Toni di voce e poligamia

Un team di antropologi ha studiato l'evoluzione del tono di voce del maschio: le voci profonde negli uomini servono più a intimidire gli avversari che ad attrarre le femmine.

La differenza tra il tono di voce dei maschi e delle femmine varia da specie a specie e sembra avere un legame con la monogamia o la poligamia. Ma nel caso degli esseri umani cosa succede? Crediti immagine: Travis Isaacs, Flickr

SCOPERTE – La nuova ricerca della Penn State University pubblicata sui Proceedings of the Royal Society B ha analizzato l’evoluzione del tono della voce (quella che tecnicamente è definita “frequenza fondamentale”) dei maschi di varie specie di scimmie e dell’uomo. Il team ha prodotto uno studio in tre fasi, con risultati interessanti e parzialmente inaspettati.

Dopo aver analizzato oltre 1700 registrazioni di vocalizzazioni in natura, il gruppo di ricerca ha scoperto che le grandi differenze di tono si riscontravano nelle specie poligame, proprio quelle specie in un cui, a differenza dei sistemi monogami, i maschi si accoppiano con più femmine e la competizione con  individui dello stesso sesso è maggiore. Dunque – primo risultato – le voci profonde dei maschi, si sono evolute in questo modo non tanto per poter essere più sexy per il sesso opposto (anche se, almeno nell’essere umano, spesso gli uomini con voce profonda sono considerati più interessanti), ma piuttosto per intimidire gli avversari. Tant’è che le differenze tra maschi e femmine e tra maschi e maschi nella frequenza fondamentale aumentano nel caso di animali poligami e diminuiscono negli animali monogami.
Ciò che rimane particolarmente interessante è che, a differenza degli altri primati, la specie umana è proprio quella che mostra maggiori differenze di tono tra i sessi, il che suggerisce che i nostri antenati probabilmente non erano monogami.

Nel secondo esperimento i ricercatori hanno fatto leggere dei passaggi standard a un certo numero di ragazze e ragazzi dell’università, per poi far ascoltare le registrazioni a 558 donne e 568 uomini.
Ad alcuni uomini è stato chiesto di valutare il potenziale per una relazione romantica a breve o a lungo termine con le registrazioni delle voci femminili. Per quel che riguarda le registrazioni di voci maschili, è stato chiesto ad altrettante donne di votarne il potenziale sexy per una relazione a lungo e a breve termine e a 15 uomini di votare la sensazione di dominanza. Ciò che è stato osservato analizzando i dati ottenuti dal test è che il senso di dominanza rilevato nell’ascolto di voci profonde da parte degli uomini era tre volte superiore rispetto al collegamento che facevano le donne sull’attrattività. Infine, la terza analisi ha mostrato che a una voce profonda corrisponde un alto livello di testosterone e un basso livello dell’ormone cortisolo.

Ma il dubbio che ci resta è: come mai, nonostante le società umane siano prevalentemente monogame, i risultati sul tono di voce indicano, invece, l’opposto? E quindi siamo così sicuri di essere, in effetti, monogami? “Anche nelle società in cui è previsto il matrimonio monogamo – spiega in una nota David A. Puts, professore associato di antropologia della Penn – gli uomini sono particolarmente portati a sposarsi nuovamente dopo il divorzio, a sposare una donna più giovane ed è molto probabile che le donne [divorziate e risposate] tendano a riprodursi di nuovo con il nuovo sposo. In questo modo quello che otteniamo è un sistema di accoppiamento che è, di fatto, moderatamente poligamo, seppur all’interno di una società monogama”.

Leggi anche: La fedeltà? È anche questione di memoria

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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