TECNOLOGIA

Le macchine e il lavoro del futuro

Ovvero, come le macchine si stiano evolvendo al punto da mettere a rischio centinaia di professioni tradizionali. Quali opportunità nasceranno da questo profondo cambiamento?

Se le macchine progressivamente si occuperanno della maggior parte dei nostri lavori, noi che cosa faremo? Crediti immagine: Kate McCully, Flickr

TECNOLOGIA – Uno dei timori più grandi relativi al progresso tecnologico è, da sempre, che le macchine si evolvano al punto di rimpiazzarci in quasi tutte le attività lavorative che svolgiamo. Si tratta di una prospettiva ben poco attraente e, in molti casi, già assai concreta. Secondo il futurologo Jerry Kaplan, tuttavia, non tutti i mali vengono per nuocere anche in questo caso. Se da una parte è allarmante la prospettiva che milioni di posti di lavoro vengano cancellati dall’introduzione di macchine evolute, Kaplan ritiene che molte nuove possibili occupazioni sorgeranno con l’avvento delle nuove tecnologie.

Ciò che davvero è a rischio, secondo Kaplan, sono i lavori ripetitivi, che richiedono modeste capacità e che sono, per loro natura, facilmente rimpiazzabili. Quindi, nell’opinione dello studioso, uno dei problemi da affrontare sarà la ricerca di un lavoro che richieda una maggiore creatività o originalità. Lo stesso Kaplan ammette che non è da trascurare l’ipotesi di un futuro in cui da una parte ci sarà una ristretta élite che possiede robot tuttofare, e dall’altra uno sterminato esercito di disoccupati. Chi può dunque, al giorno d’oggi, ritenere sicura la propria occupazione?

Secondo quanto riportato da un articolo della BBC, a rischiare non sono solo autotrasportatori, commessi, operai metalmeccanici o taxisti, e in generale tutti coloro che svolgono attività pesanti o ripetitive. Nell’elenco delle professioni in bilico, infatti, ci sarebbero anche quelle del giornalista e del medico. In effetti i robot medicali, come ad esempio il Sistema chirurgico Da Vinci, sono già diffusi ormai da diversi anni, e se per il momento vengono manovrati da un medico, non si può escludere che in futuro siano in grado di eseguire autonomamente gli interventi.

Nemmeno sul versante della carta stampata c’è da stare allegri: sono già disponibili, infatti, alcuni software in grado di raccogliere dati sulla rete e trasformarli in articoli consistenti e intellegibili. Un esempio è Quill, un algoritmo che utilizza tecniche di intelligenza artificiale in grado di interpretare informazioni grezze, come dati numerici, statistiche, grafici, e generare descrizioni e spiegazioni in linguaggio naturale.

Come orientarsi, dunque, nella scelta di una professione che possa resistere agli sconvolgimenti di quella che si preannuncia essere, a tutti gli effetti, una imminente Quarta Rivoluzione Industriale? Alcuni preziosi consigli arrivano direttamente dal World Economic Forum, che individua anzitutto i campi tecnologici in crescita più rapida: la robotica avanzata, i sistemi di trasporto autonomo, l’intelligenza artificiale, il machine learning, la genomica, i materiali innovativi e le biotecnologie.

Entro il 2020, gli sviluppi in questi ambiti determineranno una trasformazione profonda della società: alcuni lavori scompariranno, altri cresceranno a dismisura e molti altri che oggi neppure esistono si diffonderanno enormemente. Nel rapporto The Future of Jobs vengono riportati i risultati di un sondaggio condotto tra i responsabili delle risorse umane delle principali aziende in tutto il mondo, a cui è stato chiesto quali saranno nel 2020 le principali competenze e abilità richieste a chi cerca un lavoro in una società così mutata e complessa.

Al primo posto si riafferma, e probabilmente non è una sorpresa, la capacità di affrontare e risolvere problemi complessi. La capacità di esercitare un pensiero critico passa dal quarto posto nel 2015 al secondo posto nel 2020. La vera sorpresa (forse non per tutti) è il balzo in avanti della creatività, che passa dal decimo al terzo posto, staccando la capacità di coordinarsi con gli altri e di gestire persone, doti ritenute indispensabili e fondamentali a tutt’oggi. Come a dire: se non avete un lavoro, più che cercarvelo, potrebbe essere il caso di inventarvelo nuovo di zecca.

Leggi anche: Chi ha paura di costruire robot?

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Gianpiero Negri
Laureato in Ingegneria Elettronica, un master CNR in meccatronica e robotica e uno in sicurezza funzionale di macchine industriali. Si occupa di ricerca, sviluppo e innovazione di funzioni meccatroniche di sicurezza presso una grande multinazionale del settore automotive. Membro di comitati scientifici (SPS Italia) e di commissioni tecniche ISO, è esperto scientifico del MIUR e della European Commission e revisore di riviste scientifiche internazionali (IEEE Computer society). Sta seguendo attualmente un corso dottorato in matematica e fisica applicata. Appassionato di scienza, tecnologia, in particolare meccatronica, robotica, intelligenza artificiale e matematica applicata, letteratura, cinema e divulgazione scientifica, scrive per Oggiscienza dal 2015.

4 Commenti

  1. Futurologo…. alla fine il nostro presidente del consiglio non è l’unico venditore di aria fritta in circolazione; solo uno dei tanti.

  2. […] Quali sono, dunque, i percorsi di studio verso i quali è più conveniente orientarsi, nell’epoca dell’esplosione delle tecnologie per la robotica e l’intelligenza artificiale? La comunità Interesting Engineering, costituita da più di sette milioni di membri che guardano con attenzione al mondo delle applicazioni ingegneristiche, sia tradizionali sia di nuova generazione, fornisce qualche dritta su questo tema, indicando cinque figure professionali che saranno sempre più richieste, considerando le tendenzi attuali del mercato e le previsioni degli esperti (ne abbiamo parlato in questo articolo). […]

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