consentano a chi ha dei deficit a livello fisico di tornare a vivere la musica, proprio come ho potuto fare io”, commenta il jazzista che, grazie all’aiuto di realtà quali  Informatici senza frontiereCosmopack, oggi ha di nuovo la possibilità di suonare la sua “Titina”. “Si chiama Elmec2, è una tromba elettromeccanica. Funziona con un sistema di calamite e attuatori che mi consentono, tramite il movimento di un joystick , di premere i pistoni della tromba e di emettere il suono desiderato”.

L’impegno di AccordiAbili, tuttavia, non si esaurisce qui. L’associazione, infatti, ha appena dato il via al progetto MusicAAL, approvato dalla Regione e orientato allo sviluppo di strumenti musicali creati su misura per i disabili residenti in Puglia. “Speriamo che attività simili alla nostra possano essere portate avanti in tutta l’Italia. Intanto, stiamo procedendo con la creazione di un clarinetto su misura per Francesco, ragazzo disabile sardo, iscritto al Conservatorio di Bologna”, specifica Deluci, che conclude con un appello. “I luoghi destinati alla musica oggi sono in gran parte inaccessibili e pieni di barriere. I conservatori, i teatri, i cinema e i locali pubblici spesso non sono pensati per le persone con disabilità. Cambiare mentalità e impostare ogni ambiente in modo accessibile è l’unica chance per garantire a tutti la possibilità di vivere bene.”

Leggi anche: Sesso e disabilità: la figura del lovegiver

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