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Se l’analgesico toglie anche l’empatia

Ogni settimana, solo negli Stati Uniti, sono almeno 52 milioni le persone che prendono un farmaco con paracetamolo. Ora spunta una conseguenza inaspettata

I medicinali che assumiamo hanno sempre effetti collaterali, ma in alcuni casi si rivelano proprio bizzarri: secondo un recente studio l’uso di paracetamolo porta a una diminuzione dell’empatia. Crediti immagine: Brandon Giesbrecht, Flickr

RICERCA – Contenuto in oltre 600 farmaci nel mondo e diffuso su larga scala a livello internazionale, il paracetamolo è uno degli analgesici più utilizzati. La Consumer Healthcare Products Association riporta che, ogni settimana, il 23% degli americani adulti (ovvero più o meno 52 milioni di persone) assume un farmaco contenente paracetamolo.

Secondo una ricerca dell’Ohio State University, però, anche solo 1.000 mg sarebbero responsabili di un calo di empatia. I risultati dello studio, pubblicati su Social Cognitive and Affective Neuroscience, hanno indicato che i partecipanti agli esperimenti che avevano assunto quella sostanza, quando messi di fronte a sfortune e dispiaceri di altre persone, riportavano quelle situazioni come meno dolorose e meno gravi rispetto ai partecipanti che non avevano assunto il paracetamolo, ma erano stati esposti alle medesime storie.

Perché accade? In effetti i ricercatori non ne hanno idea, cosa che ci dice che decisamente c’è molto ancora da capire sull’analgesico più famoso del mondo. Però analisi precedenti, effettuate nel 2004 dallo stesso gruppo di ricerca, se valutate in relazione a questi ultimi dati, potrebbero darci una ipotetica spiegazione. Negli esperimenti precedenti erano state visualizzate le immagini dei cervelli di alcune persone mentre sperimentavano un dolore e mentre vedevano altri sperimentare la stessa sofferenza: le aree del cervello che si attivavano nei due casi erano le stesse. Questo potrebbe essere il motivo per cui usare paracetamolo potrebbe ridurre il proprio dolore e anche la propria abilità a “sentire” quello degli altri.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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